venerdì, 14 Maggio, 2021

Libia divisa tra ottimismo e zone d’ombra

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Si ha quasi l’impressione, in Libia, che esistano due scenari rispetto a quanto sta accadendo: uno ufficiale e dai contorni positivi e uno più realistico che presenta molte zone d’ombra. Al primo appartiene sicuramente il voto del Parlamento che, riunitosi significativamente a Sirte, la città che segna il confine tra la parte controllata da Serraj e quella dal generale Haftar. Un voto, praticamente all’unanimità a parte due astensioni, che ha assegnato la fiducia all’Esecutivo del Premier ad interim Abdulhamid Dbeibeh per un Governo di riconciliazione nazionale, dopo gli accordi sul cessate il fuoco ,che porti il Paese alle elezioni politiche nel dicembre del 2021. Dbeibeh ha tenuto per sé il Ministero della Difesa e per la prima volta ha assegnato a due donne responsabilità molto importante quali Esteri e Giustizia. La comunità internazionale ha salutato il responso di Sirte come un grande successo. L’ONU, attraverso il segretario generale Guterres, gli Stati Uniti, l’Europa e anche il nostro Paese hanno sottolineato il percorso positivo della transizione che dovrà portare a libere elezioni e il fatto che finalmente in Libia si possa parlare con un unico interlocutore. Il giuramento è atteso per il prossimo lunedì 15, a Bengasi dove si attendono le più volte annunciate e promesse dimissioni di Serray. Frattanto il potente Ministro dell’Interno del Governo di Tripoli Fathi Bashagha, filoturco e più volte in contrasto con lo stesso Serraj è stato il primo a congratularsi con Dbeibeh. Tutto bene quindi? A questo scenario però se ne deve aggiungere un altro, molto incerto e preoccupante. Infatti non risulta chiara, in questo quadro, la posizione di Haftar, il cui esercito, ben lungi dall’essere omologato e rientrato nei ranghi, continua a tenere sotto controllo la Cirenaica e parte del territorio sottratto a Serraj durante l’ assediò poi fallito di Tripoli. Con i mercenari russi, tuttora presenti nonostante l’ accordo per il cessate il fuoco prevedesse il l’oro allontanamento, le forze armate di Haftar stanno scavando trincee con lo scopo di utilizzarle per fare arrivare al nord il petrolio dei giacimenti del sud per poi rivenderlo a livello internazionale e incassarne i proventi con tanti saluti all’ interesse nazionale libico e alla sicurezza nazionale. Del resto Haftar ha riguadagnato credibilità non smantellando le sue unità da combattimento e sfruttando vicende come quella dei pescatori italiani sequestrati e, dopo due mesi, da lui rilasciati con il riconoscimento politico di Conte e Di Maio costretti a rendergli omaggio a Bengasi. Né pare che Putin abbia scaricato il generale. Sembra, nei fatti, che Russia e Turchia , al dì là del nuovo Governò di Dbeibeh, continuino a spartirsi il controllo del territorio e le enormi risorse energetiche presenti. Subito dopo il voto di Sirte i Ministri degli Esteri di Turchia e Russia, Cavasoglu e Lavrov si sono incontrati a Doha per parlare dei recenti sviluppi in Libia. Ormai è questo il tavolo che conta mentre l’Unione Europea assiste da lontano all’ evolversi della situazione . E mentre l’Italia, più volte ondivaga e controproducente nei sui atteggiamenti, fatica a riprendere quel ruolo centrale che per tradizioni storiche, per posizione geopolitica e per interessi economici aveva per lunghi anni mantenuto.

 

Alessandro Perelli

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