giovedì, 13 Maggio, 2021

Marigo Zarafopoula. Amica della libertà e della solidarietà

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Nel secondo centenario della rivoluzione greca che portò alla nascita della Repubblica Ellenica, una menzione particolare merita Marigo Zarafopoula, donna rivoluzionaria e patriota poco nota ma che ebbe un grande ruolo nelle sorti del neonato stato europeo.La Zarafopoula è stata una delle protagoniste meno visibili della lotta di liberazione Greca che animò gli intellettuali del romanticismo europeo. Tra i grandi nomi che fornirono il loro apporto alla causa del risorgimento greco, si distinsero il rivoluzionario napoletano Giuseppe Rosaroll-Scorza, nobile murattiano esperto militare che partecipò ai moti costituzionali del 1820 in Italia Meridionale e in Spagna. Il celebre Lord Byron e infine l’esule piemontese Santorre di Santa Rosa che dall’Inghilterra partì alla volta della Morea per partecipare al percorso di costruzione di uno stato libero dall’oppressione ottomana.
Marigo Zarafopoula, nata nella metà europea di Istanbul agli inizi dell’800 (la data precisa resta incerta), veniva da una famiglia di mercanti della comunità ellenica che risiedeva nella capitale ottomana e grazie ai rapporti familiari con l’élite della Porta, operò attivamente per la causa del risorgimento greco nel solco del risveglio dei popoli del Sud-Est Europa.
Fu con ogni probabilità il fratello ad avvicinarla alla causa ellenica, Hatzi-Vassillis era infatti un membro della Compagnia degli Amici, la Filikí Etería, un’associazione caratterizzata da una consistente componente di mercanti e costituita nel 1814 a Odessa, città multietnica a marcata presenza ebraica nella Russia di Alessandro I. Agli albori dei moti di indipendenza nella Grecia occupata dagli ottomani, Marigo, anche nota come Maria, decise di non abbandonare la capitale dell’Impero, come fecero molti suoi compatrioti. Nonostante i rischi derivanti dagli scontri, l’odio antiellenico e in generale contro tutto ciò che appariva europeo all’interno del sempre più precario equilibrio dell’Impero ottomano, si adoperò per liberare prigionieri, ostacolare i conflitti e agire negli ambienti diplomatici.
Nel 1821 Marigo aderì all’Etería e si adoperò per salvare i figli del rivoluzionario Petros Mavromichalis, a sua volta figlio di Pierros Mavromichalis e Georgakis Mavromichalis due leader mainoti che nella rivolta di Orlov del 1770, grazie anche al supporto russo, contribuirono significativamente ad infliggere la prima pesante sconfitta marittima da parte dei greci all’Impero ottomano. Fu poi il celebre pittore russo-armeno Ivan Konstantinovič Ajvazovskij a immortalare in un famoso dipinto del 1848 intitolato ‘La Battaglia di Chio’, la sorprendente vittoria greca.
Le azioni sociali e l’attivismo politico di Marigo furono particolarmente invisi alle autorità ottomane, tanto da costringerla, suo malgrado, a fuggire a Idra nel maggio del 1821 per evitare la cattura e le carceri ottomane. Nell’isola greca la Zarafopoula portò con sé ingenti capitali che mise a disposizione della causa ellenica con una peculiare attenzione agli aspetti sociali. Utilizzò la sua considerevole fortuna per l’acquisto di vettovaglie e beni di prima necessità per il popolo proteso nello sforzo di resistenza, ma soprattutto le sue attenzioni furono rivolte ai feriti e ai malati. Sposò il patriota Theodoros Stefanou, con il quale ebbe due figli. Un’unione presto stroncata dalla prematura morte del marito, caduto durante i moti di indipendenza.
Il suo impegno a sostegno della causa dello stato greco si manifestò nel supporto sul campo a Theodoros Kolojotronis, che aveva acquisito esperienza come maggiore di fanteria tra le forze inglesi stanziate a Zante e che nel 1822 a capo dei rivoluzionari del Peloponneso costrinse alla disfatta il pasha ottomano Mahmud Dramali; una vittoria determinante per le sorti della ‘primavera ellenica’. Successivamente Marigo operò con le sue ormai consolidate capacità per Demetrios Ypsilantis, questi formatosi come ufficiale dell’esercito russo e successivamente protagonista della sfortunata rivoluzione di Valacchia e Moldavia nel 1821, aderì insieme al fratello Alexandros all’Etería e prese parte alla rivoluzione d’indipendenza greca. Fu proprio negli assedi condotti dagli Ypsilantis a Tripoli di Grecia e Nauplia che le capacità di Marigo tornarono più utili. Infaticabile sostenitrice di quella che riteneva l’inalienabile diritto all’autodeterminazione del popolo ellenico, nel 1828 supportò la rivolta di Creta guidata da Harzimichalis Dalianis. La sollevazione si tradusse in tradegia e fu soffocata nel sangue dal pasha Mustafa Naili; una macabra mattanza rimasta impressa nella memoria cretese.
Marigo, ormai anziana e impoverita dopo aver impiegato gran parte dei propri beni e di quelli del marito nello sforzo per la costruzione dello stato ellenico, nell’aprile 1865 inoltrò la richiesta di una piccola pensione con la quale poter vivere tranquillamente gli ultimi suoi anni. Ma anche dalla breve nota scritta di suo pugno alle autorità, divampò il suo spirito fiero e indipendente di donna consapevole dei suoi diritti. Lamentava. Un amareggiante contrappasso: chi aveva dato molto meno di lei alla lotta avrebbe ricevuto molto, e chi, come lei si era privata di tutto non aveva ottenuto nulla in cambio. Morì in miseria poco dopo la sua. lettera, nonostante le attestazioni di stima e riconoscimento del condottiero, membro dell’Etería, Stamatelopoulos Nikitas e del primo ministro greco Ioannis Kolokotronis.

Bibliografia:
K. Xiradaki, Donne del ’21. Offerte, eroismi e sacrifici , Atene, 1995. [EL]
P. H. Paroulakis, The Greeks: Their Struggle for Independence, Athens, 1984.

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