domenica, 19 Settembre, 2021

Montenegro, il nuovo metropolita e l’intromissione serba

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Per Milo Dukanovic, Presidente del Montenegro, quanto è accaduto domenica 5 settembre può essere visto con l’esempio del bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto.
Fa parte della prima ipotesi il fatto che Cetinje, la vecchia capitale, sia stata invasa da migliaia di montenegrini decisi a impedire la cerimonia di insediamento del nuovo metropolita serbo ortodosso Joanikije da lui considerata un’intromissione inaccettabile in quella città, culla della chiesa ortodossa montenegrina (non riconosciuta da Belgrado) e simbolo dell’indipendenza del Montenegro. E anche dal punto di vista politico segno di nuova vitalità sua e del suo partito socialdemocratico (oggi diremmo di orientamento liberale) per la prima volta non più in grado di formare un Governo dopo le ultime elezioni politiche.
Vedere poi il metropolita, costretto ad arrivare in elicottero perché gli accessi stradali a Cetinje erano bloccati dai dimostranti, una volta atterrato, essere scortato da decine di agenti armati di tutto punto per arrivare in chiesa, e una volta uscito dopo la cerimonia di insediamento, ripartire in tutta fretta per Belgrado mentre le forze dell’ordine lanciavano centinaia di lacrimogeni sui manifestanti sparando a salve ad altezza d’uomo, con i video di ripresa che si sono diffusi in poche ore a livello internazionale, ha sicuramente rappresentato per il Presidente montenegrini una sorta di ricomparsa politica a tutti gli effetti. Ma c’è anche il rovescio della medaglia. Il bicchiere mezzo vuoto appunto. Ecco, vedere nella capitale Podgorica, alla presenza dei rappresentanti governativi, migliaia di persone applaudire con tifo da stadio il metropolita Joanikije che annunciava la sua volontà di recarsi a Cetinje per l’insediamento ha, se non altro, certificato una sensibilità diversa del popolo montenegrino. Una spaccatura in uno Stato, non dimentichiamo con poco più di 600.000 abitanti, che dà una dimensione particolare e contrastante ai fatti accaduti. E dopo tutto, pur con schieramenti di polizia e corpi speciali, l’ordine è stato garantito, non si hanno notizie di vittime e l’insediamento di Joanikije è avvenuto regolarmente. Non vi sono stati gli ammutinamenti delle forze dell’ordine auspicati dagli organizzatori della protesta. Lo stesso Dukanovic, pur prendendo le parti dei manifestanti ha dovuto moderare i toni per evitare di essere messo sotto accusa da un Parlamento che non controlla più.
La Serbia con il suo Presidente Vucic ha reagito con fermezza ma con misura e le reazioni a livello occidentale (Usa e Europa) non sono state quelle sperate da Dukanovic e cioè si sono limitate ad un invito alla calma senza dare solidarietà al Presidente montenegrino. Nei prossimi giorni si vedrà se quanto accaduto il 5 settembre potrà essere considerato il canto del cigno di Dukanovic o se il suo forte richiamo all’indipendenza del Montenegro continuerà a incendiare lo scenario politico del Paese. Ma al di là dei tentativi di strumentalizzare il malcontento da una parte o dall’altra, saranno i prossimi test elettorali la cartina di tornasole per comprenderne gli umori della gente e per sapere se il motivo fondamentale propulsore dell’attuale Governo di Krivokapic e cioè l’eliminazione politica di Dukanovic sia ancora valido.


Alessandro Perelli

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