martedì, 3 Agosto, 2021

Libia, dietro l’accordo dell’Italia il timore della Turchia

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C’era anche il nodo spinoso degli accordi con la Guardia costiera libica nel provvedimento approvato a larghissima maggioranza dalla nostra Camera sulle missioni dei militari all’estero. Ci si chiedeva che senso e che ragione avesse finanziare un organismo, quello di Tripoli, accusato di abusi e crimini nei confronti dei migranti portati in campi di raccolta senza le minime condizioni di dignità umana , in condizioni igienico sanitarie disastrose. Il tutto denunciato più volte da organizzazioni umanitarie e da Amnesty International. Quasi una chiamata di corresponsabilità da parte nostra su un intollerabile attacco ai diritti umani. In realtà la situazione è più complessa e non può essere risolta solo con la retorica o la propaganda. Gli aiuti economici alla Libia non possono prescindere da una verifica sulle condizioni in cui vengono trattati i migranti rinchiusi nei campi di detenzione dopo essere stati bloccati dalla Guardia costiera nel loro tentativo di raggiungere clandestinamente le coste italiane. Il passaggio di competenze ,deciso dal Governo Draghi, all’Europa per la gestione di questa emergenza, potrà rappresentare la garanzia che vi possano essere ispezioni internazionale, ora assenti, nei campi di detenzione per imporre ai responsabili libici il rispetto delle persone con la possibilità di elevare infrazioni a coloro che si macchiano di reati e incentivi a quelli che rispettano le regole. È questa la nuova linea su cui muoversi a maggior ragione avendo alle spalle l’intera Unione Europea. Tagliare i rapporti adesso sarebbe controproducente e oltre ad ingigantire il problema del contenimento delle migrazioni clandestine si ripercuoterebbe inevitabilmente sulle stesse persone detenute nei centri di raccolta, lasciate definitivamente in balia dei carcerieri libici. La fuga costituirebbe forse un gesto idealistico che non porterebbe alcun risultato concreto e non servirebbe a salvarci la coscienza. Lavorare affinché ci sia un effettivo controllo su quanto accade pare l’unica strada da seguire anche considerato che la Libia, per quanto Stato autonomo e indipendente, non potrà ignorare le richieste dell’intera Unione Europea. È questa la linea seguita in particolare su spinta del segretario del PD Letta che però non è riuscito a evitare il voto contrario di una ventina di suoi deputati che volevano impedire il rinnovo dell’accordo. Un altro problema che non si può ignorare per la decisione di rifinanziare gli aiuti economici alla Guardia costiera libica è quello relativo ai rapporti di questo organismo con le milizie armate che infestano il territorio libico. Senza la nostra presenza, i nostri aiuti e il nostro addestramento le milizie turche, che ancora sono ben presenti, diventerebbero l’unico punto di riferimento della Guardia costiera. E per i migranti, passare sotto il controllo della Turchia rappresenterebbe un ulteriore aggravamento della loro condizione. E Erdogan così avrebbe il controllo non solo della migrazione che dall’est passa in Turchia ma anche di quella africana e sub sahariana aumentando il suo ruolo di ricatto nei confronti dell’Unione Europea. Anche per questo motivo la decisione di Montecitorio di rifinanziare insieme alle missioni dei soldati italiani anche l’accordo con la Guardia costiera libica appare la decisione più responsabile in questo momento in cui, tra l’altro, sono ripresi a buon ritmo gli sbarchi imbarcazioni di clandestini sull’isola di Lampedusa.

Alessandro Perelli

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