martedì, 26 Ottobre, 2021

Milano celebra Diabolik con 500 metri di murales sui Navigli

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Un progetto di street art dall’insolito titolo, soprattutto di questi tempi, di “Un muro che unisce”, sta trasformando Milano nel Distretto del Fumetto. Una iniziativa che, grazie a una serie di giganteschi murales, vuole celebrare quei grandi personaggi inventati proprio da artisti milanesi che hanno contribuito a fare della loro città natale una delle capitali mondiali dell’industria dei comics.

E proprio recentemente un pezzo di Milano si è trasformato in Clerville, la città teatro principale delle straordinarie gesta di Diabolik, senza dimenticarci di Lady Eva Kant, sua inseparabile compagna, nonché preziosa complice in centinaia e centinaia di avventurosi misfatti.

Lunedì scorso, 19 aprile, nei Navigli di Milano, in via Pesto, tra via Tolstoj e via San Cristoforo, alla spalle della chiesetta omonima, è stata inaugurata una serie di murales lunga oltre 500 metri che celebra le gesta del primo eroe del fumetto nero italiano, nato quasi sessant’anni fa dalla fervida fantasia delle sorelle Angela e Luciana Giussani.

La maxi opera va aggiungersi ai 400 metri di murales dedicati a Valentina di Guido Crepax, realizzati in via San Cristoforo sul muro che la collega al Mudec – Museo delle Culture, e che sono stati inaugurati il 17 gennaio dell’anno scorso.

L’idea dei murales è dei giovani di We Run the Streets, con il supporto e la collaborazione del Municipio 6, della Casa Editrice Astorina, del condominio di via Savona 97 (proprietario dei muri), del Mudec – Museo delle Culture di Milano, ed è stata realizzata grazie anche agli sponsor tecnici ed economici NewLac, Consorzio Bramante e Vibrostop, azienda che ha sede proprio al di là del muro su cui sono stati realizzati i murales.

La street art è uno dei punti di forza del progetto di riqualificazione urbana sul quale sta puntando Santo Minniti, presidente del Municipio 6 di Milano, entusiasta dell’iniziativa: «I personaggi dei fumetti – ha dichiarato in occasione dell’inaugurazione dei murales dedicati a Diabolik ed Eva Kant – sono stati capaci di uscire dalla carta stampata ed entrare nell’immaginario collettivo. Oggi, con la realizzazione di un Distretto del Fumetto, ci offrono l’occasione di rendere attrattivo un quartiere fino a pochi mesi fa degradato e inospitale. Oltre ad essere una celebrazione dell’arte del fumetto e della street art, queste opere sono un tributo alla città di Milano perché il muro di Valentina ne celebra la storia, dal secolo di Leonardo da Vinci ai giorni nostri. Mentre Diabolik, con la sua fuga in coppia con Eva Kant, ci accompagna in un tour del nostro Municipio passando anche dal quartiere Barona, Giambellino, Solari e Navigli».

Un successo inarrestabile quello del Re del Terrore, che spazia in diversi settori dell’intrattenimento, con ancora tanta diabolika carne al fuoco. Così, abbiamo colto l’occasione dei murales per intervistare Mario Gomboli. l’attuale editore e direttore generale della Casa Editrice Astorina, uno che Diabolik lo conosce più che bene, dato che ha iniziato a scriverne le avventure sin dal 1966.

 

Come e perché è nata l’idea dei murales?

«Chiariamo subito che non è stata un’idea mia ma dei ragazzi del gruppo We Run the Streets, supportati dal Municipio 6 di Milano, che già avevano realizzato un meraviglioso murale dedicato a Valentina di Crepax. Ma la possibilità di vedere Diabolik e Eva raffigurati su un muro lungo decine di metri ha subito affascinato la redazione, e con entusiasmo abbiamo sostenuto il progetto. A Diabolik la carta stampata è sempre “andata stretta”, non a caso ne è uscito per diventare film, cartoni animati, abbigliamento e gadget di ogni genere. Mancava solo un murale, forse la forma d’arte più popolare oggi esistente… e Diabolik è un fumetto popolare».

 

Tu sei il timoniere di uno dei più grandi successi mondiali dei comics, perché sono pochi i personaggi che, dal dopoguerra in poi, possono vantare una così lunga vita editoriale, con la produzione di storie inedite che è arrivata ai giorni nostri. Come spieghi la popolarità di Diabolik?

«Diabolik è nato e cresciuto bene. Le sorelle Giussani hanno dato vita a un personaggio a tutto tondo, ricco di infinite sfaccettature caratteriali e di potenzialità narrative. E hanno avuto l’idea geniale (e sessant’anni fa assolutamente inedita e innovativa) di affiancargli Eva Kant, compagna e complice alla pari, altrettanto interessante e stimolante per chi deve inventarne le avventure. Altrettanto importante è l’evoluzione che le Autrici hanno imposto alle loro creature, rinnovandone anno dopo anno le caratteristiche, pur mantenendole coerenti a se stesse. Un insegnamento e una logica editoriale ancor oggi seguiti da chi ha preso in mano il loro testimone e porta avanti la loro “avventura”».

Come casa editrice, avete sofferto la pandemia? Cioè i lettori vi sono stati fedeli oppure le vendite sono diminuite? E, stante anche la chiusura di molte edicole avvenuta in questo periodo di emergenza, che futuro ipotizzare per il mercato del fumetto?

«In realtà gli “arresti domiciliari” cui la pandemia ha costretto gli italiani hanno favorito un ritorno alla lettura, dei libri come dei fumetti. Ai nostri fan storici, lo zoccolo duro su cui poggiano le nostre vendite, si sono aggiunti nuovi lettori e collezionisti. La chiusura di molte edicole è stata in buona parte compensata dalle vendite online e da quelle nei centri commerciali, pertanto non ci ha particolarmente danneggiato. Né, riteniamo, influirà sul nostro futuro. Futuro che comunque dovrà essere costruito mese dopo mese, continuando a fornire al pubblico il prodotto di buona qualità cui l’abbiamo abituato».

 

Annunciato per dicembre scorso, “Diabolik”, il film dei Manetti Bros, è stato rimandato sempre a causa della pandemia. Quando uscirà nella sale? C’è già una data precisa o, magari, state pensando allo streaming?

«Decisioni come la data di uscita del film o l’eventuale streaming esulano dalle nostre scelte e competono al distributore e al produttore, RAI Cinema. Personalmente riterrei più gratificante vederlo nelle sale (quando apriranno e riprenderanno ad essere frequentate) perché le riprese cui ho assistito e quelle che ho potuto vedere meritano indubbiamente il grande schermo».

 

“Il Re del Terrore”, il leggendario primo numero, è uscito nel novembre 1962. Quindi, l’anno prossimo Diabolik compirà 60 anni, vissuti pericolosamente e sempre sulla cresta dell’onda. Sicuramente sarà un anno di celebrazioni diabolike. Puoi darci qualche anteprima?

«Festeggiammo il cinquantesimo con una grande mostra ospitata dal Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano. Per il sessantesimo stiamo selezionando una sede altrettanto prestigiosa. Ma sono in programmazione altri spettacolari eventi un po’ in tutta Italia, presso musei, biblioteche e persino centri commerciali.
Non sono ancora in grado di entrare nel dettaglio, ma posso assicurare che sarà un anno spettacolare, non solo per i lettori (cui saranno dedicate edizioni particolari) ma anche per chi non ne ha mai letto un fumetto eppure sa che Diabolik esiste ed è curioso di saperne di più».

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