domenica, 28 Novembre, 2021

L’utopia Cristiana di un socialismo ideale

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Il comunismo ha fallito in pieno, avendo condannato la classe operaia urbana e rurale, alla miseria nera.
Dunque, c’è necessità di un socialismo diverso, un socialismo nuovo ma fondato su basi antichissime, cristiano-democratiche. Il buon governo, espressione di una democrazia tutta cristiano-sociale o cristiano-socialista deve garantire che il binomio progresso-benessere non sia riservato a pochi “eletti” ma sia di tutti.
Le diverse visioni economiche, legate al socialismo di matrice Cristiana, lasciano intravedere proposte di notevole spessore e rilevanza.
Il pronunciamento della chiesa sulla questione sociale arrivò tardissimo.
Nel 1891, essa prese posizione ufficiale con l’enciclica “Rerum Novarum” di Leone XIII.
Fino ad allora era prevalsa la diffidenza dell’alto clero, propenso a tenersi fuori dalle turbolenze sociali e dalla crescita del Movimento operaio.
La povertà era ormai una realtà ineludibile.
Fu il socialista cattolico Federico Ozanam ad ammonire sullo stretto rapporto fede-carità. Era ormai tempo che la chiesa a passare dai potenti alla gente comune, in particolare ai poveri: le “acque” iniziarono a smuoversi.
Pensiamo, a titolo esemplificativo a Wilelm Ketteler, vescovo di Magonza, che stigmatizzò gli abusi del capitalismo e tutte le dottrine liberisti che lasciavano il ceto operaio senza protezione.
Egli, sul piano etico-religioso, arrivò a pronunciarsi in modo propriamente rivoluzionario, affermando che la asserzione “la proprietà è un furto” non è una pura menzogna!
Erano sollecitazioni serie, lungimiranti che inevitabilmente germogliavano con successo.
Il socialismo Cristiano non rifiutava la lotta di classe ma la concepiva in modo diverso da Marx. Essa non doveva mirare a distruggere il ceto patronale per instaurare un regime totalitario rosso ma doveva indurre i capitalisti, anche energicamente, se necessario, sul terreno del dialogo e della collaborazione col mondo operaio.
Il “modernismo” dell’800 fu un vero e proprio scossone per la chiesa, che di colpo si trovò a dover lottare, da un lato contro gli abusi del capitalismo, dall’altro contro le teorie marxiste.
Inoltre, doveva mitigare una lotta di classe sempre più violenta.
Era necessario reinterpretare il cristianesimo in senso sociale. Un esempio antichissimo: Giovanni Crisostomo, vissuto ai tempi del tardo impero romano, ammonì che, secondo il modello di vita indicato da Gesù stesso, i poveri dovevano essere tutelati dalla chiesa e Gesù di Nazareth aveva indicato che la liberazione dell’uomo era anche materiale: Libertà dal bisogno.
Giovanni Crisostomo, interprete fedele del messaggio di Gesù, predicò i valori di una missione Cristiana nel sociale e nel contrasto alla povertà.
La salvezza passa attraverso l’amore reciproco e l’amore per i poveri e gli ultimi.
Crisostomo sentenziava (giustamente) che la ricchezza non è padrona ma schiava al servizio di tutti e non di pochi.
Utopismo e socialismo!
È importante sottolineare che “utopia” non vuole dire “sogno irrealizzabile” ma “sogno non ancora realizzato”. Gesù ci ha insegnato che l’uomo deve amare il prossimo come sé stesso.
Quando gli fu chiesto come si guadagna la vita eterna, rispose: “ho avuto fame e mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato; ero nudo e mi avete vestito; ero ammalato e mi avete curato; ero carcerato e siete venuti a trovarmi. Le volte che queste buone azioni le avete compiute verso i vostri fratelli più piccoli, più poveri, le avete fatte a me.
Un ricordo dell’adolescenza: mio padre, annoverabile tra i miei maestri, una volta mi disse: “figlio mio, il primo socialista fu Gesù cristo”.
Per quanto riguarda Leone XIII (tornando ad argomenti più recenti) fu Papa dal 1878 al 1903. Succedette a Pio IX, in tempi difficili per la chiesa e per la società industriale. Il Papa dai sentimenti socialisti (così amo definirlo, riallacciò i rapporti con gli Stati incoraggiò attività sociali e intellettuali.
La questione operaia ferveva e si allargava a macchia d’olio.
Il capitalismo diveniva sempre più chiuso in sé stesso e la lotta di classe sempre più violenta, improntata alla teoria marxista.
La “Rerum Novarum” si pose come scossa al mondo cattolico e, più in generale, al mondo Cristiano, chiamato al rispetto della classe operaia e del suo associazionismo.
Inoltre, uno sprone per i ceti medi e taluni ceti benestanti a scendere nel sociale per dare un valido aiuto alle “miserie plebi”.
L’effetto della “Rerum Novarum” fu davvero profondo. Determinò fermenti e interessi nei cattolici e in generale nei cristiani verso la questione sociale.
I temi della “Rerum Novarum” furono poi ripresi dopo da altri Pontefici, tra cui Giovanni Paolo II che, per la sua equidistanza dal marxismo e dal liberismo selvaggio, fu definito “apologeta del socialismo ideale”.
Il socialismo di matrice Cristiana ha radici antichissime.
Pensiamo ad Ambrogio, Vescovo di Milano, figura tra le più eminenti nella chiesa cristiana dei primi secoli.
Egli indicò che il cristianesimo doveva muoversi in direzione di un sostegno concreto pro poveri ed emarginati.
“Tuonò” contro i ricchi accecati dal proprio benessere e perciò insensibili verso gli indigenti.
Nella sua visione politica e sociale, bisognava ristabilire l’equilibrio e un nuovo ordine mediante l’amore per il prossimo e la carità, non intesa come atto di libera generosità ma come dovere.
Ambrogio intuì il pericolo di una società di “separati”, in cui agi, risorse e benessere fossero appannaggio di pochi e che ai più spettassero solo indigenza, povertà, disagio.
Ambrogio dichiarava che “se stai facendo carità ad un povero, non li stai regalando nulla ma solo restituendo quello che era già suo e la società gli aveva tolto”. È ancora: “la terra non è solo dei ricchi. La terra è di tutti”.
Il grande Vescovo ebbe rapporti con gli imperatori Graziano, Valentiniano II, Teodosio.
Con quest’ultimo, sensibile all’ortodossia Cristiana, il rapporto fu più intenso.
È proprio nel periodo “teodosiano” che Ambrogio sogna una grande riforma politico-sociale in senso Cristiano: a tutti pari diritti a tutti accesso ai beni e alle risorse.
Tali temi, per lui, dovevano avere priorità assoluta, anche rispetto alle dispute tra ariani e cattolici.
Con un salto di secoli emergono oggi le parole di Papa Francesco che propone di cambiare il precetto Cristiano ossia “Ama il prossimo tuo come te stesso” in ossia “il prossimo tuo più di te stesso”.
Non prendiamo alla lettera certe frasi ma comunque servano da sprone.
Il socialismo non si conquista cullandosi sulle certezze ma seminando dubbi che spingono alla ricerca di soluzioni nuove e con un atteggiamento mentale, operativo indefesso. Uno sguardo alla Francia: nel XIX secolo, la questione sociale premeva minacciosamente. Claudio Henry De Rouvray, Conte di Saint Simon, sognava un’era nuova “positiva e scientifica” in cui “Les industrials” (industriali e banchieri) fossero la guida paneuropea, al posto della classe dominante “oziosa” (nobili e militari).
Saint-Simon parlò della prospettiva di un profondo miglioramento delle condizioni di lavoro e di vita della classe operaia attraverso il modello socialista, fondato sul lavoro industriale e sulla partecipazione dei lavoratori alla produzione in proporzione alle prestazioni.
Lui era illuminista-positivista, socialista e, nel contempo, profondamente cristiano.
Il suo socialismo era interclassista (basato cristianamente sulla collaborazione di classe).
Secondo questo grande, agli scienziati andava affidata la direzione dell’umanità.
Intendeva dire che la scienza, se non doveva fare la storia, quantomeno la doveva ispirare. Marx, poi lo annoverava polemicamente tra i socialisti utopici.
In realtà, l’interclassismo cristiano-socialista di Saint-Simon può essere una “Stella Polare” per i progressisti di oggi. Egli teorizzò, Tra l’altro, la fondazione di una banca centrale idonea a pianificare le attività produttive e di successione ereditaria.
Lamennais, poi, trattò della piena Conciliazione tra liberalismo e cristianesimo cattolico, nel quadro di una sana separazione tra Stato e Chiesa, tenuti, tuttavia, a collaborare.
Ma la condanna del cattolicesimo liberale francese fu pronunciata da Papa Gregorio XVI, con l’enciclica “Mirarivos”.
L’effetto fu che Lamennais si spostò su posizioni ancora più radicali, in direzione di un cristianesimo democratico, proiettato nel campo sociale, una sorta di socialismo religioso.
Sentenziò, che per non morire la società aveva bisogno di credere.
Occorrevano la libertà di coscienza, la libertà di insegnamento, la libertà di stampa, l’estensione del diritto elettorale.
Per quanto riguarda l’idea Cristiano-Democratica, non è estranea all’idea di socialismo.
Tutt’altro: essa è la sintesi di socialismo e liberalismo, con un’importante “ciliegina sulla torta”, la fede in Yahvè, Dio di amore e di giustizia.
La cristiano-democrazia è una forza di centro che guarda a sinistra, come il socialismo democratico è una forza di sinistra che guarda al centro.
Quindi il “matrimonio” è più che fisiologico (alleanza, patto, intesa, armonia o addirittura consistenza nello stesso partito).
Ne fu il primo fulgido esempio La Repubblica di Weimar (1919), fiore all’occhiello dell’Europa del ventesimo secolo.
Essa ebbe vita breve e tormentata, fu comunque un’esperienza interessantissima e pioneristica.
In Italia, la cristiano-democrazia nacque come un movimento politico-culturale, fondato da Romolo Murri il sacerdote marchigiano che tra Ottocento e Novecento abbracciò la causa della classe operaia.
Come voci di un socialismo “bianco”, ricordiamo, tra gli altri, La Pira e Dossetti, forieri di un cristianesimo progressista, umanitario, filantropico, conciliante e rigenerativo.
E’ proprio sulla spinta di queste esperienze che la chiesa iniziò veramente ad aprirsi alle classi disagiate e misere.
Tra i socialisti cristiani del primo 900, campeggia l’economista Giuseppe Toniolo, riformista, utopista.
Visse personalmente le attività di carità verso poveri e disagiati.
Nella sua visione politica (in senso lato) l’etica doveva funzionare da guida per l’economia.
Scienza e Fede sono “due fiamme della ricerca”.
Il suo pensiero costante erano i poveri, i loro disagi. Esortava i cattolici a scendere nel sociale con associazioni professionali.
Sentenziava che “la carità è… un principio di civiltà” e la storia stessa della civiltà è storia della Carità la cui testimonianza suprema è quella di Gesù Cristo.
Accanto allo stato di formatore vi doveva essere la chiesa.
Ma fu contestato anche in ambienti cattolici.
Fu comunque deciso ad insistere sulle linee del suo socialismo “bianco”.
L’obiettivo era solidarietà e collaborazione, alla luce della “Rerum Novarum”.
Per lui, la proprietà privata non andava abolita ma resa accessibile a tutti.
Egli ben sapeva che eliminando la proprietà privata, si sopprime lo stimolo più importante alla creatività, alla produttività e al lavoro.
Dunque miseria per tutti, come avvenuto nei regimi comunisti.
Per il grande economista, il sindacalismo era da sostenere, al pari del movimento cooperativistico.
Arrivò ad affermare che il lavoratore ha diritto a partecipare ai profitti aziendali.
Fu assai critico verso il socialismo ateo e alla gerarchia ecclesiastica rammentò la necessità di occuparsi concretamente dei problemi sociali.
Egli si rese promotore di una riforma dei contratti agrari e di un altrettanto importante riforma della piccola industria.
Voleva chiamare la sua, dottrina socialismo cattolico.
Ma evitò per non creare confusione: all’epoca “socialismo” era sinonimo di marxismo.
In tale contesto sorge una domanda: Luigi Sturzo fu Socialista?
Il primo Sturzo era imbevuto dall’ideologia muriana. In un secondo momento iniziò a divenire sempre più moderato fino ad approdare a una posizione di vero e proprio conservatorismo.
Il primo Sturzo, come Murri, aveva abbracciato la causa della classe operaia (urbana e rurale), dunque cristianesimo progressista che, in sostanza, è socialismo Cristiano.
Quella di Luigi Sturzo fu una socialdemocrazia post-contemporanea, depurata da ogni residuo di marxismo, con in più la fede in Yahvè, Dio d’amore e di giustizia.
Per quanto riguarda l’economia di oggi, libera da vincoli, in virtù della liberalizzazione, ha prodotto criticità di notevole peso con conseguenti diseguaglianze e pregiudizi.
Ciò ha determinato la necessità di movimenti che ribadiscono idee di lotta di classe di stampo populista.
Occorre il ricorso a strumenti di contrasto, a cominciare della legge antitrust per evitare la concentrazione della ricchezza nelle mani di pochi e conflitti di interessi.
Altri interventi riguardano la lotta alla criminalità, all’evasione fiscale, alle lobby.
Non altrettanto utili i salvataggi statali di colossi finanziari. È necessario che il popolo ritrovi, almeno in parte, la perduta fiducia nel futuro.
Lo stesso Papa Francesco ha sentenziato: “mai cedere al catastrofismo”.
Più in generale, auspico un migliore assetto politico, all’altezza di esigenze e aspettative odierne.
Solo così avremo un nuovo socialismo!
Non è facile, lo so! Ma neanche impossibile! Per quanto riguarda la chiesa russa, la dottrina sociale ortodossa si cura dei problemi esistenti oggi e della necessità di rifarsi alla tradizione Cristiana e alle Sacre Scritture. Emergono posizioni di centrismo progressista.
La Chiesa russa (ortodossa) batte l’accento su principi fondamentali come il miglioramento delle condizioni di vita, la propria missione salvifica e la constatazione oggettiva che la laicità dello Stato non esclude il sentimento religioso e le manifestazioni del culto.
Dunque rivendica, a buon diritto, la libertà religiosa. La laicità dello Stato non deve escludere la collaborazione con la chiesa sui grandi temi: la pace, le opere di assistenza.
La non partecipazione dei membri del clero alla vita politica è di fondamentale importanza: La chiesa è madre di tutti, dunque un’entità super-partes.
La proprietà privata non deve escludere l’amore per il prossimo.
Il divorzio è da escludere il nome dell’Unità familiare.
Tra i vari temi, il libero insegnamento della religione cristiana.
Trasferendo l’attenzione dalla Russia all’Europa, mi chiedo se quest’ultima sia Socialista.
L’analisi di atti, pronunzie, trattati e sentenze, attesta una costante attenzione ai problemi sociali. Ricordiamo l’atto unico europeo per la salute dei lavoratori.
Il Trattato di Maastricht ha approvato norme sulla politica sociale. Il trattato di Nizza ha costituito il comitato di protezione sociale.
Il trattato CEE ha individuato 2 obiettivi:
1) promozione dell’occupazione; 2) miglioramento delle condizioni di vita.
La carta sociale Europea impegna gli stati membri a migliorare gli ambienti di lavoro pro salute dei lavoratori. L’agenda sociale sottolinea L’obiettivo della solidarietà.
La carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea statuisce, tra gli altri, i diritti economico-sociali. È stata creata la confederazione Europea dei sindacati il centro delle imprese pubbliche.
La risposta alla mia domanda è negativa. L’Europa, nel suo complesso, non è ancora socialista.
Ma vi sono ottime premesse per la realizzazione di un socialismo “bianco”, moderato, non marxista, cristiano-democratico.
Un socialismo nuovo ma con radici antiche.
Negli USA, la sinistra del Democratic Party, evoca, la socialdemocrazia post-moderna.
Si tratta di un progressismo cristiano, di un socialismo inconsapevole, un socialismo che non sa di essere tale.
Gli USA non sono esenti da piaghe sociali di rilievo.
Ad esempio, il divario tra ricchi e ceti inferiori.
Un tempo, furono i populisti ad invocare un “ordine nuovo” pro salvaguardia dei lavoratori.
Si è verificato che i progressisti non sono socialisti e i socialisti non sono progressisti.
Ma ciò vale solo in riferimento al socialismo ortodosso (laico-marxista).
I progressisti americani hanno recepito e fatto propizio il risveglio religioso occidentale. Tra i progressisti, spicca la figura di James Jones, immigrato, divenuto imprenditore in campo petrolifero.
Introdusse misure lavoristiche moderne pro dipendenti, salari decenti, e partecipazione operaia agli utili della ditta.
Quello fondato da James Jones era un capitalismo dal volto umano e cioè l’essenza del vero socialismo.
Ricordiamo, tra gli altri, Teddy Roosevelt: “non si può essere un buon cittadino se non sia un salario più che sufficiente per vivere”. Con Frank Delano Roosevelt si ebbe l’apice del progressismo, evocante la socialdemocrazia Europea.
La questione razziale fu il grande tema della battaglia di Martin Luther King, pastore della chiesa cristiana protestante.
Si mosse contro le disuguaglianze l’ingiustizia sociale a carico della gente di colore. Martin Luther King fu innalzato tra i padri fondatori della Patria. Ancora oggi, però, negli USA permangono criticità, disagi e contrasti razziali. Ciò nonostante, l’opera dei progressisti non è passata invano.
Dunque cauto ottimismo.
Torniamo all’Italia: per ottenere condizioni di vita e di lavoro migliori e confortevoli, abbiamo bisogno di un nuovo socialismo.
Gli obiettivi sono numerosi e ineludibili. Non è vero che il capitalismo debba essere lasciato libero nella sua crescita.
Lo sviluppo economico ha bisogno di regolamentazione.
Le politiche dirigiste hanno prodotto risultati negativi, avendo sostenuto strutture industriali obsolete.
Le nuove regole devono riequilibrare interventi, tensioni e situazioni di economia sommersa.
La nostra penisola ha molte patologie (è un luogo comune ma è la verità). Si pensi alla decrescita demografica.
In campo economico prevalgono le imprese medio-piccole, incapaci di rinnovarsi. Non mancano però le potenzialità, pensiamo ad esempio al turismo.
Tale settore inciderà sul nostro futuro insieme a quello della sanità, della finanza e dell’ambiente.
La condizione di efficacia è e sarà il rispetto delle regole.
Non vanno ignorati e sottovalutati il settore dell’istruzione e quello della giustizia.
Il mio auspicio: nuove regole, da osservare con scrupolo, con senso civico, con buona volontà e amore.

 

Massimiliano Nicoletti

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