lunedì, 6 Dicembre, 2021

L’intervento di Marco Strada

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LAVORO, GIUSTIZIA SOCIALE
PER UNA PIENA OCCUPAZIONE

 

Compagne e Compagni,
Un Partito Socialista, con una storia lunga e intensa come quello italiano, non può prescindere, nel 2021, dal ritrovare la sua vocazione originaria di “partito dei lavoratori”, con rinnovata forza, quanta ne chiedono gli anni cruciali e incerti che viviamo.
Dopo due crisi economiche mondiali, il riaffermarsi con veemenza di conservatorismi mai realmente sopiti e la recente crisi pandemica, ancora non completamente superata, hanno messo a nudo non solo la nostra economia, ma soprattutto i limiti e gli errori della gestione politica italiana dal 1994 ad oggi.
Il Partito Socialista Italiano, allora, non può porsi come un timido attore riformista-centrista qualsiasi. Il PSI se non ritroverà il suo, pur pragmatico, socialismo radicale, rischia di essere ininfluente perché non competitivo in un’offerta sovraffollata di moderati, che sono comunque incapaci di intercettare un paese in costante migrazione verso una destra che parla alla pancia.
Se è pur vero che il COVID 19 ha colto di sorpresa tutto il pianeta è altrettanto vero che il nostro Paese è stato colto ancora più impreparato per quanto riguarda il Sistema Sanitario Nazionale e il sistema economico e sociale nel suo complesso.
Il Piano di Ripresa Europeo è una occasione per riemergere dalla crisi pandemica, per trasformare le nostre economie e creare opportunità e posti di lavoro per una Italia più europea, più verde e più resiliente.
Su queste premesse credo sia necessario che il nostro Partito dia il suo grande contributo propositivo affinché le risorse finanziarie destinate all’Italia abbiano una certezza di sostenibilità nel tempo e diano occupazione stabile e duratura alle donne, ai giovani ed ai lavoratori che rientrano dalla cassa integrazione.
La linea del PSI dovrebbe essere quella di far sì che i progetti del Pnrr determinino “espansione lavorativa e dei servizi produttivi”, creando le condizioni per riconoscere un compenso ed un salario equo e minimo decente per poter assicurare un futuro meno precario alle giovani generazioni.
L’Italia ha necessità di poter creare lavoro stabile e produttivo in tutti i suoi settori economici, sia privati che pubblici.
L’espressione precarietà dovrebbe essere “abolita” dal vocabolario dei socialisti!
Occorre riformare il welfare, introducendo più ammortizzatori e tutele.
Si diventi propositori di uno statuto dei lavoratori riformato, potenziato, universale per tutti i lavoratori e con uguali garanzie. Proteggere il lavoro dalle delocalizzazioni, formare nuovi lavoratori specializzati, lottare per il salario minimo europeo, contrasto al lavoro precario ribadendo che il lavoro a cui si deve tendere è quello fisso e che il sistema a cui si deve tendere è quello di piena occupazione, con parità di trattamento per uomini e donne, si garantisca un lavoro in piena sicurezza (nei primi quattro mesi del 2021 vi sono stati 306 morti sul lavoro con un incremento rispetto lo stesso periodo del 2020 del 9,3%) si teorizzi di lavoro e tecnologia scevri da ogni positivismo ma con spirito critico laddove la tecnologia generi ingiustizia, si parli di ecologismo e riconversioni solo se vero e non greenwashing (ecologismo di facciata).
Lavoro e Impresa – Capitale e Lavoro sono gli insostituibili protagonisti della produzione di beni e servizi ed è tempo che assumano quelle forme di collaborazione che nel nord Europa si esprimono nel segno della Partecipazione dei lavoratori alla gestione d’impresa. Oltre questo la destrutturazione del mercato del lavoro e della contrattazione degli ultimi vent’anni hanno determinato una situazione di disordine normativo e precarietà inaccettabili a danno dei più deboli e delle donne. lo Statuto dei Lavoratori, dipinto come fattore d’impedimento allo sviluppo, ne è stato invece promotore fino agli anni ‘90. Le mutilazioni subite dalla L. 300 e le modifiche alla Costituzione italiana hanno portato tutto l’impianto dei diritti sociali indietro di anni, impongono una ridefinizione dello Statuto dei lavoratori contestualizzandola ai giorni nostri. Occorre una svolta fondata su accesso, eguaglianza, partecipazione: accesso al lavoro, al credito, alla casa, ai servizi, eguaglianza perché chi ha più bisogno non sia lasciato indietro.
Lavoro e Povertà – la crisi sanitaria, che ha globalmente caratterizzato l’ultimo biennio, ci consegna una società ancor più affetta ed afflitta da una piaga più profonda più atavica e radicata rispetto a qualsiasi evento contemporaneo: lo stigma della povertà.
Destano sconcerto i dati forniti negli ultimi giorni dall’Istat, relativi precisamente ai poveri assoluti il cui numero, nel periodo compreso tra il 2019 e il 2021 si stima abbia raggiunto quota 10 milioni circa, il che corrisponde ad un aumento della povertà assoluta di circa uno o due punti percentuali. Due milioni di famiglie, il 7,7% versano in condizioni di povertà assoluta.
Imprescindibilmente connessa al tema della povertà è certamente l’emergenza lavorativa: Non v’è infatti nessuna prospettiva sociale che non passi per la dignità delle persone e tale dignità non può che discendere dal lavoro: il lavoro che da tempo è concepito solo come un dovere ma che, prima d’ogni cosa, deve tornare a rappresentare un diritto – art. 1 della Costituzione italiana.
E in questo senso, in questa direzione i socialisti sono chiamati a dare risposte, a cercare soluzioni avverse al dramma della povertà derivante non solo dall’assenza di lavoro (o dalla perdita) ma anche dalla difficoltà di reinserirsi nel tessuto lavorativo ed ancora alla povertà di chi, pur lavorando, percepisce salari talmente bassi da non poter garantire per se e per la propria famiglia una esistenza dignitosa.
Da questo punto di vista la pandemia ha acuito una situazione già da prima allarmante, complice le contratture del mercato del lavoro nel nostro Paese, la contrattazione alluvionale e per ultimo e non ultimo la piaga del lavoro nero. Certo è che il cosi detto “lavoro povero” rappresenta un fenomeno in costante espansione, dagli effetti trasversali. Sono coinvolti uomini e donne operanti nei diversi ambiti lavorativi siano essi dipendenti ovvero partite iva.
Dignità del lavoro dunque, l’obiettivo da perseguire primariamente per il raggiungimento della piena equità e prospettiva sociale. Un obiettivo da realizzare unitariamente, con celerità e concretezza dedicando maggiore attenzione altresì alla problematica, di fatto ancora sostanzialmente irrisolta, delle discriminazioni nel mondo del lavoro . Centinaia di milioni di persone subiscono discriminazioni nel mondo del lavoro. Questo preoccupante fenomeno non solo viola i diritti fondamentali ma ha anche conseguenze rilevanti dal punto di vista economico e sociale. Le discriminazioni soffocano opportunità, sprecano il talento umano necessario per il progresso economico e accentuano le tensioni sociali e le disuguaglianze. La lotta alla discriminazione è parte essenziale della promozione del lavoro dignitoso. Nonostante i progressi degli ultimi anni, le discriminazioni verso le donne e il divario di genere nel mondo del lavoro persistono ancora in molti paesi del mondo. Secondo le recenti stime dell’OIL (ORGANIZZAZIONE INTERNAZIONALE DEL LAVORO) , le donne sono ancora lontane dal raggiungimento dell’uguaglianza di genere nel mondo del lavoro e, in molte parti del mondo, sono intrappolate in lavori poco qualificati e retribuite in maniera inferiore rispetto agli uomini. Secondo un rapporto dell’ONU, le donne guadagnano in media il 23% in meno rispetto agli uomini: questo accade perché di solito lavorano meno ore retribuite, operano in settori più a basso reddito, sono meno rappresentate nei livelli più alti delle aziende ovvero perché ricevono in media salari più bassi rispetto ai loro colleghi maschi per fare esattamente lo stesso lavoro. Secondo il Global Gender Gap Report 2020, su 144 paesi esaminati, l’Italia si piazza al 126esimo posto per la parità salariale tra uomini e donne ed al 118esimo posto per la partecipazione delle donne all’economia. Nel nostro Paese il tasso di occupazione femminile supera a stento il 56% mentre quello maschile è oltre il 76% con un divario percentuale di 20 punti questo dato ci colloca al penultimo posto per tasso di occupazione femminile tra gli stati dell’Unione Europea. Per il Fondo monetario internazionale con la parità tra uomini e donne l’economia del pianete potrebbe crescere del 33%.
In definitiva, nonostante i progressi, la strada per raggiungere la concreta parità di genere resta ancora lunga. Occorre un intervento serio e deciso da parte della politica. I socialisti considerano la parità di genere un elemento fondamentale per combattere le discriminazioni nel mondo del lavoro. Una possibile strada da percorrere per raggiungere una parità salariale è la gender tax, una tassazione di genere ovvero una tassazione differenziata.
In ogni caso, è fondamentale tenere presente che la creazione di lavoro, per chiunque, deve essere il primo passo per il contrasto alla povertà, a patto che le basse retribuzioni rappresentino solo un ingresso agevolato nel mondo del lavoro verso la stabilità occupazionale e retributiva e non una trappola della povertà.
In questo senso , misure come il reddito di cittadinanza rappresenterebbero una opportunità per incrementare la partecipazione al mercato del lavoro e non strumenti di mero assistenzialismo solo laddove limitate temporalmente – per un periodo massimo di mesi 12 – e rese effettivamente strumentali alla ricerca di occupazione . Anche in questo caso l’esperienza dei paesi che da lungo tempo adottano politiche passive soggette a verifica dei mezzi, può rivelarsi utile per evitare alcune evidenti inefficienze come: la dipendenza dai sussidi. Ne discende che il successo di tali misure dipende in modo cruciale dall’efficacia delle politiche di attivazione per l’avviamento al lavoro delle persone inattive o sotto-occupate L’attivazione alla ricerca del lavoro e la ricollocazione dei lavoratori, attraverso una rete efficiente di centri per l’impiego e di agenzie del lavoro, costituiscono la giusta base di partenza di tutte le politiche di contrasto alla disoccupazione ed al lavoro povero. In Italia, l’indebolimento del servizio pubblico ha dilatato le condizioni di arbitrio in cui viene reclutato il personale. Occorre come ho precedentemente sottolineato, limitare nel tempo l’utilizzo del RdiC e pensare ad un ritorno al reddito di inclusione nel quale si prevedeva un beneficio economico e un progetto personalizzato di attivazione e di inclusione sociale lavorativa volto al superamento della condizione di povertà, predisposto sotto la regia del Comune.
La questione centrale per le politiche di welfare è dunque come intervenire per evitare che ai bassi salari corrispondano bassi redditi e rischio di povertà delle famiglie. È infatti proprio l’esposizione al rischio di povertà che rende il fenomeno complesso, di fatto associando la condizione di povertà anche quando il lavoro c’è, ma per ragioni diverse è spesso fragile, precario e poco intenso. In particolar modo, questo è vero per i nuclei familiari con un solo percettore di reddito a basso salario. Proprio dalla scarsa intensità di lavoro all’interno delle famiglie – bassa partecipazione (e occupazione) femminile e orari di lavoro ridotti (spesso involontari) – discende una delle principali fragilità del mercato del lavoro italiano. A questo si aggiunge una scarsa efficacia dei meccanismi di protezione sociale di ridurre il rischio di povertà attraverso politiche di sostegno ai redditi e di attivazione al lavoro. In quest’ottica, le politiche di contrasto alla povertà devono quindi perseguire obiettivi sia di lungo, sia di breve periodo. Politiche di offerta orientate a migliorare i livelli di istruzione, la formazione continua dei lavoratori, la sicurezza sui luoghi di lavoro e la spendibilità delle competenze sul mercato del lavoro: in una parola è imperativo restituire al lavoro DIGNITA’ E CENTRALITA’.
Questo il dovere del nostro partito, questo il compito di ogni socialista, prima di ogni ragionamento squisitamente politico, al di la di ogni demagogica propaganda: come socialisti dobbiamo contrastare fortemente la politica di trasformazione dello stato e del mondo del lavoro in assenza di una sana e concreta programmazione. Non siamo un popolo che indica strade impercorribili ma uomini e donne “votati” alla buona politica che costruiscono strade praticabili, pronti a voltarci e a tendere la mano affinché su queste strade nessuno rimanga indietro.
Questa Conferenza Programmatica deve segnare l’inizio di un percorso che vede il PSI scommettere su se stesso dandosi una identità e un anima che non può che essere quella di un partito a cui sta a cuore le tematiche del mondo del lavoro nelle sue diverse articolazioni e che crede e lotta per una giustizia sociale legata ai diritti e alle libertà.
Nella discussione del tavolo tanti i contributi, le suggestioni, le provocazioni portati dai compagni e dalle compagne che si sono sostanziate con le seguenti proposte;
1 Riforma del Lavoro. Un nuovo Statuto dei Lavoratori.
2 Tassazione separata, inferiore a quella applicata agli uomini, per le donne per almeno tre anni, di 3 punti di pressione fiscale da lasciare come salario in busta paga.
3 Riduzione della settimana lavorativa a 35 ore settimanali e sperimentare le 32 ore a parità di salario, con la differenza a carico dello Stato per i primi due anni, per le donne su base volontaria e per i lavori altamente usuranti.
4 Salario minimo pari al 60% del salario medio netto.
5 Progressiva eliminazione dei contratti a tempo determinato.
6 Flessibilità fiscale e contributiva per gli autonomi.
7 Prevedere tre tipologie di contratti: tempo indeterminato- tempo determinato- formazione.
8 riforma del centro per l’impiego e portarlo sotto la gestione dell’Ente locale.
9 Partecipazione dei lavoratori alla gestione dell’azienda.
10 Formazione prevedendo l’innalzamento della scuola dell’obbligo a 18 legando gli ultimi due ad un efficace percorso di formazione lavorativa.
11 Legare la cassa integrazione alla formazione.
12 Contratti di espansione estenderli per alcuni settori es. turismo a prescindere dal numero di addetti.
Per concludere si propone per il mese di settembre una giornata di studio e approfondimento coinvolgendo mondo accademico, giuslavoristi, economisti, ecc. al fine di tradurre queste proposte in azioni concrete.
L’Emilia Romagna e Bologna si propongono per organizzare tale evento. In conclusione vorrei ringraziare per i contributi i compagni e le compagne: Francesca D’Ambra, Boris Rapa, Marco Andreini, Paolo Sartori, Marcello Crescenzi, Davide Stabellini, Paolo Cingolani, Guido Perri, Gianfranco Salucci, Carmine Gigantino, Jan Pierre Pellorca, Andrea Babbi, Lorenzo Rossi

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