domenica, 13 Giugno, 2021

Moro go home

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Recentemente nella sua rubrica su “la Repubblica”, Corrado Augias, rispondendo alla lettera del nostro compagno Melandri, elenca una serie di riforme importanti promosse dal centro-sinistra storico tra i decenni 1960 e 1970, presentandole come frutto di tutto il campo progressista. Il problema è che spesso furono osteggiate dal PCI, alcune accettate, altre ottennero solo l’astensione comunista come per lo Statuto dei lavoratori. Poi Augias parla di altre occasioni perdute per la sinistra: se avesse letto il libro della sua collega Miriam Mafai , che porta un titolo senza mezzi termini, “Dimenticare Berlinguer”, avrebbe trovato anche lì un elenco lungo di cose perdute, e anche di perdizioni, dovute a quel segretario. Augias comunque va avanti con una serie di altri “se”, riferiti ad occasioni sfumate, per citare infine tra quei “se” incompiuti: “se Moro e Berlinguer”… Sì, se Berlinguer avesse fatto qualcosa per salvarlo, come provò a fare Craxi, forse le cose sarebbero andate meglio. Invece il PCI non si mosse per evitare che fosse sacrificato alla “linea della fermezza”, anzi si distinse per promuovere quella linea: una linea che nessun paese democratico pratica forsennatamente, affidandosi piuttosto a operatività volte a salvaguardare la vita messa in pericolo. Con Moro quella volta il PCI non fu gentile, come peraltro non lo era stato in precedenza: c’è un manifesto comunista del 1968 che invoca “Moro go home”….

 

Nicola Zoller

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