domenica, 26 Settembre, 2021

Maraio: “Non si metta in difficoltà il Parlamento”

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Il tre agosto scatta il cosiddetto “semestre bianco” e per la politica italiana, ma soprattutto per la maggioranza che sostiene il premier Draghi, si potrebbe entrare in una delle fasi più delicate della vita di questo Governo, voluto dal presidente Sergio Mattarella. I conflitti e le dissociazioni potrebbero essere vari. Dalla legge Zan alla riforma della giustizia, tema, quest’ultimo, su cui ci sono già molte fibrillazioni nei 5 Stelle. Anche la Lega di Matteo Salvini potrebbe essere indotta in tentazioni. Certo, Draghi conterebbe sull’appoggio di Mattarella a continuare ma è questo il momento in cui il terreno, più che inaridirsi per il caldo, può diventare fangoso. Sabbie mobili che potrebbero inghiottire soprattutto gli sforzi degli italiani a uscire dal lungo tunnel della pandemia. Per i socialisti sicuramente sarebbe da evitarsi.

“Il Psi sostiene il Governo Draghi. Il Premier ha dato autorevolezza all’Italia sia nella politica interna – con una accelerazione sul piano vaccinale – sia sul piano internazionale con le conquiste sul recovery e la ricollocazione dell’Italia nel patto atlantico che ha rimesso il Paese in una posizione di grande centralità. Siamo sulla strada giusta.
E’ necessario un atto di responsabilità da parte di tutte le forze politiche del Paese. L’Italia non può permettersi una crisi e il Parlamento non può paralizzare la sua azione – commenta il segretario nazionale del Partito Socialista, Enzo Maraio – Il mio invito è quello di non usare, come moneta di scambio, il percorso fatto fin qui per avvicinare l’Italia dei diritti all’Europa. Non si usi il Ddl Zan, la riforma sulla giustizia o altro, per meri tatticismi politici ma si continui a lavorare per portare a casa riforme necessarie alla modernizzazione del Paese”.

 

Segretario proprio sul tema dei diritti civili, questa sarà una lunga estate di mobilitazione per la raccolta di firme per il referendum sull’Eutanasia Legale. A che punto è il partito?

 

La nostra rete di amministratori si sta mobilitando in tutta Italia per la raccolta delle firme, necessarie per raggiungere il quorum, così come è necessario far capire l’importanza di questo referendum. Guardate mi vengono i brividi ad ascoltare chi dice che siccome l’eutanasia non è una emergenza del Paese è solo una perdita di tempo. Io non sono d’accordo, i socialisti devono continuare a svolgere la funzione di modernizzare il Paese e di dare risposte serie alle sofferenze, anche se fosse uno solo a chiederci quella risposta. Se non lo facciamo noi, non lo fa nessuno. Questa è una grande battaglia di civiltà, che tra qualche decennio, annovereremo tra quelle fatte per modernizzare il Paese, così come oggi siamo orgogliosi di aver fatto quelle per l’aborto e il divorzio. Il governo spagnolo, guidato dal socialista Pedro Sanchez, ha liberalizzato l’eutanasia nel Paese iberico. Insomma una battaglia che dobbiamo anche a Loris Fortuna, perché forse qualche socialista si è distratto, ma Loris Fortuna fu il primo, nel ‘84, a presentare una proposta di legge in tal senso.
Veniamo da due giorni di mobilitazione straordinaria in tutta Italia, da nord a sud, nelle maggiori piazze della penisola. I banchetti del Psi, ancora allestiti, hanno raggiunto quota 15 mila firme raccolte per il referendum sulla eutanasia legale. Saremo al fianco dell’Associazione Luca Coscioni, di Marco Cappato e Filomena Gallo fino all’ultimo giorno utile per la raccolta, convinti di stare dalla parte giusta. Chiediamo a tutte le forze politiche di unirsi alla nostra  battaglia, che non ha colore politico, e anzi è un tema che non può essere rimandato ancora a lungo.

 

Altrettanto necessaria per il Paese è la battaglia sulla Giustizia Giusta, anche su questo fronte il partito è impegnato in prima linea.

 

Attendiamo la riforma della giustizia penale e civile da tanto. Abbiamo perso tempo e altro ne stiamo perdendo mantenendo bloccate nelle varie commissioni le proposte di modifica. Ai proclami e agli impegni assunti a parole non siamo stati in grado di fare seguire i fatti. L’immobilismo del Parlamento sulla giustizia giustifica il ricorso alle consultazioni popolari, che da un lato rischiano di espropriare le Camere, ma dall’altro costituiscono un invito a recuperare il tempo perduto. E mi sembra che i primi passi mossi dal ministro Cartabia vadano nella direzione giusta. Del resto le sfide sulla giustizia sono una delle battaglie storiche dei socialisti. Rappresentano battaglie di civiltà. In particolare la separazione delle carriere dei magistrati, l’eliminazione o quanto meno la modifica della Legge Severino e la responsabilità civile dei magistrati. Sono riforme da attuare per rendere il nostro Paese più giusto e più equo, garantendo la ragionevole durata dei processi e ripristinando la giustizia giusta. Precondizione per ridare certezza e trasparenza in un settore determinante, che ha ripercussioni sulla vita dei cittadini, ma anche sulla ripartenza economica. Una giustizia che funziona è garanzia per le imprese che intendano investire in Italia. Lo abbiamo detto anche al premier Draghi nel corso delle consultazioni dello scorso febbraio. Tra l’altro, aggiungo, su questo tema siamo “soli” parafrasando il titolo del libro del senatore Nencini dedicato a Giacomo Matteotti. I socialisti furono tra i pochissimi a non votare mai in aula e a contestare la riforma Bonafede sulla prescrizione. Sostenemmo successivamente anche la mozione di sfiducia al ministro, e mi sento in imbarazzo quando sul garantismo e sulla giustizia giusta non ci sono molti di quelli che si professano riformisti. Ecco perché ci stiamo già adoperando per la raccolta firme per i referendum sulla giustizia giusta e terremo sabato 7 e domenica 8 agosto una mobilitazione nazionale.

 

Si è da poco conclusa a Roma, con grande successo di partecipazione, la conferenza programmatica del Partito. In quella occasione hai lanciato la sfida alle amministrative, dicendo: “(…) un partito si misura non solo sulla capacita di elaborare proposte, ma anche e soprattutto sulla capacità di prendere voti nei territori e di essere presenti e di dare un contributo”. Al voto città importanti nelle quali si giocano partite decisive…

 

L’ho detto a Roma e lo ribadisco qui: noi dobbiamo continuare a impegnarci per fare le liste nostre altrimenti non siamo percepibili e rischiamo la irrilevanza. Ma non solo. Il lavoro fatto in questi anni, che ci ha consentito di riaprire sezioni in ogni parte d’Italia, ha offerto alla nostra comunità un “tetto” sotto al quale contribuire all’elaborazione di proposte. Una “casa” dentro la quale sentirsi socialista e non solo parte di una coalizione di centrosinistra. Per anni abbiamo scontato il peso di una storia che ci ha lacerati, è ora il momento di risvegliare il nostro orgoglio e di farlo a viso scoperto, mettendoci la faccia e soprattutto le nostre idee che non sono seconde a nessuno. In questo, la sfida delle amministrative è l’occasione migliore, per i socialisti, di rispondere presente. E di farlo con quella stessa forza che ha contraddistinto l’impegno dei nostri padri. E siccome da qui a ottobre quando si voterà, si voterà con un sistema maggioritario, si vincerà se prendiamo un voto in più rispetto agli altri. E quindi anche un solo socialista diventa e può diventare determinante per la vittoria dei comuni che andranno al voto.
Bisogna confrontarsi sulle questioni prioritarie per il Paese e dalla nostra conferenza programmatica sono emerse proposte di lungo respiro e strutturali che puntano a rilanciare l’economia e dare risposte adeguante alle sofferenze delle famiglie e alle difficoltà delle imprese. Dobbiamo ripartire dal lavoro, dal turismo, dalle piccole e medie imprese, dalle infrastrutture, dalla scuola e dalla formazione. Nei prossimi mesi il Psi sarà impegnato in alcune conferenze di settore con le quali approfondiremo e lanceremo le nostre idee aprendoci al dialogo con le parti sociali, imprenditoriali e politiche.

 

Insomma suonare la sveglia al centrosinistra…

 

E’ importante passare dalla voglia di superare gli errori commessi dal centrosinistra negli ultimi anni a fatti concreti che devono determinare una svolta. A partire dalla costruzione di una coalizione plurale, rispettosa delle storie diverse di ogni forza. Abbiamo difronte un centrosinistra plurale, che sembra voler cambiare pelle abbandonando la strada dell’autosufficienza. Bene, ci diciamo pronti perché il confronto e il dialogo possono solo far bene al centrosinistra, che deve essere rilanciato partendo da una seria analisi degli errori che abbiamo commesso in passato. Non c’è altra sfida possibile se i nostri avversari restano quelli del centrodestra.

 

Carlo Pecoraro 

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