venerdì, 18 Giugno, 2021

MENO LIBERI

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Renzellum-Legge elettorale

Il ‘renzellum’ arriva in aula a Montecitorio con un accordo di massima sulla nuova legge elettorale tra Partito democratico e Forza Italia che è riuscito nella non facile impresa di peggiorare il già pessimo Porcellum.

Di fatto la nuova legge concordata da Renzi e Berlusconi con gli ultimi aggiustamenti via telefono, prevede un quorum del 37%, di partito o di coalizione, per far scattare il premio di maggioranza fino alla soglia del 55%. La soglia di sbarramento per i partiti minori apparentati in una coalizione è stata portata al 4,5% dal 5% iniziale mentre restano invariate le due soglie dell’8% e del 12% rispettivamente per il singolo partito e per una coalizione. I collegi restano plurinominali, ovvero con liste bloccate ed è stata ripristinata la norma salva-Lega (i partiti che ottengono il 9% in almeno tre regioni rientrano comunque in Parlamento). Sono possibili anche le candidature multiple, ovvero lo stesso candidato in più collegi.

Insomma i due partiti maggiori si sono messi d’accordo per eliminare il maggior numero possibile di concorrenti, impedendo che nascano partiti nuovi, costringendo l’elettorato riottoso a votare per i più grandi soltanto e soprattutto tagliando drasticamente il principio di rappresentanza. Il tutto precostituisce le basi per una opposizione extraparlamentare che sarà col passare del tempo sempre più aggressiva e intransigente. Un errore storico di cui tutto il Paese subirà a lungo le conseguenze nefaste. Da domani, se questa legge arriverà al traguardo, saremo tutti un po’ meno liberi.

Difficile a questo punto non concordare con la dichiarazione del leghista Tosi. Il sindaco di Verona ha definito la nuova legge un ‘superporcellum’ ribadendo i dubbi sulla sua incostituzionalità.

Dubbi che sono comuni a una grandissima parte dei commentatori e che vengono sollevati da diverse parti politiche.

“Io spero – ha detto il socialista Bobo Craxi, ospite di Paola Saluzzi a SkyTg pomeriggio – che il Parlamento respinga questa legge o che la corregga. Contiene vizi di incostituzionalità come sul quorum per ottenere il premio di maggioranza. Non è immaginabile pensare che una coalizione che ottiene il 20% dei voti reali e il 37 di quelli espressi, col premio di maggioranza conquisti il 55% del Parlamento. Una legge del genere non esiste né in Europa né fuori dell’Europa. Non c’è in Russia e non c’è neppure in Turchia. È curioso che l’Italia si dia una legge che impone un bipartitismo coatto nel momento in cui perfino nelle democrazie arabe, come è avvenuto in con la nuova Costituzione in Tunisia, si riconoscono i diritti delle minoranze”.

Naturalmente Matteo Renzi esprime grande soddisfazione e in un tweet esulta: “Bene così. Adesso sotto con il Senato, le Province e il Titolo V. E soprattutto con il Jobs act. Dai che questa è la volta buona”. Plauso anche dal presidente del consiglio, Enrico Letta che, da Bruxelles, aggiunge: “Le riforme istituzionali, la legge elettorale e la fine del bicameralismo paritario sono fondamentali per la stabilità e per mandare avanti il nostro Paese. È una buona notizia per l’Italia se riusciamo a farle”.

Ben diversa la reazione dei partiti minori. La più netta è certamente quella di SEL. “Siamo contrari ad una riforma elettorale che ha come unico scopo quello di limitare la rappresentanza di milioni di cittadini il cui voto non troverebbe nessuna corrispondenza in Parlamento”. Così il commento del deputato Ciccio Ferrara, che ha annunciato che il partito è pronto a “dare battaglia contro questa legge Forzaitalicum”.

A sua volta il capogruppo in prima commissione Gennaro Migliore, ha spiegato che manca qualunque accordo col suo partito. “Noi non chiediamo il punto o il mezzo punto in meno – ha spiegato – ma facciamo una battaglia di sostanza della democrazia perché chiediamo che lo sbarramento per le forze fuori dalla coalizione passi al 6 per cento dall’8 attuale. Così facendo non rivendichiamo le ragioni di un partitino, come qualcuno vuol far credere, ma il diritto alla rappresentanza di milioni di voti. Per lo stesso motivo-aggiunge- chiediamo una norma sulle incompatibilità e i conflitti di interesse. Ragionare sui mezzi punti non ci interessa e il Pd non parli a nome nostro quando parla di un accordo. Se volevano avvicinarsi a un ragionamento di coalizione, dovevano abbassare la soglia interna alle coalizioni fissandola a metà strada tra il 2% che chiediamo noi e il 5% che la proposta originaria prevedeva. Così non è stato, non ci vengano a parlare ora di un accordo sui mezzi punti percentuali”.

“Non accetteremo – ha detto l’alfaniano Gaetano Quagliariello del Nuovo Centro Destra – una legge elettorale ‘Vampirellum’ nella quale i partiti più forti succhiano i voti di quelli più piccoli”. Il ministro delle Riforme ha spiegato che a suo avviso i voti assegnati ai partiti che non raggiungono la soglia di sbarramento “non possono essere spalmati su quelli vincitori, anche perché in questo modo non si rispetta la sentenza della Corte Costituzionale”.

Dubbi comunque non mancano neppure nel PD. “Sulla legge elettorale – ha commentato il senatore Vannino Chiti – piccoli passi, ma sembrano andare nella direzione giusta. Il 37% come soglia per il premio di maggioranza è meglio che il 35%: naturalmente il 40% sarebbe preferibile. È corretto l’abbassamento della soglia per l’accesso alla ripartizione dei seggi, anche se lieve: vi deve infatti essere equilibrio tra rappresentanza nelle istituzioni e governabilità. Resta anche il problema dei collegi, non si capisce perché con il proporzionale non possano essere uninominali come era per il Senato fino al 1992 o almeno organizzati in modo da avere 3-4 candidati. È da augurarsi che Camera e Senato possano introdurre ancora coerenti miglioramenti: non serve alla democrazia un Parlamento di passacarte con diritto di timbro”.

La legge andrà in discussione in Aula giovedì 30 gennaio nella seduta pomeridiana. Le votazioni in Aula non dovrebbero iniziare però prima di febbraio.

Da notare infine che tra i tre emendamenti “superstiti” del Pd, assieme a quello sui collegi elettorali e la soglia per accedere al premio di maggioranza, ce n’è anche uno sulle primarie per la scelta dei candidati per trasformarle da obbligatorie a facoltative. In questo modo anche questo pallido correttivo delle liste dei candidati nominati dalle segreterie dei partiti diviene merce di scambio nelle trattative con Forza Italia. Una misura comunque ridicola e insensata perché se fosse obbligatoria costituirebbe una brutta copia del voto di preferenza, con l’aggravante che l’elettore per scegliere il nome del candidato dovrebbe prima passare per la sezione di un partito, probabilmente anche pagando per esercitare il suo diritto costituzionale al voto.

Carlo Correr

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