sabato, 18 Settembre, 2021

L’India combatte il Covid con la censura della mala gestione

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Che la gestione della pandemia da coronavirus, in India, sia stata disastrosa pare ormai un fatto assodato, pubblicizzato da tutti i media. Ogni giorno si realizzano nuovi record in materia di decessi e il Paese è diventato il quarto per numero assoluto di morti dopo Stati Uniti, Brasile e Messico. Negli ospedali mancano posti letto e ossigeno e la campagna di vaccinazione procede con grande ritardo. Si calcola che ad oggi solo il 10% della popolazione abbia ricevuto la prima dose e l’uno e mezzo per cento entrambe. Il problema più critico e rappresentato dalla mancanza di ventilatori nonostante quelli ricevuti da Regno Unito, Germania e Francia. I contagi si stanno ampliando notevolmente causa anche i raduni religiosi e politici che non sono stati vietati. Per la festa religiosa del Kumbh Mela, migliaia di indiani hanno fatto il tradizionale bagno nel Gange senza mascherina: terreno adatto per la trasmissione e la diffusione del virus. E se, fino a qualche mese fa, il lockdown, le restrizioni e la stagione calda avevano contenuto la trasmissione del virus, il troppo ottimismo aveva indotto il Governo ad allentare la guardia con i risultati impietosì di oggi. Anche se il Premier Modi, supportato dal Ministro per la Salute, dà la colpa alla formazione della variante indiana. Fatto sta che questa situazione non poteva non fare sentire i suoi effetti anche nelle elezioni amministrative che di sono svolte nei giorni scorsi. In tutti gli Stati dove si è votato, a parte nella roccaforte di Modi, l’Assam, ha vinto l’opposizione. Una brutta frenata per il partito nazionalista del Premier, il Bharatiya Janata Patty. Narendra Modi si attendeva un risultato positivo soprattutto nel Bengala occidentale, uno dei pochi Stati dove non possedeva la maggioranza, ma proprio qui Manata Banetije, Presidente dello Stato uscente e forte oppositrice politica di Modi, è stata ampiamente riconfermata con un grande successo del suo partito All India Trinamool Congress. Modi si era impegnato personalmente nella campagna elettorale e la sua sconfitta ha avuto ancora più risonanza. Non sono servite le censure ai social messe in atto dal Governo indiano che hanno riguardato Twitter, Facebook e Instagram. Sono stati interdetti i post che criticavano le misure prese per combattere il coronavirus e quelli che documentavano le carenza dell’ assistenza ospedaliera e la presenza nei luoghi di cura di numerosi cadaveri. Ma il panico si sta diffondendo in tutto il Paese tanto che vi è da registrare un abnorme uso di ossigeno con l’accaparramento di bombole tanto che è stata decisa l’apertura di nuovi stabilimenti di produzione finanziati con un apposito fondo di emergenza. L’opinione pubblica è disorientata e nelle ultime ore Modi ha ripristinato l’uso delle mascherine anche all’interno delle abitazioni per scongiurare la trasmissione del virus. Ma le continue e contraddittorie misure prese dal Ministro per la Salute sono ormai l’ammissione della leggerezza e dell’incompetenza con cui è stata affrontata una situazione che pare incontrollabile nella sua gravità e che gli appelli all’unità nazionale di Narendra Modi non riescono più a governare come hanno dimostrato i risultati di questa turno elettorale amministrativo.

Alessandro Perelli

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