lunedì, 10 Maggio, 2021

Marta Cartabia, nuovo corso garantista alla Giustizia

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Un discorso che ha rincuorato i tanti garantisti mortificati dalle iniziative dell’ex Guardasigilli Bonafede.
La ministra ribadisce infatti che vanno messi in campo “tutti gli sforzi tesi ad assicurare una più compiuta attuazione della Direttiva (UE) 2016/343 del Parlamento europeo e del Consiglio del 9 marzo 2016, sul rafforzamento di alcuni aspetti della presunzione di innocenza e del diritto di presenziare al processo nei procedimenti penali”. Sempre a proposito della presunzione di innocenza, un principio ormai cestinato in Italia da giornali e politici, Cartabia ha puntato l’indice anche sulla “necessità che l’avvio delle indagini sia sempre condotto con il dovuto riserbo, lontano dagli strumenti mediatici per una effettiva tutela della presunzione di non colpevolezza, uno dei cardini del nostro sistema costituzionale”. Un richiamo forte a quella Costituzione che dicono tutti di voler preservare ma in pochi si ricordano di applicare.
In audizione la neo ministra della Giustizia Marta Cartabia ha spiegato che bisogna andare “verso il superamento dell’idea del carcere come unica effettiva risposta al reato. La ‘certezza della pena’ non è la ‘certezza del carcere’, che per gli effetti desocializzanti che comporta deve essere invocato quale extrema ratio. Occorre valorizzare piuttosto le alternative al carcere, già quali pene principali”.
E ha aggiunto: “Un impegno che intendo assumere è di intraprendere ogni azione utile per restituire effettività alle pene pecuniarie, che in larga parte oggi, quando vengono inflitte, non sono eseguite. In prospettiva di riforma sarà opportuno dedicare una riflessione anche alle misure sospensive e di probation, nonché alle pene sostitutive delle pene detentive brevi, che pure scontano ampi margini di ineffettività, con l’eccezione del lavoro di pubblica utilità”.
Quanto al cavallo di battaglia del Movimento 5 Stelle e del loro ministro Bonafede, ovvero la cancellazione della prescrizione, per Cartabia la soluzione sarebbe quella di ‘aggirare’ il problema: “Un processo dalla durata ragionevole risolverebbe il nodo della prescrizione, relegandola a evento eccezionale”.
Infine ricordiamo che sempre la ministra come primo atto del suo incarico è andata a trovare il Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale.

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