giovedì, 6 Maggio, 2021

Lula 2022, smentita la ‘mani pulite’ carioca

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Il primo a masticare amaro dopo la sentenza della Corte Suprema di annullare le condanne inflitte a Luiz Ignacio Lula da Silva è stato l’attuale Presidente del Brasile Jair Bolsonaro. Già nel 2018 Lula si era ripromesso di ripresentarsi alle presidenziali del 2019 che avevano poi visto la vittoria dell’attuale Capo di Stato ma i guai giudiziari che prima gli avevano spalancate le porte del carcere ne avevano poi, con le condanne, impedito la candidatura. Bolsonaro, esponente della destra conservatrice aveva sfruttato ampiamente in campagna elettorale le disgrazie di Lula e le accuse di corruzione che gli avevano procurato le inchieste di un magistrato, il giudice Sergio Moro, della Mani pulite carioca, da lui poi fatto Ministro. E oggi parla invece di giustizia politica dopo la sentenza della Corte Suprema attaccando il giudice della stessa Edson Fachin per essersi ritrovato costantemente molto vicino al Pt (Partito dei lavoratori) che ha sempre proclamato l’innocenza di Lula. Ma la realtà è un po’ diversa. In Brasile, in questi anni, erano via via cresciute la perplessità su quella inchiesta di tangenti che aveva coinvolto anche il leader della sinistra brasiliana autore, durante il periodo della sua Presidenza, di un terremoto politico che aveva dato fastidio alle classi più abbienti e anche determinato ripercussioni negativa da parte degli Stati Uniti, preoccupati di un cambio di linea a livello internazionale. La mano degli Usa sembrava, a più di qualcuno, evidente nella cosiddetta Mani pulite brasiliana con dei contorni che parevano ricordare quella italiana. Per non parlare delle reciproche esternazioni di solidarietà e compiacimento tra Sergio Moro e i nostri Di Pietro e Davigo per le operazioni di pulizia politica effettuate. Lula tenne duro e continuò a combattere e il Pt rimase sostanzialmente unito nel difenderlo e sostenerlo fino alla sentenza dei giorni scorsi che ha stabilito che ci fu un errore procedurale di competenza nei procedimenti a suo carico e annullando le sentenze a suo carico ha stabilito che gli atti giudiziari passino a un giudice federale e si ricominci tutto daccapo. Una cosa è certa: alle prossime presidenziali del 2022 Lula potrà ricandidarsi e sfidare Bolsonaro. Una sfida che si svolgerà con presupposti diversi e con un Brasile che sta vivendo un momento di estrema difficoltà per il propagarsi della pandemia da coronavirus che ne ha fatto uno dei Paesi più colpiti dell’ America Latina. E proprio sulla gestione della lotta all’infezione che Jair Bolsonaro ha fatto numerosi passi falsi tra l’altro negando recentemente la validità dei vaccini e poi, convintosi della loro efficacia, non riuscendo a procurarne una fornitura adeguata per tutti. Nei giorni scorsi il Partito democratico laburista brasiliano ha presentato una denuncia contro di lui per incapacità mentale prendendo spunto proprio da questi errori e dal fatto che continui a non usare la mascherina dando il cattivo esempio ai cittadini. Ma è anche sulla situazione economico sociale che le critiche, dopo le illusioni iniziali, lo stanno sempre più indebolendo, con gli strati più poveri della popolazione che, sempre più emarginati dalle scelte conservatrici del Trump brasiliano, come è definito, fanno sentire in maniera vibrante la loro insoddisfazione. A Lula, finalmente in grado di partecipare alle prossime elezioni presidenziali e con un partito rinvigorito dal suo proscioglimento giudiziario il compito di sfruttare questo nuovo clima politico e di staccare la spina alla destra di Bolsonaro.

Alessandro Perelli

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