martedì, 20 Aprile, 2021

Luca Fantò
Entrare nel terzo millennio certi della necessità del Socialismo

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Il Socialismo si ispira agli ideali di uguaglianza e libertà. Ideali che si tramutano in valori sociali, nella costruzione di una società fondata sulla giustizia, sull’equità e sulla solidarietà. Valori in grado di ispirare una società senza diseguaglianze sociali, economiche e giuridiche.

Attraverso il riformismo democratico molti obiettivi sono stati raggiunti anche in Italia dove lo stato sociale ha permesso di ricostruire una società in cui le diseguaglianze risultano attenuate.

Ma questi obiettivi raggiunti rischiano oggi di essere abbandonati.

Le oligarchie, i gruppi di potere minacciano la coesione sociale del Paese, coesione già fortemente minata da quasi un trentennio di primitivo e caotico liberismo. I valori del Socialismo, presenti nella nostra Costituzione, rischiano di perdersi, soppiantati dall’individualismo che è il primo nemico di una società giusta. Un rischio denunciato dai “report” delle organizzazioni nazionale ed internazionali che si occupano di studiare le diseguaglianze sociali.

A noi socialisti spetta il compito di riprendere la battaglia contro la concentrazione illiberale e antidemocratica del potere. Rimettere in moto l’ascensore sociale e puntare alla valorizzazione del merito, non inteso come strumento per incrementare la retribuzione bensì come capacità di assumere su di sé maggiori responsabilità.

In un’ Italia che ha visto le destre liberali agire in maniera caotica e nonostante ciò capaci di disarticolare il substrato sociale unitario, di mettere a rischio l’unità nazionale, di ridurre i diritti dei lavoratori, di anteporre il lavoro alla dignità dei lavoratori, di mettere sotto attacco la scuola statale e la sanità pubblica in nome di una maggior efficienza che per la sanità privata significa solo maggior profitto, per il Socialismo si apre una nuova stagione ideale, per i socialisti una nuova stagione di battaglie.

Una stagione in cui riprendere la lotta politica per restituire dignità al concetto di solidarietà sociale, per restituire ai cittadini la certezza e la dignità del loro lavoro, per rafforzare la scuola e la sanità statali, per garantire ai nostri giovani studi in grado di garantire un futuro che sia espressione della loro personalità e delle loro aspirazioni, ai nostri anziani la serenità del tempo, ai malati cure certe ed efficaci ad ogni latitudine, a tutti i cittadini un lavoro che possa contribuire in maniera dignitosa al benessere di loro stessi, della loro famiglia e della società. Una stagione in cui riprendere la nostra lotta per permettere alle giovani coppie di poter costruire le proprie famiglie serenamente, per sostenere la ricerca e la cultura, per permettere alle imprese di essere equo strumento di benessere per tutti coloro che vi lavorano, per permettere allo Stato di governare l’economia e non di esserle al servizio.

Dobbiamo tornare ad essere il riferimento del nuovo proletariato, dei lavoratori sfruttati dalle poche e sempre più ricche multinazionali della logistica e del web. Dobbiamo tornare accanto a quei servitori dello Stato che permettono alla nostra società, nonostante tutto, di andare avanti. I lavoratori dello Stato che senza riconoscimenti economici e soprattutto senza riconoscimento sociale hanno permesso e permettono ancora al Paese di andare avanti. Il personale sanitario, le forze dell’ordine, il personale scolastico che hanno garantito il funzionamento regolare della macchina statale. La storia ci ha insegnato che le diseguaglianze generate dal mancato controllo sull’economia, sono sempre motivo di rivolta. Oggi come ieri, i socialisti sono per Istituzioni statali efficaci. La qualità dell’esistenza deve essere salvaguardata sia dai soggetti pubblici che da quelli privati. Noi socialisti non siamo contro l’impresa privata quando svolge le funzioni di utilità sociale, affidatele dalla nostra Costituzione, ma siamo contro le ingiustizie e le povertà economiche e culturali. .

E’ importante che il Paese sia impegnato nella lotta serrata all’evasione fiscale che rappresenta il primo motivo di ingiustizia economica per tutti e di concorrenza sleale per le stesse imprese.

Una società più efficace non può prescindere dagli investimenti “green”, nel sostegno ai giovani, alle libere professioni ma soprattutto alla dignità dei lavoratori. Negli ultimi anni diverse battaglie a vantaggio dei lavoratori sono state perse e la pandemia ha poi assestato un colpo durissimo al lavoro anche rimodulandone le caratteristiche. Noi socialisti dobbiamo batterci per creare le condizioni affinché nel terzo millennio il lavoro riacquisti piena dignità.

Entrare nel terzo millennio, dopo aver definitivamente debellato la piaga di quello che un tempo veniva definito “familismo amorale”, con un’identità nazionale rafforzata . Anche per questo noi socialisti siamo contrari alla regionalizzazione dell’Istruzione pubblica e crediamo che per le altre materie per cui alcune Regioni hanno chiesto maggior autonomia, sia possibile puntare ad un’armonica collaborazione tra centralismo e autonomie locali. Nel PSI l’argomento già in passato creò diversi “mal di pancia”: Nenni era risolutamente contrario alla costituzione delle autonomie regionali e si disse disposto a ipotizzare l’istituzione delle Regioni solo quando le condizioni dei diversi territori fossero divenute omogenee. Tali condizioni oggi evidentemente non esistono ancora.

Oggi noi socialisti crediamo che una vera autonomia possa permettere ai territori di definire politiche specifiche per ciò che attiene ai principali servizi alla cittadinanza, alla progettualità territoriale, in sintonia con le indicazioni generali dello Stato.

Queste sono solo alcune delle linee guida da intraprendere per le nostre battaglie, battaglie per i nostri giovani e il loro imminente futuro.

Per le nostre future battaglie avremo bisogno di tornare a crescere, di convincere i vecchi compagni che il partito ha ancora molto da fare, convincere i giovani dell’importanza dei nostri valori e delle nostre proposte e della necessità del loro contributo, non per garantire la continuità politica del PSI ma per rendere migliore la nostra società.

Per portare avanti tali battaglie, è necessario riorganizzare il partito, a partire dalla rappresentanza sui territori.

Il tesseramento ormai non rappresenta la reale efficacia del partito nei territori. Il tesseramento ormai svolge il ruolo di adesione morale e culturale al PSI ma non implica necessariamente un impegno politico attivo. Forse si potrebbe prendere in considerazione una riorganizzazione della struttura del partito dando egual peso al tesseramento e al consenso ottenuto nei territori ed esplicitato dai risultati elettorali.

C’è bisogno di Socialismo!
Noi socialisti siamo come sempre pronti ad andare Avanti!

 

Luca Fantò

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