domenica, 28 Novembre, 2021

Manovra, prudenza da Corte dei Conti e Bankitalia

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La Corte dei Conti nel corso di una recente audizione sulla manovra presso le Commissioni Bilancio di Camera e Senato, ha fatto notare: “La valutazione complessiva sulle misure in materia di pensioni non è del tutto positiva“.
I giudici contabili non si sono espressi su cosa e come riformare le pensioni in Italia. Tuttavia hanno inviato un chiaro messaggio al legislatore affinché non intervenga su quanto tracciato dal governo Draghi per il 2022.
Secondo la magistratura contabile, bisogna lasciare che il sistema delle pensioni rientri gradualmente nello schema varato dalla Fornero nel 2012. Pena il dissesto finanziario dei conti dello Stato. Altri interventi legislativi che aprano le porte ad anticipi pensionistici sarebbero letali per l’equilibrio dei conti pubblici.
La Corte dei Conti ha dichiarato: “Fin dall’avvio di Quota 100 la Corte ha sottolineato come la misura abbia costituito una risposta non efficiente, per gli equilibri della finanza pubblica, all’esigenza di una maggiore flessibilità in uscita del sistema previdenziale”.
Con il disegno di legge di bilancio 2022, pur se si conferma la piena adesione al principio contributivo, non è rimossa la profonda incertezza che si è determinata nel sistema con l’introduzione di quota 100 per le pensioni anticipate.
Come già sottolineato nel Rapporto 2021 sul coordinamento della finanza pubblica, la pandemia ha certamente esaltato l’esigenza di disporre di strumenti di flessibilità.
I giudici contabili hanno apprezzato la proroga di Ape Sociale e l’allargamento della platea dei lavori gravosi. Mentre hanno manifestato forti perplessità sulla necessità di continuare con le pensioni anticipate (quota 102) o altre proposte in discussione.
E’ necessario che le nuove pensioni anticipate siano calcolate con il sistema contributivo puro, se proprio si volesse.
Non sarebbe più sostenibile l’anticipo pensionistico rispetto ai dettami della legge Fornero con il calcolo misto e retributivo. I giudici contabili hanno detto: “E’ evidente che, sia per ragioni di equilibri finanziari, che di equità, ciò andrebbe fatto prevedendo una correzione sulla componente retributiva dell’assegno”.
Secondo la Corte dei Conti, bisognerebbe affrontare su base strutturale il tema di come garantire una maggiore flessibilità preservando le caratteristiche proprie del sistema contributivo. In tal senso, andrebbe considerata l’ipotesi di convergere gradualmente, ma in tempi rapidi, verso una età uniforme per lavoratori in regime retributivo e lavoratori in regime contributivo puro.
La Banca d’Italia, in audizione sulla manovra, ha dichiarato: “Le scelte sulle pensioni sono giustamente prudenti. In un contesto demografico avverso, va tenuto sotto controllo l’onere che ricade su coorti di lavoratori che si vanno assottigliando. I contenuti margini disponibili nell’immediato possono essere utilizzati per facilitare l’uscita dal lavoro di chi svolge mansioni particolarmente dure o è in condizioni di salute precarie (la proroga e l’ampliamento dell’APE sociale andrebbero in questa direzione). Quando le pressioni sui conti pubblici si saranno ridotte, si potranno estendere i margini di flessibilità in uscita. Poiché i redditi da lavoro dipendente rappresentano poco più della metà del reddito complessivo dichiarato, l’obiettivo di ridurre il cuneo fiscale che grava su di essi sarebbe più efficacemente raggiungibile con la revisione di detrazioni e trattamento integrativo, cioè l’ex bonus Irpef, piuttosto che con la sola riduzione delle aliquote che favorirebbe anche i redditi diversi da quelli da lavoro dipendente. Allo stesso tempo che per il taglio Irap bisognerà tenere conto del finanziamento del SSN, individuando soluzioni alternative”.
Il ministro dell’Economia, Daniele Franco, durante l’audizione sulla manovra delle commissioni riunite di Camera e Senato, ha detto: “L’Italia dovrebbe chiudere l’anno con una crescita anche superiore al 6% indicato nella Nadef, vista la crescita acquisita al terzo trimestre pari al 6,1%. E’ probabile che chiuderemo con una crescita due o tre decimi superiore rispetto al numero della Nadef. Anche il quadro di finanza pubblica verosimilmente sarà migliore del 9,4% della Nadef, l’andamento del fabbisogno di cassa della Pa mostra un andamento migliore”.
In sede di dibattito parlamentare sulla manovra, saranno prese in considerazione le deposizioni fatte alle commissioni riunite di Camera e Senato. Quello che si auspica in sede di approvazione in Parlamento è un’obiettiva scelta lungimirante, per il bene del Paese, che tenga conto dei diversi aspetti sulla realtà sociale ed economica esistente.

 

Salvatore Rondello

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