mercoledì, 12 Maggio, 2021

L’Opec taglia produzione e il petrolio vola

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Come è accaduto a gennaio e a febbraio, l’Opec ‘allargata’ ha deciso di aspettare che la ripresa economica si rafforzi e che i piani di vaccinazione anti Covid si estendano a livello globale prima di aumentare la produzione di greggio sul mercato mondiale.
Il ministro dell’energia dell’Arabia Saudita, il principe Abdulaziz bin Salman, durante la riunione dei 23 paesi produttori Opec e non Opec, ha affermato: “Bisogna agire con estrema cautela perché oggi l’unica cosa certa è l’incertezza. La situazione del mercato del petrolio è migliorata ma le prospettive di una ripresa della domanda rimangono incerte”.
Insomma, tutti i paesi dell’Opec ‘allargata’ si guardano bene dal commettere l’errore clamoroso che fecero esattamente un anno fa. Era il 6 marzo 2020, da lì a pochi giorni il mondo si sarebbe fermato per la pandemia e all’Opec+ andò in scena la rottura delle trattative tra Russia e Arabia Saudita che portò alla cosiddetta ‘guerra dei prezzi’. I due paesi cominciarono a inondare il mercato di greggio e le quotazioni, complice anche i lockdown  applicati nel mondo, iniziarono a collassare con i future del Wti che andarono addirittura in negativo.
Oggi il mondo è diverso e anche le due super potenze dell’oro nero hanno imparato la lezione. Tanto che Riad, per dare il buon esempio, continuerà a tagliare, anche ad aprile, 1 milione di barili al giorno in modo volontario, così come Opec+ lascerà i livelli invariati. La mossa saudita è stata apprezzata dagli altri stati membri dell’organizzazione.
Nel comunicato finale si legge: “I ministri hanno preso atto, con gratitudine, della significativa riduzione volontaria dell’offerta dell’Arabia Saudita che ha aiutato a sostenere la stabilità del mercato. I ministri hanno anche apprezzato il fatto che Riad abbia deciso di estendere i tagli di 1 mbd per il mese di aprile 2021, a dimostrazione della sua leadership e dell’approccio flessibile”.
I tagli quindi continueranno ad essere anche ad aprile pari a circa 7 milioni di barili a cui va aggiunto il milione extra saudita. Il prossimo vertice si terrà il primo aprile.  A essere parzialmente esentati sono Russia e Kazakistan che saranno autorizzate ad aumentare la produzione rispettivamente di 130.000 e 20.000 barili al giorno, per motivi di consumo stagionali.
Di conseguenza, i prezzi sono schizzati al rialzo con il Wti che ha guadagnato il 5% raggiungendo 64,39 dollari al barile e il Brent che è salito del 4,8% fino a 67,16 dollari.
Quindi, non dovrà sorprendere la dichiarazione del presidente della Federal Reserve, Jerome Powell, che ha detto di aspettarsi un aumento dell’inflazione nei prossimi mesi, ma questo non sarà motivo sufficiente per spronare la banca centrale ad aumentare i tassi di interesse.
Powell, durante una conferenza al Wall Street Journal ha detto: “Ci aspettiamo che con la riapertura dell’economia e, si spera, con la ripresa, assisteremo a un aumento dell’inflazione grazie agli effetti di base. Ciò potrebbe creare una pressione al rialzo sui prezzi”.
Però, secondo Powell, questi rialzi saranno transitori e bisognerà pazientare. Per il presidente della Federal Reserve non ci sarebbero motivi sufficienti per un aumento dei tassi di interesse che richiederebbe secondo Powell un ritorno alla piena occupazione per l’economia e un’inflazione superiore al 2%.
La Fed sa che quando l’inflazione si aggira intorno al 2%, significa avere un’economia sana che fornisce qualche margine per tagliare i tassi di interesse durante i periodi di crisi e vigilare che l’inflazione non aumenti.
Per fortuna, a fare da contraltare all’aumento temporaneo dei prezzi del petrolio sono le fonti energetiche alternative sempre più diffuse con la denominazione di ‘energia green’.

 

Salvatore Rondello

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