martedì, 22 Giugno, 2021

Secondo l’Istat l’Italia è matematica e impoverimento

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Su matematica e statistica circolano tante battute, per esempio che la prima non sarebbe un’opinione e che la seconda è quella scienza in base alla quale se io mangio un pollo e tu digiuni abbiamo mangiato mezzo pollo ciascuno. Ma in qualche caso matematica e statistica descrivono una condizione sociale precisa. Lo fa, per esempio, il rapporto diffuso oggi dall’Istat, appunto l’istituto nazionale di statistica, sull’impoverimento delle famiglie italiane. In realtà, dai numeri dell’Istat, riferiti al terzo trimestre del 2011, sembrerebbe emergere un saldo zero. Nel periodo in questione, infatti, è stato rilevato un reddito disponibile delle famiglie in aumento dello 0,3% rispetto al trimestre precedente, ma un  potere d’acquisto in calo dello 0,3%.

Cioè seppure è entrato qualche soldo in più è valso di meno. A contestare questo tipo di matematica è il Codacons, l’associazione dei consumatori, secondo il quale il potere d’acquisto incide ovviamente soprattutto sui ceti più deboli. Il Codacons rileva che per le famiglie a basso reddito si è trattato di una stangata di oltre cento euro in tre mesi (105 euro per una famiglia di tre persone e 112 euro per una di quattro), una vera e propria “tassa invisibile da aggiungersi ovviamente alle tasse vere che sono state effettivamente introdotte dalle cinque  manovre del 2011”.

LIBERALIZZAZIONI CONTRO IL CARO PREZZI – Ecco perché, secondo il Codacons, «il Governo Monti, che ha pensato bene di bloccare l’indicizzazione delle pensioni e  contemporaneamente infiammare i prezzi rialzando accise ed Iva, dovrebbe ora affrontare il problema prioritario che impedisce all’Italia di competere con Germania e Francia: il fatto che i consumatori e le imprese italiane hanno i conti correnti, i mutui, le assicurazioni, la benzina, i farmaci e le bollette di luce, gas e telefono più cari d’Europa». Per questo il Codacons «insiste nel chiedere a Monti di porre la fiducia sul provvedimento relativo alle  liberalizzazioni ed insiste nel chiedere che la concorrenza sia introdotta in primo luogo in questi settori strategici».

Roberto Capocelli

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