mercoledì, 16 Giugno, 2021

L’Istat vede positivo, produzione in aumento in aprile

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Qualche buona notizia sta arrivando dall’Istat secondo cui, ad aprile 2021, l’indice destagionalizzato della produzione industriale sarebbe in aumento dell’1,8% rispetto a marzo.
Sarebbe il quinto mese consecutivo di crescita congiunturale con un livello superiore ai livelli prepandemici di febbraio 2020. Nel comunicato dell’Istat è indicato anche un fortissimo rimbalzo tendenziale.
Infatti, nel confronto annuo, corretto per gli effetti di calendario, l’indice complessivo aumenta del 79,5%, “in ragione del dato eccezionalmente basso di aprile 2020”, quando ebbero luogo le maggiori restrizioni all’attività produttiva per il contenimento del Covid, con il lockdown.
Nella media del periodo febbraio-aprile, il livello della produzione industriale è aumentato dell’1,9% rispetto ai tre mesi precedenti.
L’indice destagionalizzato mensile mostra aumenti congiunturali in tutti i raggruppamenti principali di industrie. Infatti, le variazioni positive caratterizzano i beni strumentali (+3,1%), l’energia (+2,4%), i beni intermedi (+1,1%) e, in misura meno rilevante, i beni di consumo (+0,5%).
Nel confronto annuo, incrementi notevolmente ampi caratterizzano tutti i comparti. L’aumento, minimo riguarda l’energia (+14,2%), mentre risulta elevatissimo per i beni strumentali (+119,5%), i beni intermedi (+98,1%) e quelli di consumo (+62,2%).
Tutti i principali settori di attività economica registrano aumenti su base tendenziale, ad esclusione della produzione di prodotti farmaceutici di base (-3,2%). La crescita più ampia caratterizza i settori delle industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (+363,2%), della fabbricazione di mezzi di trasporto (+327,3%), delle altre industrie (+160,9%), della fabbricazione di articoli in gomma e materie plastiche (+149,3%) e della metallurgia e fabbricazione di prodotti in metallo (+132,8%).

 

Cgil; positiva ripresa produzione, ora utilizzare risorse PNRR e salvaguardare occupazione
“I dati sulla produzione industriale in Italia autorizzano a sperare che l’industria italiana abbia iniziato il percorso di ripresa e di recupero dopo la drammatica caduta a causa del Covid-19 e dopo il crollo nella produzione, nel fatturato, nelle ore lavorate, registrato da marzo 2020 in poi. È evidente che gli effetti della pandemia continuano ancora a farsi sentire sull’insieme delle attività industriali del Paese, tuttavia la tendenza all’inversione del ciclo negativo pare strutturarsi con basi più solide”. Così il segretario confederale della Cgil Emilio Miceli e il Coordinatore della Consulta industriale della Confederazione Fausto Durante commentano i dati diffusi oggi dall’Istat.
“La comparazione con i periodi corrispondenti del 2020 non può non considerare la profondità del baratro in cui l’anno scorso l’industria italiana era precipitata”, proseguono i dirigenti sindacali. “Tuttavia, occorre cogliere il segnale positivo che viene dalla variazione congiunturale. Gli aumenti del livello di produzione dell’1,8% di aprile rispetto a marzo e dell’1,9% del trimestre febbraio-aprile rispetto al trimestre precedente – spiegano – sono una parziale conferma dell’inversione di tendenza. Da un anno a questa parte, per la prima volta tutti i principali aggregati industriali esaminati dall’Istat mostrano un segno positivo”.

“Diventa quindi decisivo – concludono Miceli e Durante – orientare verso la ripresa industriale le risorse del PNRR e si conferma la necessità di salvaguardare i livelli occupazionali nell’industria. La proroga del blocco dei licenziamenti è, in questo quadro, una misura importante perché permetterebbe il consolidamento di questa positiva inversione di marcia dell’industria italiana”.

 

 

 

 

Gli effetti si ripercuotono positivamente sulla domanda di lavoro. Infatti, sono oltre 560mila le opportunità offerte dalle imprese a giugno che salgono a quasi 1,3 milioni avendo come orizzonte l’intero trimestre giugno-agosto. Anche se con dinamiche eterogenee a livello settoriale e territoriale, le imprese provano a ripartire, tanto che la ricerca di personale dovrebbe superare questo mese anche quella registrata a giugno 2019, in epoca pre-Covid.
Quest’ultima analisi si trova nel bollettino mensile del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Anpal secondo cui i settori trainanti sono: manifatturiero, turismo, commercio e costruzioni.
Per fare incontrare domanda ed offerta di lavoro è necessario disincentivare gradualmente la permanenza sovradimensionata dei lavoratori inattivi parcheggiati in alcune aree del welfare. Le parte sociali farebbero bene a ricordare che l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro e non sulla ‘nullafacenza’.

 

Salvatore Rondello

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