martedì, 3 Agosto, 2021

Libia. Draghi vuole riportare l’Italia in partita

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La situazione in Libia, nonostante l’accordo per il cessate il fuoco e la formazione del nuovo Governo di unità nazionale, presenta ancora molti interrogativi. Di positivo c’è che Turchia e Russia, da cui dipendono principalmente  i risultati  per arrivare a una pace duratura e al ripristino della condizioni interne e istituzionali per arrivare alle elezioni politiche di  dicembre,  muovono le loro pedine in modo coordinato  e positivo. Non si può che individuare il loro intervento nella decisione di Abdelhamid Dbeibeh, nuovo Premier, di scegliere i suoi Ministri cercando di rappresentare la maggior parte dei partiti presenti, dai seguaci di Gheddafi a quelli collegati a Al Quida, il che rappresenta una momentanea garanzia  di equilibrio politico che andrà poi verificata nei fatti. Così come, nonostante la presenza dei militari turchi e dei mercenari russi che dovevano essere smantellati in seguito agli accordi di Ginevra, si possono salutare con soddisfazione, la liberazione da una parte e dall’altra di prigionieri come quella più recente che ha riguardato 120 soldati delle milizie affiliate al  generale  Haftar che da par suo ha invitato i libici a collaborare per il mantenimento della pace. Come non si può non vedere  un gesto distensivo di Ankara, che ha condizionato notevolmente la scelta del nuovo Premier libico, nell’annuncio del Governò di unità nazionale  che la Libia considera parte integrante della sua sicurezza la potenzialità idrica dell’Egitto. Ciò in relazione al progetto di una diga sul Nilo che ha messo notevolmente in allarme Il Cairo perché potrebbe ridurre la disponibilità di acqua indispensabile per l’agricoltura e l’economia egiziana.

 

Gli accordi di Ginevra

Una presa di posizione estremamente  significativa quella del Governo  Dbeibeh nei confronti di uno Stato notoriamente ostile alla Turchia. Il significato di  queste aperture di credito nei confronti di Haftar e dei suoi alleati può essere messo in relazione alla necessità  per la ripresa economica della Libia di assicurare al Paese  il ricavato della vendita del petrolio estratto dai pozzi ancora in mano a Haftar. Ed è su questa  vitale risorsa  che si misurerà la tenuta dell’accordo di Ginevra e il futuro del Paese.  Equilibri quindi non di facile mantenimento, come era del resto prevedibile dopo la guerra civile, quelli  disegnarti in Libia da Turchia e  Russia. Equilibri nei quali cerca  di rinserirsi l’Italia che per storia e ruolo economico e geopolitico esercitava una presenza di primo piano nello scacchiere mediterraneo, poi venuta via via a mancare.

 

Il nuovo approccio di Draghi

È questo il senso della dichiarazione dello scorso trenta marzo del Ministro degli Esteri Luigi Di Maio che dopo aver precisato che il nostro Paese farà la sua parte per la riconciliazione nazionale della Libia, ha annunciato l’apertura di un consolato a Bengasi e di un altro onorario nel sud della Libia. Di Maio punta anche, attraverso  l’attivazione  di buone relazioni con il Governo di unità nazionale a ottenere la garanzia della presenza delle imprese italiane nella costruzione e realizzazione nella cosiddetta autostrada del mare  considerata da Dbeibeh Infrastruttura  essenziale per il rilancio dell’economia  del Paese. Con questo nuovo approccio nasce la visita di ieri  a Tripoli del Premier italiano Mario Draghi, la sua prima visita all’estero. Nel cordiale incontro con Dbeibeh si è parlato di cooperazione economica concreta e di un ripristino di sinergia operativa tra i due Paesi.  Per Draghi un compito difficile e impegnativo ma il fatto di essersi mosso prima di Macron fa ben sperare che non si ripetano più gli errori del passato.

 

Alessandro Perelli

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