mercoledì, 19 Maggio, 2021

Marò e Giustizia, via i ‘sassolini’ di Napolitano

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Marò-Napolitano-IndiaNella vicenda dei due marò, questa volta a scendere in campo con tutto il peso della sua indiscussa autorità morale, c’è il Presidente della Repubblica.
Giorgio Napolitano, nel tradizionale collegamento di fine anno per gli auguri ai militari impegnati nelle missioni di pace all’estero, è tornato sulla vicenda dei due fucilieri di marina, Salvatore GironeMassimiliano Latorre (ma quest’ultimo ora è in Italia per un periodo di convalescenza) per censurare il no dell’India alle loro istanze.

Napolitanto ha poi biasimato “scarsa volontà politica dell’India” e ha fatto sapere che domani incontrerà il premier Matteo Renzi per avere aggiornamenti sulla vicenda, un segnale inequivocabile, nel linguaggio della diplomazia, rivolto a Nuova Delhi. “Purtroppo quella frase – ha spiegato Napolitano – è rimasta una frase”, ricordando quanto gli aveva detto, un anno fa, il nuovo ambasciatore indiano che presentando le sue credenziali aveva parlato di una convergenza tra le autorità indiane per un processo “rapido e equo” nei confronti dei due marò. Dall’India sono arrivate “prove molto negative”, ha aggiunto per poi accennare alle “difficili procedure giudiziarie indiane e del loro malfunzionamento” che non è solo un problema “italiano”, sottolineando la “scarsa volontà politica di dare una soluzione equa” alla vicenda dei due marò. “Sono molto colpito dalla serenità mostrata da lei e dalle vostre famiglie”, ha poi concluso rivolgendosi a Girone che si trova ancora a Nuova Delhi.

“Conto – ha concluso – di essere domani mattina a colloquio con Renzi che mi darà notizie aggiornate sugli ultimi passi verso le autorità indiane”.

La speranza è ora che questa nuova pressione sblocchi la trattativa in corso tra il nostro governo e quello indiano, trattativa che fino a oggi, come ha detto Napolitano, ha prodotto solo parole.

Ma non solo marò. È un Napolitano che si leva ‘qualche sassolino dalla scarpe’ quello che nella stessa giornata è intervenuto al suo ultimo incontro al Consiglio Superiore della Magistratura, il CSM. Non solo infatti nella giornata ha parlato della questione dolorosa dei due fucilieri di marina, ma ha anche parlato con una franchezza inusista dei problemi della magistratura e lanciato un “j’accuse” finale ai troppi “protagonismi” di pubblici ministeri, alla mondana voglia di finire sotto i riflettori, ai processi ancora biblici che rallentano la ripresa del Paese.
Il Presidente ha compiuto un’analisi spietata, dura ma costruttiva, ricordando come ha fatto d’altronde in questi nove anni, i difetti che tormentano la giustizia in Italia e in questo quadroi ha voluto ricordare quanto importante sia il ruolo dei Pubblici ministeri e dunque quanto grande sia il pericolo di strumentalizzazioni, che il loro ruolo possa essere influenzato dai riflettori della stampa, o da una voglia malsana di ‘apparire’: “Contro il diffondersi della corruzione e della criminalità organizzata – e i suoi legami con la politica – emersi in questi giorni è fondamentale l’azione repressiva affidata ai Pm e alle forze di polizia”. Napolitano ha poi ricordato due nodi essenziali: la riforma della Giustizia che va fatta presto e bene e che il CSM non deve ritenerla una sorta di bacchetta magica in grado dir risolvere tutti i problemi di inefficienza della disastrata macchina della giustizia. Problemi noti che non derivano tutti dal loro interno: ad aggravare la situazione c’è stata e c’è tuttora una patologia tutta italiana che si chiama “ipertrofia del processo legislativo”. Nella sua riflessione accenna anche alle “correnti”, sia quelle che dividono i magistrati (attenti che non siano solo “centri di potere”), che quelle dei partiti. Sono “legittime”, spiega, ma possono anche “degenerare” se perdono di vista “le ragioni ideali per cui nacquero”. Abbandonate quindi “posizioni difensive” per “raggiungere convergenze”.
Da qui il Capo dello Stato innesta un’altra questione che lo porta a dare un sostegno implicito, molto forte, all’attuale Presidente del Consiglio e alle sue ‘riforme’, denunciando quello che considera una dei freni più importanti del sistema istituzionale italiano: il bicameralismo perfetto. Senza peli sulla lingua il presidente spiega ai membri del Csm prima del congedo come mai la riforma del Senato sia non solo necessaria ma vitale: “Il bicameralismo paritario è stato il principale passo falso dell’Assemblea costituente”, scandisce nel silenzio assoluto dell’assemblea. Un “tarlo” con il quale dobbiamo convivere ancora oggi.
Ed è inspiegabile come qualcuno oggi faccia finta di non capirlo, come si cerchino di “abbellire” le critiche ad un sistema che, viene da dire, da tempo è evidentemente in coma farmacologico, tenuto in vita da un reiterato uso di decreti d’urgenza e maxiemendamenti. Qualcuno, spiega Napolitano, cerca di far passare surrettiziamente il concetto che il Senato sia una sorta di “Camera di riflessione” per correggere gli errori parlamentari dimenticando che invece l’esame di ogni provvedimento parte a turno sia dalla Camera che dal Senato a dimostrazione della perfezione assoluta del bicameralismo.

Redazione Avanti!

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