sabato, 23 Ottobre, 2021

Morire per l’Europa. Il sacrificio di Eugenio Colorni

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“Mi era sempre sembrato molto ingiusto che, malgrado il suo sacrificio, il suo nome non apparisse più la gran parte delle volte in cui si parlava di Ernesto Rossi e Altiero Spinelli”, aveva risposto su Facebook l’europeista francese Bernard Barthalay, molto lieto di apprendere che il 28 maggio sarebbe stato commemorato a Roma Eugenio Colorni, militante del socialismo e del federalismo europeo.
Un bel gesto, in effetti, e doveroso, è stato quello di coloro che venerdì scorso si sono raccolti sotto la targa posta al numero 20 di via Livorno, a due passi da Piazza Bologna, lì dove il 28 maggio del ’44 Colorni venne ferito a morte da membri della banda Koch, pochi giorni prima della liberazione della città. Nella circostanza la grandezza della figura di Colorni è stata confermata da ospiti d’eccezione, ben lieti di rievocare il dirigente partigiano, caporedattore dell’Avanti! e coautore del Manifesto di Ventotene, da lui pubblicato clandestinamente a Roma nel gennaio ’44. Fra gli altri, Renata, figlia di Eugenio e di Ursula Hirschmann (anch’essa assai lodata nel post di Barthalay); Silvia Costa, vicepresidente dell’Associazione nazionale partigiani cristiani; Valdo Spini, leader socialista, ex parlamentare e ministro, oggi presidente dell’Associazione delle istituzioni culturali italiane e della Fondazione Circolo Rosselli; Fabrizio De Sanctis, presidente dell’Anpi del Lazio, Eric Jozsef, giornalista di Libération e animatore di “EuropaNow”!, ed Aladino Lombardi, storico della Resistenza.
Si è trattato di un incontro davvero coinvolgente per gli astanti, provvisti di bandiere europee, federaliste e partigiane, al quale il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e la senatrice Liliana Segre hanno fatto pervenire i propri partecipi messaggi. Coinvolgente al punto da attirare sul luogo anche Roberto Gualtieri, docente di Storia contemporanea, ex deputato europeo e da poco ex ministro, nonché attuale candidato a sindaco di Roma. Il suo intervento ha impreziosito ulteriormente il ritratto di Colorni esposto dalle personalità intervenute, dedicatesi ad illustrare le doti eccezionali del trentacinquenne milanese caduto per la democrazia e per l’Europa. Assai creativo docente di filosofia, responsabile del Centro interno socialista, confinato politico anche per ragioni razziali (fra i suoi parenti figurano i Sereni e i Pontecorvo), Colorni sarebbe stato nel ‘43 uno dei fondatori del Movimento federalista europeo, prima di dedicarsi alla Resistenza militante nella Roma occupata dai nazisti.
Ma non che l’evento commemorativo si sia limitato alla cerimonia della mattina. Ad offrire un quadro ancora più ricco, diremmo scientifico, di tanta materia biografica, culturale e politica, si è aggiunto nel pomeriggio un seminario on-line, condotto da Francesco Gui, docente di Storia moderna, preceduto dall’introduzione di Giorgio Benvenuto, assai noto ex segretario della Uil e del Psi, e di Daniela Felisini, presidente dell’Associazione universitaria di studi europei, insieme ad Emanuele Bernardi, collega di Gualtieri in Sapienza Università di Roma. Ad illustrare il pensiero filosofico di Colorni, la sua conoscenza di Leibniz, il suo dialogo con gli ambienti intellettuali e in particolare con Croce, non privo di critiche, nonché la sua innovativa esperienza in terra tedesca è stato lo storico Maurizio degl’Innocenti, in concorso con Luca Meldolesi, che ha illustrato la ricca bibliografia di Colorni da lui curata ed edita in più volumi, sottolineando tra l’altro l’importanza del rapporto con Albert Hirschmann.
Il biografo di Spinelli, Piero Graglia, si è soffermato invece sul dialogo fra Colorni, Rossi e Spinelli nella fase di elaborazione del Manifesto per un’Europa libera e unita, sottolineando l’originalità dell’apporto del primo, futuro autore della prefazione all’edizione clandestina del ’44, il quale affermava con forza la necessità della partecipazione dei popoli all’obiettivo dell’Europa federale, compreso, con qualche ingenuità, quello russo. Non meno carico di significato e di vivace creatività l’intervento di Antonella Braga, studiosa di Ernesto Rossi e ben altro, la quale ha illustrato sotto una pluralità di aspetti la complessa esperienza dell’elaborazione del progetto federalista vissuta dai protagonisti della vicenda. La conclusione ha visto gli interventi di due giovani studiosi assai apprezzati e citati: Antonio Tedesco, direttore scientifico della Fondazione Nenni, esperto del ruolo del cofondatore del Psiup, quale fu Colorni, nella Resistenza romana, e Giulia Vassallo, dottoressa di ricerca della Sapienza, conoscitrice delle fonti archivistiche riguardanti gli autori e l’elaborazione del Manifesto di Ventotene, di cui quest’anno ricorrono gli 80 anni della formulazione originaria, avvenuta nel ’41, durante il confino.
Il seminario si è concluso con le parole di Colorni, ovvero con la commossa lettura da parte di Renata, la figlia di Eugenio, di una sorta di auto-necrologio del padre, seppur dedicato alla giovane vittima delle Fosse Ardeatine Giuseppe Lopresti. Tutti gli interventi restano accessibile su questo indirizzo: <https://youtu.be/WKUWW2KVoiI>
Promotore dell’iniziativa è stato Francesco Gui, coordinatore della rete “l’Università per l’Europa”, insieme al Movimento federalista europeo di Roma e del Lazio e a Simone Cuozzo, con l’insostituibile concorso di Antonio Tedesco e il patrocinio di Anpi, Ause e Fondazione Turati. Un grazie particolare va rivolto al Municipio II di Roma, anch’esso patrocinante, ed in particolare all’assessore alla Cultura e alla Memoria, Arianna Camellini, intervenuta all’incontro della mattina. Tra i partecipanti anche l’ex presidente della Regione Lazio, Gabriele Panizzi, il presidente del Centro italiano di formazione europea, Raimondo Cagiano, e Cristiano Zagari, dalle note competenze sui temi europei.

 

Silvana Cirillo e Francesco Gui

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