venerdì, 14 Maggio, 2021

L’Unione europea trova l’accordo sul recovery plan

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Qualche passo avanti nell’Unione europea sembra che stia avvenendo molto lentamente senza arrivare ancora al punto decisivo.
Sebastian Fischer, portavoce della presidenza tedesca del Consiglio Ue, ha annunciato l’accordo raggiunto tra le istituzioni di Bruxelles sul bilancio pluriennale europeo che comprende il Recovery Fund. Concordato a luglio tra i 27 leader europei, l’intero piano è rimasto intrappolato nel tunnel dei negoziati interistituzionali, i cosiddetti triloghi, per oltre 10 settimane e si prepara ora alla sfida principale: la ratifica dei 27 Paesi Ue (molti dei quali prevedono un voto in Parlamento).
L’accordo di ieri è stato festeggiato soprattutto dall’Eurocamera, contraria ai tagli dei programmi ‘bandiera’ dell’Ue. Ma l’operatività del Recovery fund è legato ancora al via libera di alcuni governi che continuano a mettersi di traverso, a partire dall’Ungheria di Viktor Orban.

Dalle borse di studio Erasmus ai fondi per la ricerca Horizon Europe, ci sono diverse voci ‘preziose’ nel bilancio pluriennale europeo che avevano subito un sostanzioso taglio a luglio per arrivare alla quadratura sui 750 miliardi di prestiti e sussidi previsti dal Recovery Fund. Adesso, il Parlamento europeo può rivendicare di aver aumentato di 15 miliardi i programmi Ue, con un incremento specifico di circa 4 miliardi per Horizon Europe, 2,2 miliardi in più per Erasmus, 3,4 miliardi per la sanità, 1,5 miliardi in più per la gestione delle frontiere esterne e un miliardo extra per InvestEU.
Le risorse aggiuntive arrivano principalmente da importi provenienti da multe Ue per la concorrenza sleale. Una fonte di bilancio che segna un altro passo avanti per il Parlamento, da tempo impegnato affinché i fondi generati dall’Unione rimangano nel bilancio Ue.

L’accordo prevede anche una tabella di marcia sulle risorse proprie, ovvero le imposte il cui gettito va a finire nel bilancio europeo. Si va dalla più volte evocata plastic tax, da introdurre nel 2021, a un adeguamento del sistema di scambio delle quote di emissione di carbonio (ETS) a partire dal 2023. Nel testo è menzionato anche un prelievo sulle imprese digitali (a partire dal 2024), nonché un’imposta sulle transazioni finanziarie (ITF) e un contributo legato al settore delle imprese che potrebbe partire nel 2026. Quest’ultimo dovrebbe consistere in una nuova base imponibile comune per l’imposta sulle società, andando probabilmente a colpire le imprese con sede nei Paesi Ue con aliquote più leggere.
Nonostante le buone volontà manifestate, bisognerebbe fare molto di più. La lentezza con la quale si procede nell’attuare le cure all’economia dell’Unione, rischia di produrre effetti inefficaci senza arrivare in tempo per salvare l’ammalato. C’è bisogno di una maggiore efficienza ed efficacia decisionale che non è possibile dall’attuale composizione strutturale dell’Unione europea. Dunque, diventa sempre più necessario raggiungere al più presto l’unità nazionale dell’Ue. Si potrebbe procedere al più presto unificando il sistema fiscale europeo, riducendo le disuguaglianze tra i diversi stati membri. Per fare questo è necessario un grande impegno ed una grande manifestazione di solidarietà tra i popoli.

 

Salvatore Rondello

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