martedì, 15 Giugno, 2021

Morti sul lavori non più tollerabili

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Diciamolo subito: noi socialisti, eredi delle lotte per il lavoro sappiamo quanto sia difficile stare a sentire tante parole dopo la morte, tragica e rabbrividente come quelle documentate dalla cronaca dei giorni scorsi.
A prato la giovine Luana, madre e lavoratrice felice, impegnata a fare turni per trasferire le fatiche nella ricerca della sua felicita:figlio, fidanzato, Parigi e il cinema.
A Busto Arsizio un uomo di quarantanove anni che, come ricorda la vedova” faceva turni pesanti e si lamentava perché non assumevano, ma il lavoro era la sua soddisfazione”.
Non c’è spazio per lacrime, per parole solite e di prammatica:due vittime al giorno e una serie di infortuni sul lavoro che continua a crescere.
La solidarietà alle famiglie che non potranno avere i loro cari, per quei figli in divenire nella società deve manifestarsi concretamente.
Le istituzioni debbono far sì che gli ispettori del lavoro funzionino e non accettino né ritardi né impedimenti di ogni ordine e grado affinché le aziende rispondano allo slogan giusto e severo dei sindacati:pretendiamo zero morti sul lavoro.
Ma c’è un punto su cui non si scherza:non si può tollerare che la competitività aziendale nel mercato interno e con l estero sia pagata dal lavoro.
Ridurre il costo del lavoro, cioè sfruttare i lavoratori per ottenere competitività non è tollerabile.
Lo Stato e il governo debbono produrre politiche industriali, finanziarie perché innovazioni, contributi alle imprese, politiche fiscali mirate a controllare i profitti ad aiutare lo sviluppo dando al lavoro e al lavoratore la centralità. La sinistra di governo si misura da qui.
La vita non è prodotto scambiabile e utilizzabile nel calcolo del costo del prodotto a variabile indipendente. Ancora:c è un ritardo da colmare.
Il mondo del lavoro non ha bisogno di regali, di commemorazioni, ma deve partecipare direttamente nella costruzione, gestione del ciclo produttivo. Nelle grandi aziende è in fase attuativa nonostante la globalizzazione. Nella piccola e media impresa e nel l’artigianato deve partire un grande movimento che affronti serenamente, ma concretamente il tema di come evitare che il profitto sia ottenuto in modo scorretto contando sulla fame di lavoro e di mercificazione dei sacrifici per aumentare i salari reali.
Noi non possiamo dimenticare di lottare anche in pochi, ma presenti in tutto il Paese per questo mondo che ha bisogno di giustizia e di solidarietà.
Luana e Cristian non sono morti invano se noi, con tanti altri riprendiamo la lotta ad ogni livello.
Nelle tragedie deve emergere solidarietà, senso del dovere e rispetto assoluto delle regole scritte in Costituzione.

Paolo Cristoni
già deputato sociali

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