venerdì, 14 Maggio, 2021

Libia, situazione ancora lontana dalla stabilizzazione

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Dopo l’accordo per il cessate il fuoco, avvenuto tra Russia e Turchia con la mediazione ONU, era stato dato per spacciato. L’intervento militare di Ankara aveva capovolto la situazione sul terreno di guerra e le truppe di Bengasi non solo avevano interrotto l’assediò a Tripoli ma erano state respinte fino a Sirte che era diventata la linea di confine tra le due fazioni in lotta. Ma il generale Khalifa Haftar, che aveva a lungo mantenuto il silenzio, ha dimostrato di continuare a svolgere un ruolo determinante in Libia. Al contrario del suo antagonista Al Serrai, capo del Governo riconosciuto, che aveva annunciato le dimissioni, mai poi rassegnare, e che a poco a poco era stato costretto a delegare altri per le trattative, Haftar ha continuato a tenere saldamente tra le mani il controllo delle sue milizie. E inoltre continuando a lavorare nell’ombra per delegittimare il Presidente della Camera dei rappresentanti di Tobruk Aguila Saleh lasciandogli la titolarità della rappresentanza del Governo della Cirenaica ma in realtà continuando a esserne il punto di riferimento. Lo si era capito chiaramente quando per ottenere la liberazione dei pescatori italiani di Mazara del Vallo sequestrati insieme alle loro imbarcazione, dopo due mesi di inutili trattative con Serrai e Saleh e mezzo mondo arabo, Conte e Di Maio avevano dovuto prostrarsi davanti al gen. Haftar recandosi a Bengasi. Come lo si era capito vedendo le sue truppe con i miliziani russi che, infischiandosene dell’accordo, continuavano a scavare fortificazioni proprio nella zona di Sirte che si voleva demilitarizzare. E una prova indiretta la si è avuta proprio recentemente quando a Ginevra al termine dell’ultima riunione del “Libyan Political Dislogue Forum” organizzato dall’ONU Abdoul Hamid Mohammed Dbeibah è stato proclamato nuovo Primo Ministro ad interim della Libia. Lo è stato al termine delle votazioni che hanno visto partecipare i delegati di tutti i territori superando la lista di Serraj e soprattutto quella di Aguila Saleh che era data nettamente favorita. Esponente dell’imprenditoria di Misurata ma originario di Tobruk, Dbeibah è considerato amico della Russia ma anche in buoni rapporti con la Turchia e i Fratelli Musulmani. Il suo primo pronunciamento è stato l’ impegno a condurre la Libia in una transazione democratica fino alle elezioni politiche in tutto il territorio che sono previste nel dicembre 2021. E guarda caso una dei più solleciti a congratularsi con lui per la nomina è stato, attraverso il suo portavoce, il gen Haftar. Che in un colpo solo ha evitato la vittoria del suo antagonista Serray e del suo rivale Interno Saleh. Una sorpresa per molti osservatori ma la conferma che in Libia la situazione è ben lungi da essersi stabilizzata anche per la presenza di molte tribù che in questa fase non hanno ancora scelto con chi schierarsi. Una cosa è certa dopo gli ultimi avvenimenti: Khalifa Haftar ha riconfermato il fatto che in Libia occorra fare i conti con lui che, tra l’altro, continua a mantenere il controllo di buona parte dei pozzi petroliferi. Con lui oltre che con i rappresentanti istituzionali si dovrà misurare anche il nuovo Ministro degli Esteri del Governo Draghi con la speranza che l’Italia possa recuperare almeno parte di quel ruolo che storia, tradizione e interessi economici le avevano assegnato in Libia, purtroppo dilapidato quasi interamente negli ultimi anni. Intanto nel Mediterraneo proseguono gli sbarchi a Lampedusa e sulle coste italiane di migranti provenienti soprattutto dalla Libia nonostante gli accordi sottoscritti dal Governo italiano.

 

Alessandro Perelli

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