lunedì, 17 Maggio, 2021

Mezzogiorno federato: la sfida continua

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6 di Settembre 2020, dalle colonne de il “Corriere del Mezzogiorno” Claudio Signorile lancia la sfida dedicata al “Mezzogiorno Federato”.

Cinque punti programmatici per rilanciare la locomotiva meridionale:

  1. Arrestare il processo di sistematica demolizione del tessuto socio economico del Mezzogiorno;
  2. Federare le regioni del Sud nei poteri e nelle istituzioni, unificando la progettualità interregionale;
  3. Affrontare e risolvere la questione del lavoro per i giovani;
  4. Governare il processo di ritorno ad una economia euro-mediterranea;
  5. Collegare il destino del Mezzogiorno federato all’Europa Unita.

 

6 Ottobre 2020.

Iniziano i lavori tesi alla realizzazione della Costituente per un Mezzogiorno Federato. Qui il link per rivedere il dibattito.

Il tema di rilevante interesse intergenerazionale ha coinvolto, attraverso il webinar, un elevato numero di partecipanti, di molto superiore alle aspettative.

Al dibattito, a riprova dell’interesse generale sul tema,  hanno partecipato le realtà della società civile e molti nomi della politica nazionale e regionale, tra i quali gli ex parlamentari Salvo Fleres e Salvatore Grillo, insieme ai docenti Maurizio Ballistreri e Andrea Piraino.

 

L’incontro, dal quale sono scaturiti temi fondamentali per il futuro d’Italia, ha riproposto sotto nuova luce le carenze strutturali del Meridione.

Al triangolo industriale del settentrione, infatti, si contrappone la inefficiente cartina geografica del sud Italia. Le infrastrutture portanti di un sistema efficiente, quali strade, ferrovie, porti ed aeroporti, sono realizzate senza una visone organica. Manca una politica della logistica tesa a sottolineare una strategica visione dell’Italia euro-mediterranea.

La politica infrastrutturale del Paese, basta guardare la cartina geografica, si è spesso concentrata verso il nord europa, di cui l’Italia è periferia.

Il gap infrastrutturale sofferto dalle regioni meridionali limita, inoltre, le potenzialità del sistema Paese. La ridotta interconnessione tra Nord e Sud svilisce le potenzialità di terre ancora vergini, oltre a comportare la rilevante emorragia di capitale umano.

Dal dibatto scaturisce che il Paese e la sua classe dirigente hanno abdicando al ruolo naturale di “ponte d’oro” tra nord e sud del mondo, di cui l’Italia è interprete naturale.

 

Tema ricorrente attiene alla necessità, per il Sud, di fare squadra e, senza voler ricercare responsabilità che si perdono nel tempo,  la Fondazione Mezzogiorno Federato si propone di rendere l’Italia finalmente unita. 

La consapevolezza che si avvicina il momento della utilizzazione del Recovery Fund e degli altri fondi comunitari sprona ad un dibattito serrato e ad avanzare a tappe forzate. Al vicino appuntamento le Regioni meridionali farebbero bene a presentarsi con obiettivi comuni e strategia condivisa.

Mezzogiorno Federato suggerisce di affrontare la questione con una visione sistemica che guardi a più ampi sistemi strutturali, infrastrutturali e di servizi nel Mezzogiorno.

 

Una lettera è stata inviata a tutti i presidenti di regione del Meridione. Nella speranza che anche il ministro per il Mezzogiorno faccia la sua parte vi proponiamo il testo il testo integrale redatto dal promotore dell’iniziativa:

“Caro Presidente,
entro il 15 ottobre, con la presentazione delle linee guida per la utilizzazione del Recovery Fund e degli altri fondi comunitari, prende avvio il confronto con la UE sulle disponibilità finanziarie ed il loro uso e la definizione al tavolo di governo dei progetti di rinascita e sviluppo. A queste scadenze le Regioni meridionali della convergenza (più la Basilicata), dovrebbero presentarsi unite in obiettivi comuni ed una strategia condivisa.
Il Mezzogiorno non è più periferico e marginale rispetto all’Italia ed all’Europa. In realtà l’Italia cresce di valenza strategica nella politica europea perché il Mediterraneo ha riacquistato una sua intrinseca centralità. Nel complessivo cambio di strategie della UE, le indicazioni contenute nella proposta di Recovery Fund, danno chiaramente priorità al risanamento ed al rilancio del Mezzogiorno, in un contesto di nuova attenzione per l’Europa mediterranea.
Si chiedano interventi definitivi, strutturali, finalizzati ad una svolta di sviluppo che sia strategica e si forniscano le risorse per realizzarle.
Non si può affrontare questo passaggio storico, divisi e dispersi in piccole realtà e in modesti progetti: serve una classe dirigente meridionale consapevole e compatta che porti alla realizzazione quei progetti strategici di valenza comunitaria ed interregionale che modifichino strutturalmente il territorio ed il suo tessuto economico e culturale. Molta materia per le proposte è pronta e le linee principali si rivolgono al sistema della portualità, del trasporto ferroviario e della organizzazione nel territorio di una rete aggiornata di servizi.
Mezzogiorno Federato, nato per unire le eccellenze e le energie del meridione d’Italia si permette di sollecitare una presa di coscienza comune da mettere in pratica nel tempo più breve, al fine di fare pesare ai tavoli decisionali le ragioni di un Mezzogiorno consapevole degli interessi del Paese, ma partecipe, attraverso le sue Regioni ad una comune strategia di rinascita”.

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Riguardo l'Autore

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Polemico, pronto alla sfida e disponibile a mettere in discussione la propria idea. Antonio Musmeci Catania è dottore in Giurisprudenza, indirizzo comparato europeo e transnazionale, presso l'Università degli Studi di Trento. Si laurea nel 2016 con la tesi di ricerca in sociologia del diritto dal titolo: "Decriminalizzazione di alcune attività criminali: La regolamentazione delle sostanze stupefacenti – Nuova politica di contrasto alla macro e micro criminalità organizzata". Ad oggi collabora con il mensile Mondoperaio e con l'Allora! Il giornalino degli italiani in Australia. Dopo una breve esperienza in qualità di sottufficiale della marina mercantile italiana riprende gli studi grazie alla borsa di studio per merito della Fondazione Roma Terzo Pilastro Internazionale e nel 2019 si diploma al master di II livello Lumsa in “Esperti in politica e relazioni internazionali” con la tesi di ricerca in storia del pensiero politico dal titolo: "La democrazia governante, Craxi e la grande riforma - Le resistenze partitiche alla necessità di cambiamento". A seguito dello stage presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento della Pubblica Amministrazione - ufficio per le attività internazionali-, decide di approfondire le tematiche relative al made in Italy attraverso il master in Global Marketing, Comunicazione & Made in Italy realizzato dal Centro Studi Comunicare l'Impresa in collaborazione con la Fondazione Italia Usa. Ad oggi lavora, studia e continua a scrivere per voi!

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