domenica, 19 Settembre, 2021

Marcell “no limits” Jacobs è oro nei 100 piani

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Nel programma olimpico non c’è momento più carico di pathos come i quarantacinque passi, a oltre i quaranta chilometri l’ora e in apnea, che coprono i cento metri piani.
Nel post Bolt l’interrogativo frequente è chiedersi chi sarà il nuovo re dello sprint puro ai giochi nipponici differiti di dodici mesi causa pandemia .
I cento sono roba “afro”, pochi i raid caucasici. Si frugava nel Mondo come spesso è successo, con i nomi del vincitore dei Trials statunitensi, Trayvon Bromell capace dello strabiliante 9”77, o gli altri “Stelle e strisce” Ronnie Baker (9”85) e Fred Kerley (9”86). Il canadese Andre De Grasse, bronzo di Rio, il sudafricano Akani Simbine con i suoi 9”84 e il cinese Su pensano a un metallo pregiato.
In centoventicinque edizioni a “Cinque Stelle” rari gli Azzurri in finale e tantomeno un vincitore.
Ma oggi siamo stati testimoni a un avvenimento leggendario, epocale. Oggi, dieci minuti dopo l’atteso oro nell’alto di Tamberi a pari merito con il qatarino Mutaz Barshim condividendo un ottimo due metri e trentasette, Marcell Lamont Jacobs, italianissimo a dispetto del colore della pelle e del luogo di nascita, ha messo tutti in fila, dando mezzo metro di distacco al meglio della velocità planetaria.
Dopo aver corso in 9”84 le semifinali Jacobs, filando in finale in modo perfetto, come ormai fa da un anno a questa parte, riduce ulteriormente il tempo di percorrenza della distanza correndo in 9”80 stesso tempo di Usain Bolt alle ultime Olimpiadi.

 

Oro olimpico e nuovo record europeo.

Dietro a Jacobs, il vuoto. Lo statunitense Fred Kerley è argento in 9.84, il canadese Andre De Grasse bronzo in 9”89.
Il suo nome si affianca, a buon diritto, a quelli altisonanti di Pietro Mennea e Livio Berruti. Mica roba da poco.
Ma non pensiamo a magia o casualità. L’ex lunghista, arrivato quasi casualmente alla velocità, è stato capace di una crescita tangibile e costante, frutto di un serio lavoro di staff, altro rispetto ad altri velocisti nostrani, a partire dal “mental coach” che lo ha liberato da fantasmi che frenavano le sue grandi potenzialità dandogli la reale consapevolezza di chi fosse.
La serenità zen, la serafica concentrazione sui blocchi di partenza, facevano presupporre a qualcosa di più di un onorevole accesso alle finali.
Jacobs è divenuto una macchina perfetta, un Goldrake della pista.
Arrivato a Tokyo con un fresco 9”95, allora record italiano, visto i tempi attuali fa meditare su quali siano i veri limiti del texano del Garda non è ipotizzabile perché più si stimola, più si ottengono risultati.

 

La staffetta 4×100 lo aspetta.

Due ori in questa giornata storica, ma mondialmente storica, per l’Italia nella regina delle Olimpiadi con le folli capacità di Tamberi e l’equilibrata forza, interna ed esterna, di Jacobs.
Questo primo agosto 2021 lo ricorderemo per molti e molti anni a venire.

 

Umberto Piccinini

 

 

 

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