martedì, 26 Ottobre, 2021

Migranti, Amnesty attacca l’Europa: complici degli abusi

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ITALY-IMMIGRATION-REFUGEES-RESCUEAmnesty International accusa i leader europei, e soprattutto l’Italia, di essere consapevolmente complici dello sfruttamento e delle torture che decine di migliaia di migranti subiscono in Libia da parte della guardia costiera sostenuta e addestrata dall’Ue e di coloro che gestiscono i campi di detenzione. L’organizzazione ha diffuso un lungo rapporto intitolato ‘Libia: un oscuro intreccio di collusione’, che descrive come i governi europei, pur di bloccare gli arrivi, con gli accordi culminati nel Memorandum d’intesa del febbraio 2017 tra Italia e Libia e adottato il giorno dopo a Malta dall’Ue, stiano attivamente sostenendo un ramificato sistema di violenza. Amnesty ricorda che quasi mezzo milione di persone è riuscito a raggiungere l’Europa negli ultimi tre anni, mentre più di 10mila sono morte nel viaggio e altre 500mila sono bloccate in Libia.

Qui subiscono “terribili abusi”, su cui i riflettori si sono di recente accesi quando Cnn ha diffuso un video che mostra un moderno mercato di schiavi: uomini vengono battuti all’asta e comprati dal miglior offerente. Ma i migranti subiscono anche violazioni “da parte di ufficiali e forze di sicurezza libici”, gruppi armati e gang criminali, ricorda Amnesty, e “tortura, maltrattamenti e detenzione arbitraria in condizioni spaventose, estorsione, lavoro forzato e uccisioni per mano di autorità libiche, milizie e trafficanti”.

In questo contesto, l’organizzazione ha indagato sul ruolo delle autorità europee. “Le scoperte – si legge nel rapporto – hanno fatto luce sulle responsabilità europee, mostrando come l’Ue e i suoi Stati membri, l’Italia in particolare, abbiano perseguito il loro obiettivo di limitare il flusso di rifugiati e migranti nel Mediterraneo, con poco pensiero” per “le conseguenze su chi è rimasto quindi intrappolato in Libia”. Gli Stati del blocco comunitario, secondo Amnesty, “sono entrati in una serie di accordi cooperazione con le autorità libiche responsabili di gravi violazioni dei diritti umani”. E le loro azioni, sottolinea, “hanno avuto successo: il numero di arrivi in Italia è calato del 67% tra luglio e novembre 2017”, “ma i Paesi Ue non dovrebbero fingere schock o sdegno per il costo umano”. “Non possono sostenere in modo credibile di non essere a conoscenza delle grave violazioni commesse da alcuni responsabili della detenzione e della Guardia costiera libica con cui stanno assiduamente collaborando”, né “di aver insistito su meccanismi e garanzie sui diritti da parte delle autorità libiche perché in realtà non lo hanno fatto”. Quindi, conclude, “sono complici in questi abusi”.

Secondo l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), alla fine di settembre i migranti bloccati in Libia erano 416.556, ma per molte stime il numero sarebbe in realtà molto più alto. Inoltre, altre stime quantificano in 20mila le persone rinchiuse nei centri di detenzione gestiti dalla divisione Dcim del ministero dell’Interno. Altre migliaia sono però imprigionate da gang criminali e milizie, sottoposti a ricatti, estorsione, tortura e violenze, anche sessuali. “In etrambi i casi, le persone sono detenute in modo illegale”, specifica Amnesty International, ricordando che molti centri detentivi restano off-limit per le agenzie internazionali, che quando sono ammesse lo sono soltanto su base occasionale. A proposito dei soccorsi in mare, l’organizzazione sottolinea che “la Guardia costiera libica è stata responsabile di vari incidenti che hanno messo in pericolo la vita dei migranti e degli operatori delle ong in mare”. Tra essi, ricorda il caso della nave Aquarius del maggio 2017, quando l’azione dei libici “causò il panico” e spinse 60 persone a gettarsi in acqua. Più di recente, il 6 novembre scorso, quello della nave Sea-Watch 3, testimoniata da un video e dai volontari che lo hanno esposto alle autorità italiane ed europee. L’intervento dei libici ha contribuito a un bilancio di cinque morti accertati e 50 persone scomparse. “La nave della Guardia costiera libica responsabile dell’incidente sembra essere Ras Jadir, una delle navi Classe Bigliani donate dall’Italia alle autorità libiche”, sottolinea Amnesty. L’Italia, aggiunge, “per garantire che la Guardia costiera libica sia il primo attore a intercettare i migranti e li riporti in Libia, ha anche agito per limitare il lavoro delle ong che conducono operazioni di soccorso in mare, di nuovo con il sostegno di altri governi e istituzioni Ue”.”Aiutando le autorità libiche a intrappolare le persone in Libia senza chiedere che pongano fine alle sistematiche violenze contro rifugiati e migranti o come minimo che riconoscano l’esistenza dei rifugiati, i governi europei stanno mostrando quale sia la loro reale priorità: la chiusura della rotta del Mediterraneo centrale, con poco riguardo per la sofferenza che ne deriva”, ha sottolineato John Dalhuisen, direttore di Amnesty per l’Europa. “I governi europei devono ripensare la cooperazione con la Libia” e “consentire l’ingresso in Europa attraverso percorsi legali, anche attraverso il reinsediamento di decine di migliaia di rifugiati”, “devono insistere che le autorità libiche pongano fine all’arresto e alla detenzione di natura arbitraria di rifugiati e migranti, rilascino tutti i cittadini stranieri che si trovano nei centri di detenzione e consentano piena operatività all’Alto commissariato Onu per i rifugiati”, ha concluso Dalhuisen.

Luigi Grassi

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