martedì, 7 Dicembre, 2021

L’Ue crea un fondo per una transizione giusta

0

Ieri, il Consiglio dei ministri Ue ha approvato un regolamento per istituire un Fondo con una dotazione pari a 17,5 miliardi di euro.
Lo scopo del fondo è quello di contribuire a rendere la transizione verde equa e inclusiva. Il titolo esatto dello stanziamento di bilancio che finanzierà “progetti che allevieranno in tutta l’Ue i costi socio-economici delle comunità che dipendono fortemente dai combustibili fossili o dalle industrie ad alta intensità di gas a effetto serra e che devono diversificare l’economia locale”, è il seguente: “Fondo per una transizione equa e giusta” (Just Transition Fund). Il fondo è parte del meccanismo UE dedicato alle regioni e ai territori europei più indietro nella transizione ecologica.
Si tratta di una delle misure, in itinere da tempo, che l’Ue sta adottando per conseguire il suo obiettivo di ridurre del 55% le emissioni di gas a effetto serra entro il 2030 e la neutralità climatica entro il 2050.
Nelson de Souza, ministro portoghese della Pianificazione, a nome della presidenza di turno del Consiglio, ha affermato: “Il successo del Green Deal europeo poggia sulla nostra capacità di attenuare le conseguenze per coloro che sono maggiormente colpiti dalla decarbonizzazione dell’economia. Il Fondo per una transizione giusta fornirà il tanto necessario sostegno alle imprese e ai lavoratori a livello locale, affinché insieme, in quanto Unione, possiamo contrastare i cambiamenti climatici senza lasciare indietro nessuno”.
L’importo totale di 17,5 miliardi (a prezzi 2018) è la somma di 7,5 miliardi disponibili dal bilancio UE 2021-2027 e di 10 miliardi dal fondo per la ripresa (Next Generation EU) per gli anni 2021, 2022 e 2023. Per l’Italia, le risorse dal quadro ammontano a un totale di quasi 1 miliardo, per la precisione 937 milioni.
La pandemia, intanto, sembra aver rafforzato l’impegno sul clima. I giovani europei, infatti, sono più preoccupati dal degrado ambientale e dai cambiamenti climatici (quasi il 50% degli under 35) che dalla diffusione di malattie infettive  (36%). Il 75% di coloro che hanno tra i 15 e i 35 anni di età sono molto o mediamente motivati a vivere in modo sostenibile. Netta la posizione dei giovani italiani: oltre l’80% ritiene che le nostre abitudini di consumo non sono ambientalmente sostenibili.
Questo è uno spaccato dell’indagine realizzata da Ipsos per #ClimateOfChange, la campagna di comunicazione europea guidata da WeWorld, organizzazione italiana che difende da 50 anni i diritti di donne e bambini in 27 Paesi del mondo inclusa l’Italia. che mira a coinvolgere i giovani per informarli sul nesso tra cambiamenti climatici e migrazioni e creare un movimento pronto non solo a cambiare il proprio stile di vita ma anche a sostenere la giustizia climatica globale.
Consapevoli dei riflessi socio economici, i giovani sono anche pronti ad azioni incisive: è frequente il voto per politici che danno la priorità alla risoluzione di queste problematiche, intercettando il 25% della platea degli under 35, mentre il 20% ha boicottato alcuni prodotti commerciali come forma di protesta.
Tuttavia, ci sono motivi per ritenere che le somme messe a disposizione dall’Ue sono insufficienti. Rappresentano sicuramente un punto di partenza per migliorare il clima e non va esclusa la possibilità di incrementare i fondi messi a disposizione sia per la salvaguardia del clima (riduzione dell’inquinamento atmosferico) che per le acque (inquinamenti di fiumi, laghi e mari).
La soluzione di tali problemi potrebbe anche essere risolta a monte, se si applicasse il modello sociale di James Meade che prevede il governo delle aziende in modo equamente partecipato dai rappresentanti del capitale, dei lavoratori e del territorio. Non si dovrebbero nemmeno dimenticare l’agricoltura e tutta la catena alimentare. Il diritto alla salubrità dei cibi è di vitale importanza, come anche il diritto dell’aria pulita da respirare e dell’acqua pura da bere.

 

Salvatore Rondello

Condividi.

Riguardo l'Autore

Leave A Reply