martedì, 13 Aprile, 2021

L’ipocrisia italiana da Craxi, a Pantani, a Palamara

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Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. Ma più che di sordi il popolo italiano é cosparso di ipocriti. Nell’anno che celebra la scomparsa del sommo poeta ricordiamo che Dante getta costoro nel fango dell’Inferno al XVIII canto, costretti a indossare dei pesanti mantelli con cappuccio basso simili alle cappe dei monaci cluniacensi, dorati all’esterno e di piombo all’interno, che provocano loro dolore e li costringono a camminare lentissimi. Quanti italiani dovrebbero essere costretti a camminare così per l’eternità. Tutti sapevano, magistrati in testa, come si finanziavano i partiti e le attività politiche, ma solo nel 1992 il reato di finanziamento illecito e reati conseguenti é stato perseguito dai tribunali, mentre gli italiani esultavano soddisfatti come se, gli uni e gli altri, avessero fino ad allora vissuto sulla luna. Nacque e si sviluppò Tangentopoli e l’unico chiamato a pagare per tutti, condannato praticamente all’ergastolo per reati che tutti avevano commesso, fu Bettino Craxi, costretto a morire lontano dal suo paese dopo un’operazione in un ospedale militare tunisino. Massima fu l’ipocrisia quando il presidente del Consiglio Massimo D’Alema propose per lui funerali di stato. Funerali di stato per un latitante? L’ipocrisia qui raggiunse l’apice. Secondo capitolo del malvezzo italiano. Il campione di ciclismo Marco Pantani, dopo un esame a Madonna di Campiglio, viene fermato al Giro d’Italia del 1999, già abbondantemente vinto, per ematocrito troppo alto. Probabilmente assumeva Epo, esattamente come tutti gli altri, che poi riuscivano, con adeguati flebo d’acqua per diluire il sangue, ad abbassare il livello di ematocrito. Pantani quel giorno smise di essere se stesso. il Tour, al quale non partecipò, fu vinto dall’americano Lance Armstrong che di vittorie ne inanellò sette. Si scoprì più tardi che anche lui assumeva sostanze dopanti e le sue vittorie furono cancellate. il vincitore del Giro d’Italia del 2007, l’abruzzese De Luca, anch’esso coinvolto nell’affare doping, ha pubblicato un libro per dimostrare che nessuno avrebbe mai potuto vincere un Giro o un Tour senza assumere queste sostanze. Ma intanto Pantani, lasciato solo, più volte processato, criticato da una stampa falsamente moralista, da direttori sportivi e da compagni che avevano vissuto senza accorgersi di nulla, é morto come sappiamo in un recidence di Rimini. Terzo capitolo, quello dell’ex presidente dell’Anm Palamara. Accusato di tresca con la politica per l’incontro con il renziano Lotti all’Hotel Champagne, poi sommerso da nuove accuse che coinvolgevano la sua vita privata, espulso dalla magistratura, ha deciso di vuotare il sacco scrivendo, grazie al direttore de Il Giornale Sallusti, un libro-denuncia su quel che di maleodorante fuoriesce da un mondo segnato da malsani rapporti con la politica. Altro che Hotel Champagne, tutto pare cosparso di veleno: le crociate politiche delle toghe contro Berlusconi e adesso Renzi, le nomine che passavano attraverso rinunce segnate da strumentali indagini su chi si doveva ritirare, gli avvertimenti a sfondo mafioso, i pacchetti di nomine a scatola chiusa lottizzate tra le correnti della magistratura. Quanta ipocrisia verso Palamara. La maggior parte dei membri del Csm avrebbe dovuto essere espulsa dalla magistratura. Non lui solo. Non assolvo nessuno con la logica mozartiana del Cosi fan tutti. Condanno tutti coloro che hanno scagliato pietre avendo commesso più peccati. E come Dante, per costoro, serberei la pena peggiore. Vestiti in un modo abbellito di fuori e cosparsi di piombo di dentro. Di piombo come il loro cuore…
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Riguardo l'Autore

Mauro Del Bue

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