domenica, 26 Settembre, 2021

Massoneria e libertà

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Qualche giorno fa è stato festeggiata in tutto il mondo laico la ricorrenza della Presa della Bastiglia del 14 luglio 1789, evento che portò dopo due mesi alla Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino, quindi ad una svolta epocale nella storia dell’umanità. Quella rivoluzione si racchiude in tre parole, Libertà-Uguaglianza-Fratellanza, che troneggiano non solo sui frontoni degli edifici pubblici francesi ma anche sui frontoni interni dei templi massonici, stando ad indicare una meta ed al contempo un metodo da seguire. I valori di quel trinomio sono, pertanto, la bandiera di ogni Comunione massonica degna di questo nome, ma cosa accade se quella bandiera viene ammainata?
La domanda sorge spontanea a seguito della pubblica notizia del procedimento disciplinare a carico del maestro massone Alessandro Cecchi Paone per l’intervista rilasciata al periodico Millennium FQ da parte dei censori della sua Comunione di appartenenza, il Grande Oriente d’Italia, avallata e rafforzata dal provvedimento del suo gran maestro Stefano Bisi di sospensione dell’incolpato da ogni attività massonica. Ovviamente, summum jus summa iniuria, il tutto con riferimento ad un paio di norme dell’organo statutario che governa il sodalizio massonico, che si assumono violate. Lasciando all’intelligenza del lettore ogni valutazione del merito, poiché sia le Costituzioni del Grande Oriente che l’intervista di Cecchi Paone sono di pubblica disponibilità sul web, qui interessa una questione di carattere generale, l’agibilità democratica all’interno di un sodalizio associativo, ovvero se in quel contesto si riscontra la tutela o la minaccia dei diritti individuali. Parrebbe che il caso Cecchi Paone sia l’ennesimo episodio di una serie di sanzioni che partono già all’indomani dell’elezione dell’attuale gestore del sodalizio, mietendo vittime illustri, come il responsabile nazionale della tesoreria così come sconosciuti membri, che avevano osano esporre liberamente la loro opinione dissenziente alla politica ufficiale della leadership, alimentando un contenzioso mai registrato precedentemente se non ai tempi del famigerato Lino Salvini negli anni Settanta.
Di conseguenza, se così dovesse essere emergerebbe l’evidente contraddizione che mentre all’esterno c’è la rivendica di diritti costituzionali di libertà individuale e di associazione, come più volte emersi nelle pubblicazioni del sodalizio associativo e nelle dichiarazioni accorate del suo rappresentante, gli stessi diritti pare che vengano minacciati e soppressi al suo interno. Ripeto che, se così dovesse essere, il Grande Oriente perderebbe il connotato di Comunione, intesa come comunità di valori e metodi, restando relegato alla dimensione di “obbedienza”, contesto di soggezione ad una struttura gerarchica di potere, antistorica ed antimassonica. A tacere in questo momento di altre obiettive e gravi opacità rinvenienti nell’impianto normativo, quali l’inammissibile assoggettamento alla giustizia massonica anche dopo la cessazione del rapporto associativo, il potere del gran maestro di sospensione cautelare del socio, sottratto all’organo giurisdizionale, la segretezza dei nomi dei rappresentanti esteri del sodalizio, assenti nell’annuario, la riserva sulla validità delle leggi dello stato, riscontrata anche dalla commissione antimafia.
Duole molto constatare la fragilità e la crisi di un sodalizio che dal dopoguerra, seppur tra alterne vicende, ha accompagnato la storia di questo Paese, ma probabilmente assistiamo nel mondo massonico al tramonto del modello organizzativo così come articolato finora, elefantiaco, burocratico, spersonalizzato, a favore del ritorno alle origini borghesi settecentesche, mediante sodalizi che sfruttano impianti organizzativi più agili, a misura d’uomo, sburocratizzati, con ovvie riduzioni economiche ma con l’aumento di genuini entusiasmi. La fioritura è in atto.

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