domenica, 26 Settembre, 2021

Mare e Pesca. Il nuovo nemico della Francia è la Cina

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Emmanuel Macron, quando si era trattato di discutere con il Regno Unito la Brexit, aveva curato, in particolare, l’accordo sulla pesca nella acque della Manica. La soluzione trovata all’ultimo minuto ha indubbiamente segnato un punto a suo favore visto il malcontento dei pescatori inglesi nei confronti di Boris Johnson, contestato dagli stessi per aver concesso troppi spazi ai colleghi francesi alla ricerca di merluzzi e capesante. Del resto si era arrivato a punti pericolosi di tensione tra Francia e Inghilterra con episodi, come quello accaduto nel 2018, con decine di imbarcazioni provenienti dalla Normandia che avevano allontanato e minacciato le imbarcazioni inglesi impedendogli di esercitare la pesca. Una replica di questa situazione è oggi in atto nel Pacifico meridionale. Ma in questo caso la partita è molto più impegnativa per il Presidente francese perché c’è di mezzo il regime di Pechino. Sono note infatti le ambizioni di Xi Jimping in questo territorio. Lo si è visto da quanto accaduto nel Myanmar, dopo il colpo di stato militare, quando Pechino, al contrario dell’Occidente, non ha minimamente protestato per la perdita di libertà e democrazia, considerando questo territorio troppo importante strategicamente per il controllo dell’accesso al Pacifico meridionale. Ma qui gli interessi sono molteplici e oltre al colosso cinese riguardanti anche Paesi come Australia, Nuova Zelanda, Filippine e indirettamente anche il Giappone e l’India. E inoltre nel mare indo pacifico sono presenti attualmente anche possedimenti francesi (tra cui le isole Reunion e la Polinesia francese). Proprio facendo leva su questo, Macron ha organizzato una videoconferenza con i Paesi interessati a contrastare l’aggressività predatoria della Cina rafforzando la cooperazione e proponendo una sorta di alleanza per debellarla. Macron punta a realizzare una sorta di sistemi di controllo regionali atti ad impedire le incursioni cinesi mirate alla pesca illegale e allo sfruttamento eccessivo delle risorse ittiche. I pescherecci cinesi, infatti, sono continuamente alla ricerca di nuove zone di pesca, operando anche in acque dalla giurisdizione contesa, causando numerosi incidenti diplomatici. In realtà, oltre al problema della pesca il cosiddetto impropriamente Mare Cinese è molto importante anche per i suoi giacimenti di idrocarburi, gas e petrolio, che fanno gola soprattutto a Pechino. Xi Jimping, ha fatto realizzare insediamenti militari in vari isolotti dell’arcipelago di questo mare di cui punta al controllo assoluto considerando essenziale per i suoi commerci marittimi e per la sua influenza geopolitica. Emmanuel Macron è ben conscio di ciò e la sua iniziativa, che ha riscontrato l’adesione di numerosi Stati interessati, è la dimostrazione di una vitalità politica che mette la Francia al centro degli sforzi dell’Occidente, per limitare e scongiurare la politica imperialista cinese, in questo caso riferita alla pesca, ma rivolta alla conquista o allo scardinamento progressivo delle strutture del mondo libero e democratico.

Alessandro Perelli

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