martedì, 26 Ottobre, 2021

Montenegro, Milo Dukanovic gioca l’ultima carta

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È forse l’ultima carta in mano a Milo Dukanovic per riconquistare il potere esecutivo perduto nelle ultime elezioni politiche che hanno determinato un Governo, guidato da Zradvko Krivokapic con i socialisti per la prima volta all’opposizione. È la guerra tra le due Chiese ortodosse che il prossimo cinque settembre rischia di trasformarsi in vera e propria contesa politica interna. Nei pochi mesi di Governo, Krivokapic ha superato senza danni una situazione estremamente difficile. La maggioranza risicatissima di cui godono in Parlamento i tre partiti che hanno dato origine alla coalizione, con l’appoggio di alcuni seggi delle minoranza etniche, ha tenuto superando i problemi derivati dalla crisi economica, ampliata dalle conseguenze della pandemia da coronavirus, dal debito contratto con la Cina per la realizzazione della nuova autostrada, reso più agevole dall’intervento di alcuni istituti bancari occidentali e dalla collocazione internazionale del Paese confermando l’adesione alla NATO e la volontà di entrare nell’Unione Europea facendo passi avanti sulle riforme e sui criteri richiesti. Anche i recenti test elettorali amministrativi avevano sostanzialmente ribadito l’esito delle elezioni politiche. A Dukanovic, rimasto Presidente della Repubblica e punto di riferimento dei socialisti ora all’opposizione rimanevano il controllo di vasti apparati dello Stato che permettevano, tra l’altro, di avere un ruolo prioritario per quanto riguarda gli investimenti esteri il che spesso significava una compartecipazione se non altro politica in grandi operazioni di business legate in particolare al settore turistico. La presenza in Montenegro di capitali anche americani e i viaggi che lo stesso Dukanovic aveva effettuato negli Stati Uniti avevano fatto poi supporre un rapporto di intensa collaborazione con i vertici politici Usa. Ma Krivokapic era riuscito a tranquillizzare l’alleato Usa nonostante la presenza importante del partito filo serbo nel suo Governo anche con alcuni gesti concreti come le dichiarazioni a favore della indipendenza del Kosovo e sulla strage di Srebrenica. Ecco allora che l’insediamento del nuovo metropolita della Chiesa ortodossa serba in Montenegro Joanikije, prevista il cinque settembre a Cetinje rischia di diventare la miccia che potrebbe accendere notevoli tensioni interne che potrebbero trasformarsi in una occasione di crisi politica e quindi di nuova vitalità per Dukanovic e i socialisti. Infatti questo insediamento, per giunta fatto a Cetinje, vecchia capitale del Paese, e non a Podgorica, ha suscitato notevole malcontento tra i nazionalisti montenegrini che lo hanno visto quasi come un attacco a quella indipendenza ottenuta proprio dalla Serbia. Una offesa ai luoghi sacri del Montenegro da parte di chi non riconosce la Chiesa ortodossa montenegrina che proprio a Cetinje ha il suo quartier generale. La richiesta e quella di spostare la cerimonia in altra sede minacciando disordini e grandi manifestazioni. Su ciò si è introdotto immediatamente Milo Dukanovic accusando il Governo di non fare gli interessi dei montenegrini e soffiando sul fuoco della protesta. Del resto il precedente Governò socialista aveva già tentato di penalizzazione la Chiesa ortodossa serba con la legge che confiscava proprietà ecclesiali consegnandole allo Stato.

 

Alessandro Perelli

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