martedì, 15 Giugno, 2021

Marco Andreini
Il lavoro al centro della nostra conferenza programmatica

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La festa del 1 maggio ha sempre rappresentato per il sindacato e per la sinistra una data molto importante,e per la prima volta nella storia invece che parlare di lavoro abbiamo parlato di Fedez.
La terribile tragedia di Luana a Prato e di Cristian a Busto ci devono fare ricordare che la nostra Repubblica come recita il primo articolo della costituzione è fondata sul lavoro e non è tollerabile che una giovane donna e un lavoratore di 49 anni trovino la morte andando a lavorare.
Per tanti sindacalisti della mia generazione la sicurezza sul luogo del lavoro era forse la questione principale che doveva seguire un delegato eletto dai lavoratori.
Credo che la sicurezza sul lavoro e il lavoro in generale debba diventare il tema centrale della nostra conferenza programmatica.
Per evitare di dedicare la soluzione ai soliti twett inutili, alle solite lacrime di coccodrillo sulle bare delle ennesime vittime, vorrei scorrere la storia della sicurezza nel nostro paese. Nonostante l’art 1, la normativa sulla sicurezza per molti anni si è basata solo sulla buona volontà del datore del lavoro.
Si muore e ci si ammala nelle fabbriche chimiche, nelle miniere, nelle fabbriche, e tutto il sistema di controllo è affidato ai pochi ispettori del corpo degli ispettori del lavoro.Tutto questa inadeguatezza normativa andrà avanti fino all’1969 e proprio la maggiore tutela del lavoratore nei luoghi di lavoro sarà uno dei fattori scatenanti che porterà il movimento dei lavoratori al superamento delle commissioni interne rappresentative solo degli iscritti al sindacato, all’esplosione in tutti i settori dei Consigli di fabbrica come rappresentanza di tutti i lavoratori. Lo statuto dei lavoratori la legge 300 dell’1970 darà al sindacato in tutte le sue articolazioni tutti i diritti di rappresentanza, ma la normativa sulla sicurezza rimarrà inadeguata. Si arriverà solo con la legge 626 del 1994 ad una vera rivoluzione normativa della materia.
La legge si basava su tre attori principali, il datore del lavoro che deve elaborare il piano dei rischi, ed è il responsabile civile e penale della sicurezza, il medico del lavoro, che è il professionista a cui il datore può rivolgersi per gestire il piano dei rischi, e il responsabile dei lavoratori che eletto dai lavoratori in specifiche elezioni ha il compito di fornire al datore i suoi consigli su come gestire il piano dei rischi e ha anche la possibilità di informare gli ispettori o altri enti sulle eventuali violazioni commesse dal datore del lavoro.
Ma sarà solo con l’attuale legge la 281 e con il successivo decreto 106 /2009 che si passerà dal considerare l’uomo e non più le macchine il fattore principale dell’organizzazione del lavoro, nel decreto viene considerato esiziale sia informare i lavoratori attraverso la formazione sia la partecipazione dei lavoratori e delle Rls nella gestione.
È altresì evidente che anche la legge 81 non è adeguata e l’Italia è ancora al decimo posto in Europa in riferimento agli incidenti mortali sul lavoro ogni 100.000 lavoratori, 2,6% contro una media europea del 2,2%.
Dalla nostra conferenza deve uscire una proposta di riforma che sia aderente alle attuali trasformazioni tecnologiche e organizzative che sono avvenute nei luoghi del lavoro e che sia in grado anche di fornire un’adeguata normativa anche alle nuove figure di lavoratori che sono emerse come ad esempio i rider o i corrieri.
Come si potrà evincere dalla breve sintesi il ruolo del sindacato pur non decisivo è importante e non è sufficiente solo denunciare le inadeguatezze dopo. Si deve nominare RLS capaci che devono essere continuamente formati attraverso corsi di formazione, quando a Genova morivano spesso lavoratori nella costruzione dello stadio, facemmo sciopero, ma aprimmo anche con i costruttori una vertenza che portò a trasformare un lavoro pericoloso in un lavoro sicuro. Quando un muletto al porto a Spezia uccise in retromarcia un lavoratore, pensai che era impossibile che quel muletto non avesse sensori di avviso che hanno tutte le macchine e se il datore era inadempiente il RLS poteva denunciare il problema prima non a incidente mortale avvenuto.
La conquista della democrazia nei luoghi di lavoro deve basarsi sulla conquista della partecipazione dei lavoratori alla gestione delle aziende, e come in uno stato democratico deve basarsi su un vero e proprio sistema di diritti e di doveri dei lavoratori e dei datori di lavoro, il venire meno di questi valori porta alla conflittualità perenne che è l’antitesi di una vera politica riformista che comincia proprio dalla tutela di quel mondo che la sinistra ha regalato alla destra.

 

Marco Andreini
Responsabile nazionale Sindacale

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