mercoledì, 12 Maggio, 2021

Mazzini, il 10 marzo si spegneva in casa Rosselli

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In casa Rosselli, a Pisa, si spegneva il 10 marzo 1872 alle 13,30 Giuseppe Mazzini, l’Apostolo del Risorgimento.
Il fatto che Mazzini passasse gli ultimi giorni della sua tormentosa vita presso una famiglia amica, dove era ospite sotto un falso nome inglese (Mr. Brown), anziché presso la sorella Antonietta, nella sua Genova, fu ripetutamente oggetto di discussioni e polemiche.
Il realtà, la sorella Antonietta, vedova Massuccone, di agiate condizioni finanziarie, abitante in un bell’appartamento al num. 1 di Vico Notari, che aveva allora 76 anni, fu assai sorpresa e turbata dalla richiesta di ospitalità del fratello avanzata dopo avere scontato le pene in prigione per le idee politiche. Assai religiosa in gioventù, aveva finito col diventare schiava di una vera mania religiosa, al punto che nulla avrebbe compiuto senza prima averne chiesto e ottenuto il permesso dal suo confessore, o meglio dai suoi confessori, poiché ne aveva due: il Priore della Parrocchia dei Carmini, Gerolamo Campanella, e il notissimo padre gesuita Luigi Persoglio, che fu scrittore accurato di memorie genovesi.
Così Antonietta scrisse a Mazzini tutto ciò che i suoi due consiglieri, e particolarmente padre Persoglio, le avevano suggerito, invitandolo a pentirsi del suo passato, a ritornare a Dio, con una solenne pubblica conversione, che sarebbe stata di salutare esempio a tutti gli empi come lui! E per meglio raggiungere lo scopo gli rimetteva una copia delle Confessioni di Sant’Agostino, affinché vedesse come anche quel grande peccatore si fosse a tempo convertito, ritrattando pubblicamente i suoi errori e le sue colpe.
Mazzini rispose in termini profondamente addolorati, riaffermando la sua fede, e l’orgoglio di rimanerle fedele sino alla morte, e assicurando la sorella che, malgrado tutto, avrebbe continuato a volerle bene. Fu allora che si rifugiò a Pisa, desiderato ospite dei signori Rosselli, gli zii di Carlo e Nello vittime del delitto fascista di Bagnoles in Francia, stretti parenti della famiglia Nathan, cui egli era legato da vecchia fraterna amicizia. Sul soggiorno di Mazzini in casa Rosselli, Ferdinando Martini ne fa cenno in un suo scritto.
Antonietta Mazzini, alle otto del mattino dell’undici marzo, usciva dal portone di casa per recarsi alla solita messa, quando udì gli strilloni, venditori di giornali, gridare: “La morte di Mazzini” e fu presa da un tale dolore e forse anche da un tale rimorso, che cadde svenuta sulla via. Raccolta dai passanti e trasportata nel suo appartamento, dovette tenere il letto per qualche giorno e a stento poté alzarsi il 15 marzo, per trovarsi a mezzogiorno alla stazione di Porta Principe, all’arrivo della salma del fratello. Appena il feretro fu calato dal vagone, Antonietta lo baciò fra la commozione della folla.
Sul sarcofago che ne custodisce la salma imbalsamata c’è scritto: “Il corpo a Genova, il nome ai secoli, l’anima all’umanità” Giuseppe Mazzini.
I libri di testo scolastico parlano di quest’uomo, un patriota, un politico, un filosofo e un giornalista, come uno dei padri della Patria e come colui che per primo volle l’Italia una e libera. Ma a quale Italia pensava Mazzini e a quale Europa sentiva di appartenere? Il fatto stesso che la morte lo raggiunse mentre era latitante a Pisa quando l’Italia era già unita e Roma ne era diventata la capitale, non lascia dubbio alcuno che la Patria agognata dal grande pensatore e rivoluzionario genovese era un’altra rispetto a quella realizzata dall’astuzia di Cavour sotto la casa reale dei Savoia con la complicità delle grandi potenze europee, in primis delle monarchie di Francia ed Inghilterra.
Mazzini credeva che la vera libertà di un popolo consisteva nello scegliersi l’istituzione e il governo e perciò era un repubblicano, ma anche un chiaro e lucido precursore delle vie alternative al liberalismo e al materialismo, un sincero credente nell’uguaglianza sociale da ogni forma di autoritarismo e di dipendenza sociale. “La Patria è la casa dell’uomo, non dello schiavo” scriveva nelle lettere ai Giovani d’Italia.
Mazzini fu un credente, mai un sostenitore del papato, e più che laico, termine oggi di gran moda, considerava la fede un’assoluta necessità del popolo italiano nella continuazione di un sacro percorso di quella religione civile che da Roma antica, passando per il cristianesimo avrebbe dato una rinnovata grandezza all’augusto spirito romano. Per questa visione religiosa di una nazione forte nella fede dei valori divini, Bakunin definirà Mazzini “l’ultimo gran prete dell’idealismo religioso e metafisico”.
Oggi, ricordando Mazzini, bisogna guardare avanti, ad un futuro in cui andrebbero prese in considerazione le utopie del cosmopolitismo, ma anche quegli ideali del socialismo liberale dei fratelli Carlo e Nello Rosselli fondatori del movimento ‘Giustizia e Libertà’.

 

S. R.

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