venerdì, 14 Maggio, 2021

Myanmar, cresce il pericolo che si trasformi in un nuovo Tibet

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C’è una ragione ben precisa che spiega il diritto di veto utilizzato dalla Cina per bloccare la condanna dell’ONU per il colpo di stato militare avvenuto in Myanmar il primo febbraio. E non è una ragione ideologica. Il regime comunista nei Xi Jimping considera il Myanmar strategico per la sua espansione economica e geopolitica, è di gran lunga il suo più importante partner commerciale,e attraverso il suo territorio aumenta la propria influenza verso l’Oceano Indiano e il Sud Est asiatico. In questo gioco degli equilibri internazionali il generale Myint Swe cerca una qualche solidarietà che gli permetta di reggere alle manifestazioni di protesta immediatamente scoppiate nel Paese. Decine di migliaia di cittadini sono scesi in piazza a Yangon e in molte altre località per gridare la loro protesta contro quanto avvenuto e per chiedere la liberazione del premio Nobel Aung San Suu Kyi, leader del National League for Democracy, e degli altri arrestati. Questo partito aveva vinto largamente le elezioni politiche ma era stato accusato di brogli dai militari. Il  coprifuoco e le misure di restrizione contro la pandemia da coronavirus non hanno fermato neppure le proteste notturne delle persone che, in segno di dissenso,  sbattono rumorosamente padelle e altre masserizie domestiche. Il generale Myint Swe, autoproclamatosi Presidente ad interim del Paese, continua a promettere un periodo di transizione fino a nuove elezioni politiche non ancora fissate e nel frattempo rivolge inviti alla calma e alla pacificazione nazionale. Non si conosce ancora il numero degli arrestati né delle vittime ma  associazioni internazionale presenti  sul territorio indicano in centinaia le persone rinchiuse in prigione dai militari. La sede della National League for Democracy a Yangon è stata devastata e saccheggiata. L’ accesso a Internet, che era stato bloccato al momento del golpe è stato ripristinato in modo parziale ma rimangono ancora inutilizzabili le piattaforme dei social network. Intanto la Nuova Zelanda è il primo  Paese al mondo a isolare la Giunta militare birmana . La Premier Jacinda Ardern ha deciso di interrompere le relazioni diplomatiche con il Myanmar. Gli Usa hanno chiesto inutilmente di poter incontrare  Aung San Suu Kyi, attualmente agli arresti domiciliari. Anche Papa Francesco, al termine della preghiera dell’Angelus di domenica scorsa ha espresso la sua preoccupazione per quanto sta avvenendo  assicurando la sua vicinanza spirituale al popolo birmano augurandosi che i suoi governanti attuino le condizioni per una serena convivenza. Le previsioni sul futuro sono estremamente incerte. Il ritorno alla normalità promesso dai militari per ora rimane una chimera. Vi è il pericolo  che il Myanmar possa diventare un nuovo Tibet, o che divampi una guerra civile tra le etnie presenti . Ma vi è anche il timore che sui fatti accaduti  pesino enormemente gli interessi  economici legati alla coltivazione e vendita della droga birmana,  al commercio delle ingenti quantità di pietre preziose come rubini e zaffiri, alla vendita del legname pregiato.

 

Alessandro Perelli

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