domenica, 13 Giugno, 2021

Buone letture e cattivi pensieri per il Natale ai tempi del Covid

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Così i giochi sono fatti, come nei Monopoli abbiamo pescato la carta che ci manda in prigione senza passare dal via, anzi le vie ce le dobbiamo proprio dimenticare. Trascorreremo il “Natale con i (pochi e selezionati) tuoi”, così come Capodanno e l’Epifania. Costretti in casa con così tanto tempo libero da non sapere come occuparlo. Se avete paura di rompervi i cabasisi seduti sul divano, prigionieri non solo del lockdown ma anche delle tv spazzatura, di sgranocchiare lo sgranocchiabile e di ingrassare oltre l’immaginabile e senza pensare alla linea, ecco qualche suggerimento su letture e dintorni che potrebbe aiutarvi a trascorrere le feste di fine anno più anomale degli ultimi 70 anni, almeno per chi non ha ricordi della Seconda Guerra Mondiale con bombardamenti, rastrellamenti, stragi, campi di internamento e simili.

 

Dopo l’inside joke su Andrea Camilleri, imperdibile in tutte le sue declinazioni, passiamo a un interesse privato in atti d’ufficio, a “Storie segrete. Cronaca surreale di una quarantena”, edito da Ponte Sisto, scritto da due socialisti docg: Riccardo Nencini, (senatore ed ex segretario nazionale, politico, storico e scrittore, e Giada Fazzalari, capo ufficio stampa di Enzo Maraio, attuale segretario nazionale, con una convinta e convincente passione per la scrittura creativa.

 

Continuando con le buone letture socialiste in tempi di Covid, imperdibile “Sandro Pertini, combattente per la libertà” di Stefano Caretti e Maurizio Degl’Innocenti, presidente della Fondazione di studi storici “Filippo Turati”, nell’edizione aggiornata Rcs uscita quest’anno. Sul fronte femminista, segnaliamo “L’età delle donne. Saggio su Anna Kuliscioff” sempre di Maurizio Degl’Innocenti (Piero Lacaita Editore, 2017), e “Politica e cittadinanza Donne socialiste fra Ottocento e Novecento” di Fiorenza Taricone (Franco Angeli Editore, 2020).

 

 

 

Da annoverare tra le buona letture anche “Il processo”, romanzo di Franz Kafka (1925), e “Dei delitti e delle pene” saggio di Cesare Beccaria pubblicato nel 1764, ma ancora oggi attuale alle luce della riforma della giustizia di Bonafede, accantonata ma fino a quando?, al fine processo mai, ignobile battaglia giustizialista stravinta, al “Non esistono innocenti; esistono solo colpevoli non ancora scoperti” di piercamillo davigo, antesignano del fine indagine mai, del peccato originale in stile nuova inquisizione. Nel suo saggio, infatti, Cesare Beccaria, che è stato giurista, filosofo, economista, uomo di lettere e uno dei massimi esponenti dell’illuminismo, si interroga, proprio da illuminista, sulle modalità di accertamento dei delitti e sulle pene che allora venivano comminate (ma possiamo parlare anche dell’oggi).

Di vittime di errori giudiziari ne sono piene le fosse. Giusto per dare un contributo citiamo due personaggi famosi e uno che lo è diventato suo malgrado, tutti e tre vittime di idee preconcette, di amnesie investigative, campagne d’odio amplificate, quando non montate, da stampa e social, assolti dalla magistratura ma vittime di un meccanismo perverso, colpevoli a prescindere e per sempre, protagonisti di un eterno “Processo” che neanche Kafka avrebbe immaginato così perverso.

Via ai titoli: “Applausi e sputi. Le due vite di Enzo Tortora” di Vittorio Pezzuto (Kepler Edizioni), e “Il caso Tortora” di Luca Steffenoni, collana Misteri italiani, editore Chiarelettere; “Un passo fuori dalla notte” di Raffaele Sollecito (Longanesi) e “A proposito di niente” di Woody Allen (La Nave di Teseo). Suggerirei anche un ripasso o uno studio approfondito di quella parte della Carta dei diritti dei cittadini europei dove è specificato che siamo tutti innocenti, salvo sentenza contraria.

Cento venti anni fa moriva Oscar Wilde (Dublino, 16 ottobre 1854 – Parigi, 30 novembre 1900) scrittore, inventore di aforismi, poeta, drammaturgo, giornalista e saggista. Uno dei grandi scrittori dell’Ottocento distrutto da un processo per omosessualità (e dalla relativa condanna) che lo costrinse all’esilio e a una vita di peregrinazioni e miseria. Dieci anni prima della sua morte, nel 1890, è uscita la prima edizione di uno dei capolavori di Wilde: “Il ritratto di Dorian Gray”, che ben rappresenta l’affannosa ricerca dell’eterna giovinezza e bellezza che l’umanità insegue da sempre, anche a costo di vendere l’anima al Diavolo o al chirurgo plastico.

Tra le novità di questo fine anno non poteva passare inosservato “L’ickabog”, il ritorno di J.K. Rowling, la mamma di Harry Potter, con una fiaba sul potere della speranza e dell’amicizia e di come queste aiutino a superare le avversità più terribili e spaventose. Uno scontro tra il Male e il Bene raccontato da una delle più grandi scrittrici dei nostri tempi, rimasto dieci anni chiuso in un cassetto e rispolverato durante il lockdown. La Rowling ha rinunciato ai diritti di autore e li ha destinati ad aiutare le persone colpite da Coronavirus in tutto il mondo.
E a proposito del maghetto più famoso della storia, corrono autorevoli voci sul ritorno del cast originale in un nuovo film tratto dall’opera teatrale del 2016 “Harry Potter e la maledizione dell’erede”, ambientata 19 anni dopo la morte di Lord Voldemort. Proprio recentemente, infatti, la Warner ha acquistato i diritti cinematografici dell’opera per cui ci sono buone possibilità di rivedere sul grande schermo i magnifici tre più uno: Daniel Radcliffe – Harry Potter, Rupert Grint – Ron Weasley, Emma Watson – Hermione Granger, e Tom Felton – Draco Malfoy. Non dimentichiamo che l’anno prossimo è il ventennale di “Harry Potter e la pietra filosofale”, il film che ha dato inizio alla fortunata serie, e che la notizia del ritorno degli attori originali sarebbe il modo migliore per aprire i festeggiamenti.

Parlando di anniversari, ce ne sono diversi che riguardano Il Signore degli Anelli di Tolkien. Nel 1950 è apparso “Il ritorno del re”, il romanzo conclusivo della trilogia. Nel 1970 Rusconi ha pubblicato per la prima volta in Italia la trilogia in volume unico, mentre nel novembre scorso, Bompiani ha pubblicato sempre in un unico volume la trilogia nella nuova traduzione di Ottavio Fatica, impreziosendo l’opera con cinquanta illustrazioni di Alan Lee.
Non basta, pochi giorni fa la Warner ha anticipato le celebrazioni per i vent’anni de “Il Signore degli Anelli – La Compagnia dell’Anello”, mettendo in commercio due cofanetti con la trilogia dell’Anello e quella dello Hobbit. I film sono stati restaurati in 4K con un lavoro certosino supervisionato dal regista Peter Jackson. Per l’apoteosi, però, dobbiamo aspettare Pasqua 2021 quando uscirà un mega cofanetto con la più grande abbuffata della Terra di Mezzo mai realizzata.

Sempre a proposito di libri e di film, 40 anni fa è uscito “Il nome della rosa” di Umberto Eco, insolito giallo storico con venature gotiche e filosofiche, un successo da 55 milioni di copie, uno dei libri più importanti del Novecento portato sullo schermo nel 1986 da Jean-Jacques Annaud. Cogliamo così l’occasione di ricordare anche Sean Connery (Edimburgo, 25 agosto 1930 – Nassau, Bahamas, 31 ottobre 2020) che grazie al ruolo di Guglielmo da Baskerville (con i dovuti omaggi a Conan Doyle) vinse il premio Bafta al miglior attore protagonista. Ma il personaggio che ha fatto entrare nell’Olimpo del cinema il grande attore scozzese resterà sempre James Bond, l’agente segreto 007 creato nel 1953 dallo scrittore britannico Jan Fleming.

Ugo Tognazzi (Cremona, 23 marzo 1922 – Roma, 27 ottobre 1990) è scomparso giusto trent’anni fa. Al celebre attore, interprete di film e di trasmissioni televisive di successo, esperto di cucina e donnaiolo impenitente, i figli Ricky, Gianmarco, Thomas e Maria Sole gli anno dedicato “Ugo. La vita, gli amori e gli scherzi di un papà di salvataggio”, edito da Rai Libri.

 

 

 

 

Quest’anno Dacia Maraini (Fiesole, 1936), una delle scrittrici italiane più lette e tradotte al mondo, ha festeggiato i sessant’anni di carriera perché risale al 1960 il volume “Botta e risposta poetica… o quasi” scritto con Nicolò Maraini ed edito dalla Editrice dell’Orso di Roma. Anniversario che non poteva che essere festeggiato con un nuovo libro “Trio. Storia di due amiche, un uomo e la peste di Messina”, edito da Rizzoli.

Sono passati 50 anni da quando sul settimanale romano “Off Side” apparvero le prime strisce della versione a fumetti della Divina Commedia di Dante Alighieri, realizzate da Marcello Toninelli. Un capolavoro di comicità, un evergreen dei comics, un long seller che dal 1995 non ha mai smesso di conquistare nuovi lettori. Cinque edizioni di Cartoon Club, 4mila copie a fascicoli spillate della Foxtrot, e sette edizioni per i tipi della Shockdom che, in occasione dei 700 anni dalla morte dell’Alighieri, che cadranno l’anno prossimo, ne ha pubblicato una sorta di ultimate edition, cioè “Dante – La Divina Commedia a Fumetti”. Inferno, Purgatorio, Paradiso e la Vita di Dante raccontati a strisce umoristiche. L’opera a fumetti più completa di sempre sul Sommo Poeta e il suo poema. Con l’aggiunta, in appendice, del Dizionario Illustrato dei personaggi.

 

Sempre nel campo dei fumetti come non citare “A babbo morto. Una storia di Natale” di Zerocalcare che ci racconta delle condizioni di lavoro dei folletti nella fabbrica di Babbo Natale, della scabrosa verità che si cela dietro al business della consegna dei regali. Non basta, scopriamo anche che le anziane rider della Befana scioperano insieme ai minatori sardi (le cui miniere di carbone vengono chiuse perché nelle calze i bambini preferiscono trovare gli orsetti gommosi), per ottenere migliori condizioni di lavoro. Irriverente, spassoso, cinico e imperdibile.

 

 

 

E chiudiamo con un altro interesse privato in atti di ufficio (marchetta è un termine decisamente poco elegante e poco consono allo spirito natalizio), con “Anime maledette Storie di vita e malavita in Sardegna” di Piero Mannironi, edito da Il Maestrale. Piero non è solo un amico, ma un collega, che ha lavorato per il quotidiano “La Nuova Sardegna” di Sassari, con una notevole predisposizione per la cronaca nera e la bella scrittura. Racconta storie interessanti con il piglio del giornalista di razza, e basterebbe questo a convincervi ad acquistare il libro. Ma ci sono altre motivazioni, tipo che Piero è un pensionato ed è bene che continui a dedicarsi alla scrittura. Ricordate “Paul, Mick e gli altri” (2001) di Ken Loach? Bene, il protagonista (disoccupato), preso dalla disperazione perché non sa come occupare il tempo, decide di fare un po’ di manutenzione alla cucina e viene cacciato dall’irata moglie. Il fatto è che l’adorabile consorte di Piero non è una romantica donna inglese ma una sassarese cattiva che i demoni e accompagnerebbe il «fuori dalla mia cucina!» con un paio di sane coltellate a schiena in pieno stile barbaricino. Ecco perché bisogna operare perché questo “Anime maledette” sia il primo di una lunga serie di libri. Ma non basta: c’è anche la possibilità che il buon Piero finisca a scrivere i proclami dei cinquestelle (il che non sarebbe male perché almeno lui sa costruire una frase in maniera corretta e sa che pronto soccorso è invariabile al plurale anche se, al limite, si può usare pronto soccorsi o pronti soccorso, ma mai e poi mai userebbe quell’ignominia di pronti soccorsi). Ma ve lo immaginate lo spavento dell’uomo invisibile o del bibitaro di fronte a un congiuntivo usato in maniera corretta? Poverini, da restarci basilischi, oppure basalti o forse basati, o è meglio dire basiti? Scusate, ma a parlar di pentastellati vengo colpito da strane sindromi, a partir da quella che inizia con la G e finisce con la x. Per non parlare degli avi Costituenti di Piero che tornerebbero dall’aldilà per tormentare i suoi giorni e le sue notti. Riassumendo in maniera seria: “Anime maledette Storie di vita e malavita in Sardegna” di Piero Mannironi. Cronaca nera trattata ad alto livello scritta da uno bravo, da un giornalista che conosce bene gli argomenti di cui tratta e te li racconta in maniera eccelsa, facendo materializzare persone, fatti e misfatti, delitti e castighi, che sono realmente accaduti e non l’invenzione di un autore di romanzi polizieschi.

 

Antonio Salvatore Sassu

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