martedì, 15 Giugno, 2021

L’opposizione estrema al regime fascista

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Nel periodo della dittatura fascista, con i partiti costretti alla clandestinità, ci fu chi non esitò a mettere in gioco la propria libertà per tentare di minare il regime. I comunisti furono tra i più combattivi e irriducibili avversari dei seguaci del duce e dal Centro estero di Parigi si tentò a più riprese di infiltrare nei sindacati e nelle organizzazioni fasciste degli agenti che fossero in grado di fare proselitismo e di diffondere il seme della sfiducia nella politica fascista. Anche in Polesine i comunisti pagarono dazio a questi coraggiosi tentativi come racconta nel suo ultimo saggio Leonardo Raito, che con il lavoro L’opposizione estrema al regime fascista. Il tentativo sovversivo dei comunisti in Polesine 1934-35, edito dalla Cleup di Padova, traccia, attraverso una ricerca documentata e attenta, le storie dei tre comunisti polesellani condannati nel 1935 dal Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato, perché riconosciuti colpevoli di sovversione e adesione al partito comunista. Fu Arturo Ranzani, emigrato a Parigi, l’uomo incaricato, come agente ufficiale del partito, di impiantare cellule in Polesine. E Ranzani, dopo la formazione impartita dai massimi dirigenti del Centro estero, tra cui Luigi Longo, ricevette da Giuseppe Di Vittorio, futuro leader della Cgil i compiti e le disposizioni per agire. Fu così che nel dicembre del 1934 Ranzani tornò al suo paese natale, Polesella, dove si mise all’opera contattando prima Alvise Fogagnolo e poi Giovanni Raito, e incaricandoli, come cellule, di raccogliere informazioni, ricevere e distribuire stampa clandestina, cercare nuovi contatti disposti a lavorare per il partito. Fogagnolo e Raito si misero all’opera, contattando e trovando disponibilità a Frassinelle e in altri polesellani, ma mentre il primo manifestò poi l’intenzione di recarsi in Africa a lavorare e di operare clandestinamente dalle colonie, il secondo organizzò anche dei collegamenti con Ferrara e attivò forme di comunicazione segreta, fabbricando inchiostri speciali. I tre polesellani, per alcune settimane, pur mantenendo la propria libertà furono oggetto di controllo da parte delle maglie strette del regime repressivo fascista che alla fine, anche a causa di una spiata rivolta al comandante della stazione dei carabinieri del paese rivierasco, fecero scattare una retata che portò agli arresti e alla successiva condanna dei tre comunisti. Nella sua prefazione al lavoro di Raito, la professoressa Monica Fioravanzo scrive, attestando la bontà del saggio dello storico polesellano: “Il lavoro ricostruisce un episodio minoritario, ma significativo di opposizione comunista al Regime in una zona in cui, fino al pieno dispiegamento della dittatura, nell’ambito della sinistra a prevalere era stato il Partito socialista, e mostra coraggio e abnegazione di una frangia di uomini, disposti a sacrificarsi in nome della lotta al fascismo e del ripristino delle libertà e della legalità violate dal regime. L’analisi, condotta attraverso la lettura dei verbali del casellario politico, delle carte della Prefettura e delle sentenze del Tribunale speciale, consente di conoscere anche gli accorgimenti tecnici e politici, gli espedienti messi in atto per ovviare, nel limite del possibile, ai controlli e alle verifiche, in un clima politico inquinato dalla delazione e dal sospetto. Ne emerge, sia pure nella sua fragilità, lo sforzo organizzativo e strategico dei comunisti, convinti di poter colpire in patria i gangli del regime, e di riuscire a farne emergere le contraddizioni, nella speranza di un sussulto rivoluzionario che inducesse il popolo italiano a ribellarsi e a sottrarsi alle drammatiche condizioni in cui viveva. Questa pagina di eroismo, che l’autore ricostruisce lasciando appunto parlare le carte, aggiunge un interessante tassello sull’impegno dei comunisti in Polesine nel periodo della clandestinità, un periodo che ha finora trovato scarso spazio nella storiografia, ma che meriterebbe invece di essere adeguatamente approfondito, per comprendere le basi culturali e politiche della storia del secondo dopoguerra e dell’età repubblicana di questa provincia, tormentata, ma affascinante”.

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