mercoledì, 16 Giugno, 2021

Matteotti eroe della sinistra democratica del nostro Paese

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“Giacomo Matteotti è stato un uomo coraggioso, che fa parte del Pantheon non solo dei Socialisti ma dell’intera sinistra democratica di questo Paese”. Con queste parole il segretario nazionale del Partito Socialista Italiano, Enzo Maraio ha aperto la presentazione del libro di Riccardo Nencini “Solo” (Ed. Mondadori) uscito lo scorso 5 maggio dopo due anni e mezzo di ricerche.

In Campania dunque, a Salerno prima e a Napoli poi – qui con la partecipazione di Maria Rosaria Cuocolo membro della segreteria nazionale – si apre il tour delle presentazioni dell’ultimo libro del senatore che lo vedrà protagonista in tutta Italia. Un libro che fa riemergere, attraverso documenti inediti, una verità per anni sottaciuta, nascosta, privata alla memoria di una delle figure simbolo del socialismo italiano: Giacomo Matteotti. Un libro essenziale per riavvicinare, soprattutto i giovani, al quel coraggio delle idee in un momento storico, il nostro, dove la memoria rischia di diventare labile, sfocata, fatta a brandelli dalla pulsione dei social, che tutto minimizzano nel tritacarne di una narrazione che non sa temere nel giusto conto, la lezione del passato. Un libro che fa riemergere l’idea forte Socialista e desacralizza la figura di Gramsci, almeno di quella prima dei famosi “Quaderni del carcere”. Quel Gramsci insomma che dopo l’assassinio di Matteotti scrisse: “E’ morto il pellegrino del nulla”.

 

“Mi fa piacere ospitare a Salerno Riccardo – spiega Maraio – perché è con noi un amico, un amico della nostra federazione. E in politica, soprattutto di questi tempi, l’amicizia è merce rara. E io rivendico con orgoglio l’amicizia che Riccardo nutre per me e la nostra federazione”. Un attestazione di stima reciproca che è una forza della comunità socialista nel nostro Paese.

Un romanzo storico. Incalzante. Avvincente. Con una narrazione moderna, quasi filmica, nella ricostruzione dei fatti. Che offre al lettore la possibilità di calarsi nei personaggi raccontati, nelle paure del tempo, nei soprusi fascisti subiti da Matteotti ancor prima che gli italiani s’accorgessero, nel silenzio degli intellettuali del tempo, di tutta la becera tracotanza del regime.

Ed è per questo che il titolo scelto, “Solo”, diventa significato e significante di questa storia. La solitudine dell’uomo, strappato alla famiglia, esiliato, costretto a rivedere i suoi affetti travestendosi da prete. La solitudine nel riconoscere, per primo, il pericolo di Benito Mussolini. La solitudine politica, a sinistra, di non avvertire nelle sue argomentazioni, che il Paese, con i fascisti, si sarebbe avviato su una strada senza ritorno. La solitudine internazionale quando, dopo la morte, né la Russia né l’Inghilterra hanno la forza necessaria a tenere alta la voce abbandonando, in un silenzio assordante, l’accaduto.

E Nencini, nel ricostruire questa storia, la documenta ed è questa la bellezza e al tempo stesso la novità di questo romanzo. La tesi, che si contrappone, ad esempio, a quella del romanzo di Scurati: “M. Il figlio del secolo” è che “fatta una approfondita ricerca di archivio – spiega il senatore – si evince che c’è direttamente Mussolini dietro l’omicidio”. Perché, “intanto il dittatore è come il capo mafia. Non ordina, allude. Secondo, il protagonista del rapimento e dell’omicidio Matteotti è un fiorentino, Amerigo Dumini. Nel gennaio del ’24 (il rapimento è avvenuto il 10 giugno dello stesso anno) viene scelto da Mussolini come il capo della Ceca, la polizia segreta del Duce. Il capo della polizia segreta del Duce che si muove senza avere ordine diretto per un rapimento che poi diventa omicidio del leader della opposizione è una cosa che non si capirebbe senza un ordine diretto”. Terza e non ultima, “Matteotti aveva in mano notizie e probabilmente anche documenti tu tangenti petrolifere e altro. La cosa di cui si deve tener conto, e che è altrettanto significativa, è che tutti conoscono l’intervento in Aula del 30 maggio del 1924. Ma quel giorno è solo uno dei tanti che in cui Matteotti attacca Mussolini. È un episodio, non l’episodio. E ce ne sono addirittura altri più pesanti di quello anche se meno conosciuti. Dopo le elezioni dell’aprile del ’24 che con la legge Acerbo danno la maggioranza assoluta a Mussolini, Matteotti tutti i giorni tira fori accuse contro Mussolini. Dal falso in bilancio ai brogli elettorali, pubblica un libretto dal titolo “Un anno di dominazione fascista” dove dimostra che, ancorché al governo il fascismo continua ad ammazzare. Conta i morti quotidiani. Lo attacca sui disertori di guerra, insomma ogni giorno tira fuori qualcosa. Era una spina nel fianco. Dopo di lui nessuno sarebbe stato così scomodo per Mussolini. Solo Amendola forse”

Ed ancora, la doppia opposizione alla battaglia di Matteotti, quella fascista e quella comunista. “I comunisti – racconta Nencini – pensavano che il fascismo fosse l’ultima fase dello stato borghese e fosse il preludio alla rivoluzione comunista. Quindi chi si oppone veramente al fascismo, come i liberali di Amendola e i socialisti riformisti di Turati e Matteotti, viene visto dai comunisti come il nemico perché continuando a sostenere che lo Stato liberal-democratico è migliore, si ritarda l’avvento della rivoluzione. Cito a questo proposito due frasi che sono una di Togliatti e una di Gramsci, “Il nemico – scrive Togliatti nel ’23 – è a tre teste: Mussolini, Sturzo e Turati”. L’altra è quella tristemente scritta da Gramsci dopo la morte di Matteotti: E’ morto il pellegrino del nulla, salvo poi ricredersi durante la detenzione in carcere”.

Insomma una opposizione che non lascia via di scampo. Matteotti lo dichiarerà a una giornalista tedesca: la porteremo avanti fino alle massime conseguenze. La morte appunto, che arrivò in un epilogo drammatico il 10 giugno del 1924. Un coraggio, il suo, messo a servizio del Paese ma anche, forse, come conclude il senatore Nencini “per ridare dignità al buon nome della sua famiglia accusata dai fascisti, e non solo, di essersi arricchita prestando soldi ad usura”.

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