martedì, 3 Agosto, 2021

Montenegro, tra Cina e riforme necessarie per entrare in Ue

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Mai niente di quello che succede di rilevante in Montenegro accade per caso o per motivazioni esclusivamente tecniche. Il Paese, dopo la storica esautorazione dal potere esecutivo dei socialisti di Milo Dukanovic, tuttora Presidente della Repubblica, sta vivendo un periodo travagliato. La nuova maggioranza parlamentare, formata daila coalizione dei partiti guidati nuovo Premier Zradvko Krivokapic,si regge per un solo voto ed è continuamente sotto gli attacchi dei socialisti che posseggono ancora il controllo di alcune fonti di informazione e di vasti settori dell’apparato amministrativo. La pandemia da coronavirus ha portato a un crollo degli introiti nel settore turistico che ha sempre costituito il polmone principale dell’economia che attraversa una preoccupante crisi determinata anche da un crollo dell’attività produttiva con conseguente aumento della disoccupazione. Il Paese ha bisogno delle riforme necessarie richieste dall’Unione Europea per arrivare a quella adesione che ha costituito l’obiettivo dichiarato sia del Governo precedente che di quello attuale. Non è cambiata, nonostante alcune preoccupazioni in proposito essendo il partito filoserbo la principale forza politica della nuova maggioranza, la scelta occidentale del Montenegro che è entrato a far parte della Nato. In questa situazione il problema principale che si è trovato a dover affrontare Krivokapic è stato quello di far fronte all’ingente debito contratto con la Cina (tramite il colosso statale China Road end Bridge Group) per la costruzione dell’autostrada che collega il porto di Bar con la Serbia, infrastruttura considerata indispensabile per i traffici commerciali e anche per i collegamenti interni visto lo stato deficitario della viabilità. Un prestito di un miliardo di euro, quello di Pechino, che con questo intervento aumenta la sua influenza nei Balcani, concesso, in era Dukanovic, nel 2014 e che conta quasi un quarto del PIL montenegrino. Le casse pubbliche non hanno retto a questa esposizione e infatti, poche settimane fa è giunta la richiesta all’Unione Europea di subentrare a Pechino concedendo un tempo più ampio per la restituzione. C’è stata una risposta negativa, soprattutto di ordine tecnico. Bruxelles ha spiegato di non potere ripagare obbligazioni contratte da un Paese terzo. Ma la politica non si è fatta da parte: il Montenegro dal punto nei vista strategico è troppo importante per l’Occidente per lasciarlo scivolare verso un collasso economico di tali dimensioni. E così alcuni istituti bancari francesi e americano sono intervenuti per permettere, attraverso una complessa manovra finanziaria, di dimezzare gli interessi sulle rate da rimborsare a Pechino. Si tratta, in sostanza, di una salutare conversione del debito per Podgorica che consentirà ai montenegrini di completare i lavori di costruzione dell’autostrada senza essere assillati dal giogo di Pechino, che avrebbe provocato la bancarotta economica. Si tratta altresì di un segnale geopolitico importante che cerca di arginare l’influenza cinese in continua espansione nei Balcani. Ed è significativo che ciò avvenga in Montenegro in questo momento quasi a significare una patente di credibilità per il nuovo Governo in una situazione politica che rimane problematica per il Premier Krivokapic alle prese sempre con il problema di conservare la maggioranza in Parlamento. Lo si è visto proprio recentemente quando il Governo ha riconosciuto il genocidio dei serbi per i fatti di Srebrenica creando notevoli malumori all’interno della coalizione, subìto sfruttati dai socialisti.


Alessandro Perelli

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