mercoledì, 27 Ottobre, 2021

Forconi, la denuncia: «A Roma sinni fùttino di noi, faremo casino»

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Le pompe di rifornimento sono ormai a secco. E sembrano inutili, laddove ancora si vedono, le file interminabili di macchine e motorini nei distributori per avere un goccio di carburante. I mercati e i supermercati hanno gli scaffali vuoti e generi come frutta e verdura sono merce introvabile. Qualcuno lamenta casi di speculazione e mercato nero sia della  benzina che dei generi alimentari. Mentre a Mazara Del Vallo fioccano le denunce di furti di carburante direttamente dalle auto.

I MOTIVI DELLA PROTESTA – Il movimento dei «forconi» ha messo la Sicilia in ginocchio. E non è detto che la fine del blocco dei tir, attesa per mezzanotte, allevi in modo deciso la situazione. Caro benzina, caro assicurazioni, aumento generale delle tasse, insufficienza del sistema infrastrutturale viario: le cause del malcontento degli autotrasportatori sono tante. E si saldano con la protesta degli agricoltori e dei pescatori. I primi denunciano prezzi imposti di vendita da fame (ma poi la filiera li gonfia fino al consumatore finale), i secondi si scagliano ancora contro il caro gasolio e contro i fermi-pesca obbligatori.

LA TESTIMONIANZA – «Vogliamo fare una rivoluzione culturale perché qui non si può più andare avanti – dice all’Avanti! online un autotrasportatore del messinese che chiede l’anonimato – Io percorro in media 200-300 km al giorno e a fine serata mi restano 10 o 20 euro per mangiare. Mi dispiace per i disagi che stiamo creando, ma tanto a Roma sinni fùttino (se ne fregano) di quello che succede qua e l’unico modo per farsi sentire è fare casino». Dal punto di vista della circolazione, la situazione peggiore è proprio nel cuore della Sicilia: presa di mira la statale 624 Palermo-Sciacca, blocchi sono presenti anche sulla 115 e sulla 114 all’altezza di Acireale. A Catania è stato interdetto l’ingresso in porto ai mezzi pesanti. Fuori uso pure gli svincoli di Avola e Lentini dell’autostrada Siracusa-Catania. Mentre un presidio anima la statale 113 all’altezza di Milazzo. A Messina, infine, pesa il blocco dei caselli autostradali.

IL SOSTEGNO LOCALE – Nelle grandi città scarseggiano i beni di prima necessità e la gente inizia a centellinare la benzina che ha in serbatoio. E’ chiuso il mercato ortofrutticolo di Vittoria, uno dei più importanti della Sicilia. Mentre la situazione è già di vera emergenza nelle isole, Eolie in testa. Il movimento dei «forconi», comunque, gode di ampio sostegno nella popolazione locale e molti, anche sui social network, dicono in queste ore di essere pronti ad affrontare qualche sacrificio pur di vedere la protesta andare avanti. Nel frattempo ai camionisti e agli agricoltori si stanno aggiungendo studenti, commercianti, disoccupati. Il governatore siciliano Raffaele Lombardo ha avuto un lungo colloquio telefonico con il premier Mario Monti e questa settimana dovrebbe volare a Roma per un faccia a faccia a Palazzo Chigi.

RISCHIO INFILTRAZIONI – E’ il vecchio ribellismo siciliano, venato di pulsioni separatiste, che torna a galla? Forse non solo.La Digos sta indagando su infiltrazioni di estremisti di destra e sinistra. Ma il movimento si è indispettito soprattutto per le dichiarazioni dei giorni scorsi di Ivan Lo Bello, presidente di Confindustria Sicilia, che ha parlato di possibili inquinamenti mafiosi a danno della protesta. Gli imprenditori dell’Isola hanno anche presentato un dossier al procuratore nazionale antimafia Piero Grasso e l’attenzione si concentra soprattutto sul controllo criminale della filiera agroalimentare, dai terreni alla produzione e fino alla distribuzione nei supermercati. Le città più a rischio sarebbero Augusta e Lentini, quelle in cui la protesta ha avuto una particolare veemenza. In ogni caso, ora si teme è che il virus dilaghi nel resto della Penisola. Dalla Calabria giungono attestazioni di solidarietà al movimento, qualcosa si muove in Puglia e gli agricoltori del Lazio hanno minacciato di prendere esempio dai colleghi siciliani già a partire da domenica.

 

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