martedì, 19 Ottobre, 2021

Gli USA cambiano idea a discapito dei francesi: il blocco occidentale si sta sgretolando?

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Al giorno d’oggi gli interrogativi che attanagliano la politica estera americana sono tanti. Dal logoramento delle relazioni con la Russia di Putin e la ritirata dall’Afghanistan, il blocco occidentale appare inerme di fronte alla minaccia del regime cinese. L’inizio del mandato di Biden prometteva un rilancio delle relazioni transatlantiche, e cosi è stato fino a poco tempo fa. Dopo il corretto passo avanti americano sulla discussione dei dazi imposti da Donald Trump nel 2018 sull’acciaio importato dall’UE arriva un’altra notizia negativa che contamina la reputazione statunitense tra gli alleati europei: prende vita l’alleanza “Aukus”.  Un partenariato tra Australia, Regno Unito e USA in chiave anti-cinese nell’indo-pacifico; l’accordo comprenderà anche l’acquisizione di sottomarini a propulsione nucleare da parte australiana. La beffa agli alleati francesi, precedenti fautori di un accordo proprio per il medesimo carico di sottomarini, ammonta a 90 miliardi di dollari australiani.

Questo evento mette in rilievo la volontà statunitense di impegnarsi a riconquistare il terreno perso contro il Dragone. E’ giusto tenere a mente come proprio Pechino, con i suoi giochetti in ambito di diritto internazionale, potrebbe far scattare qualcosa di più grosso. Taiwan rimane un obiettivo perentorio nella retorica del Partito Comunista Cinese. Non è un caso la notizia di nove jet dell’aeronautica cinese che sono entrati all’interno dell’area di identificazione aerea di Taiwan, un episodio non isolato.

Anche altre nazioni dell’indo-pacifico scelgono di stringere accordi in chiave anti-cinese. La notizia migliore giunge dall’Unione Europea: il Parlamento Europeo ha approvato una mozione dove si richiede un cambio di strategia nei confronti della Cina. Le motivazioni principali riguardano le accuse sulle violazioni dei diritti umani (il genocidio culturale degli Uiguri e la repressione attuata dal regime ad Hong Kong). Il blocco della ratifica dell’accordo sugli investimenti tra Ue e Cina aveva già mostrato un’Europa restia al modus operandi del regime cinese.
Un punto cardine è che la Cina rimane il primo partner commerciale dell’Unione Europea, avendo superato nell’ultimo anno gli Stati Uniti. Il commercio bilaterale tra la Cina e l’Unione europea ha conosciuto un balzo in avanti del 26,7% nel primo semestre del 2021 rispetto a un anno fa.

Sarà l’Unione Europea capace di affrontare questo nuovo rimescolamento delle carte? La situazione in Asia non promette affatto bene: oltre il problema di una possibile nuova crisi migratoria, pare che il regime cinese non sia affatto contrario ai Talebani e c’è un sentimento di reciproca collaborazione. Ciò comporta una base solida per la nuova Via della Seta. L’ultima mozione del Parlamento Europeo fa sperare in una mossa geopolitica non indifferente: l’Europa è un’area altamente interessata da questa rotta commerciale.

In questo panorama complicato, gli Stati membri dell’Unione Europea non possono più far affidamento solo sull’alleato statunitense. Emergendo come una potenza, l’idea di un approccio comune allo scacchiere internazionale è la soluzione più plausibile per il futuro della comunità europea. Le priorità in politica estera non sono poche: oltre alla stabilità e all’influenza da gestire nei Balcani, bisognerà tener conto anche dell’equilibrio nel Mediterraneo e nella soluzione dei flussi migratori provenienti dall’Africa.

Tutti obiettivi che gli stati membri dovranno ipotizzare di gestirsi nella più possibile autonomia, considerando che gli interessi e le azioni statunitensi non sempre riusciranno a soddisfare gli alleati europei.

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Riguardo l'Autore

Studente di Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali. Scrittore occasionale.

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