lunedì, 21 Giugno, 2021

Meglio un minestrone di un pasticcio alla Conte

0

Alla fine di una crisi pazza, Mario Draghi è riuscito a varare il suo governo. Non nascondo un po’ di delusione per alcuni dei nomi dei ministri ma tant’è: per gestire un difficile equilibrio tra tecnici e politici il presidente del consiglio (con Mattarella) ha dovuto fare il pane con la farina che aveva a disposizione, e alla fine pare evidente una certa pendenza di potere e di operatività verso i ministeri tecnici, retti, sine dubio, da personalità di primissimo piano. Ai partiti Draghi ha lasciato le briciole: ha consentito una partecipazione politica in dicasteri secondari o in ministeri senza portafoglio, quasi fossero bandierine da sventolare in nome del sostegno da dare all’esecutivo, ha spacchettato ministeri per ridurne il peso specifico (tipo Cultura e Turismo), ha lasciato in mano ai partiti alcune patate bollenti (Lavoro, Sviluppo Economico). Con queste scelte ha chiarito definitivamente le linee guida che caratterizzeranno il suo mandato: scrivere e governare bene il recovery plan, con i 200 e passa miliardi che l’Europa ci metterà a disposizione; puntare forte sulla riforma della giustizia, un sistema sclerotizzato che non favorisce investimenti stranieri; lavorare sull’economia verde e su una seria transizione verso il digitale; puntare forte sulla scuola; confermare le linee guida agli interni, alla difesa e alla sanità. Insomma, Draghi e Mattarella hanno deciso di farsi coadiuvare dalla politica in un momento complesso ma nel quale la stesura del piano di rilancio vale per il futuro del paese. Sarebbe stato impossibile, con il pasticciato governo Conte-Bis, anche in una versione Tris, lavorare con la dovuta serenità e la certezza di poter combinare qualcosa di buono. Nella sostanza, e non ho dubbi al riguardo, è decisamente meglio il minestrone attuale. Scaldato fin che vuoi, ma condito di certo da elementi buoni.

 

Leonardo Raito

Condividi.

Riguardo l'Autore

Leave A Reply