mercoledì, 16 Giugno, 2021

Napoleone Bonaparte a due secoli dalla morte

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Due secoli fa, il 5 maggio 1821, moriva Napoleone Bonaparte, generale e imperatore francese, protagonista della storia europea tra fine settecento e inizio novecento. Morì lontano dalla sua patria, in esilio sull’isola di Sant’Elena, al largo delle coste africane di Angola e Namibia. Quando la notizia arrivò nel vecchio continente Alessandro Manzoni gli compose la famosa ode “Il 5 maggio” recitata magistralmente da Vittorio Gassman. Anche quando era in vita, Napoleone ispirò letterati e artisti, persino compositori come Ludwig Van Beethoven, che dedicò la sinfonia numero 3, la Eroica, alla sua prima campagna militare in Italia, nel 1796.
Era il periodo delle conquiste e dei trionfi quando Napoleone Bonaparte, con la sua superiorità militare e strategica alimentata da continue vittorie, cambiò la geografia politica dell’Europa.

 

Le celebrazioni del bicentenario

Oggi, per le celebrazioni del bicentenario della sua scomparsa sono stati organizzati eventi in molti Paesi, soprattutto in Francia e in Italia: mostre, concerti, dibattiti, rievocazioni storiche e numerose visite nei luoghi dove Napoleone scrisse la storia.
Per approfondire la sua personalità e scoprire aneddoti, successi e fallimenti, il portale ‘Wisits’ ha organizzato per le 21 del 5 maggio un tour virtuale guidato: è sufficiente prenotarsi sul sito wisits.com e viaggiare con un’esperta ricercatrice nei luoghi di Napoleone, ripercorrendo le tappe della sua vita con tanti aneddoti e una particolare attenzione alla città di Milano, dove nel 1805 Napoleone si incoronò imperatore e che fece diventare con Parigi una delle capitali d’Europa.
Nato ad Ajaccio il 15 agosto 1769 da una famiglia di origine genovese, sono tanti i luoghi che testimoniano il suo passaggio, ma in particolare, quattro isole fanno parte della sua storia: Sant’Elena per l’esilio, la natale Corsica, l’isola d’Elba dove risiedette per più di un anno e l’isola d’Aix, rifugio francese dopo la sconfitta di Waterloo. Della sua città natale Ajaccio, Bonaparte diceva: “Potrei riconoscerla a occhi chiusi dal soave profumo della sua macchia”.

 

La casa natale trasformata in un museo

Il capoluogo della Corsica è in effetti circondato dalla vegetazione mediterranea e da un intenso aroma di salsedine. Ad Ajaccio sono tanti gli omaggi al celebre concittadino: un’enorme statua in bronzo su place de Gaulle (chissà perché non è chiamata piazza Bonaparte); il monumento dei Jardins du Casone con le iscrizioni che ricordano le sue numerose battaglie; la fontana con i quattro leoni in marmo che fa da basamento a un’altra sua statua realizzata dallo scultore Giovanni Maglioli; e a rue Bonaparte la casa natale, trasformata in un museo con arredi, mappe e oggetti personali.
Il 4 maggio 1814 Napoleone sbarcò a Portoferraio, sull’isola d’Elba, dove risedette fino al 27 febbraio 1815. Qui è possibile seguire le tracce della sua permanenza e i tanti eventi che per tutto il mese di maggio l’isola toscana dedica all’illustre ospite, in collaborazione con la Federazione europea delle Città napoleoniche (napoleoncities.eu), associazione che riunisce le città la cui storia è stata influenzata da Napoleone, e la Route Napoleon (route-napoleon.com), strada di 314 chilometri che prende il nome dal percorso intrapreso da Napoleone nel 1815 al suo ritorno dall’Italia. Tra i luoghi napoleonici da non mancare sull’isola d’Elba ci sono le sue residenze: a Portoferraio la palazzina dei Mulini, che faceva parte del sistema difensivo delle fortezze medicee e dove oggi sono esposti busti, oggetti e arredi personali; villa san Martino nell’entroterra, dove doveva andare a vivere con la moglie Maria Luisa, che però non lo raggiunse mai. Ci sono anche le stanze tra le mura di Forte san Giacomo a Porto Azzurro, e a Rio, accanto alla sede del museo del Parco Minerario, un’antica villa dove Napoleone alloggiò. A Portoferraio, infine, fece costruire sull’antica chiesa sconsacrata del Carmine il teatro dei Vigilanti: fu qui che la sorella, Paolina Bonaparte, organizzò il 26 febbraio 1815 il ballo di Carnevale per nascondere la fuga di Napoleone in Francia. Qui a luglio dello stesso anno si recò sulla piccola isola di Aix per trascorrervi gli ultimi 3 giorni prima di imbarcarsi con la Bellerophon per il definitivo esilio a Sant’Elena. Napoleone arrivò a l’isola d’Aix, al largo della costa atlantica della Charente Maritime, dopo la sconfitta di Waterloo. L’isola era vicino a Rochefort, all’epoca sede dell’arsenale militare francese e da dove Bonaparte sperava di salpare verso gli Stati Uniti. Ma non ci riuscì e si consegnò, pronto per l’esilio, per proteggere dagli inglesi l’arsenale di Rochefort e la sua rada, dove Napoleone aveva fatto costruire un’area fortificata con bastioni e cittadelle. Oggi la minuscola isola è un paradiso naturalistico dove si può visitare il Musée Napoléon, che conserva busti, quadri, documenti, uniformi e arredi che ricordano quei giorni.

 

Luoghi e città segnate dal passaggio di Bonaparte

Tornando in Italia, oltre al duomo di Milano dove Napoleone si incoronò con una fastosa cerimonia il 26 maggio 1805, ci sono altri luoghi e città segnate dal passaggio di Bonaparte. Tra questi c’è Alessandria, che si sta preparando alle celebrazioni per il bicentenario con la rievocazione della battaglia di Marengo, lo storico evento, alle porte della città piemontese, che in poche ore cambiò la storia del mondo. Era il 14 giugno 1800 e Napoleone rimase sempre legato al ricordo di quella battaglia; in esilio portò con sé il mantello che indossava quel giorno e con cui si avvolse quando morì. Ogni anno Alessandria celebra l’evento storico con una spettacolare rievocazione della battaglia, con comparse che arrivano da tutta l’Europa indossando le uniformi e imbracciando i fucili dell’epoca. E’ possibile anche visitare il Marengo Museum (marengomuseum.it), presso la Villa napoleonica Delavo, dove si rivivono le suggestioni della battaglia con l’esposizione di opere d’arte, oggetti d’epoca, libri, documenti, mappe e materiali multimediali.
Ma anche a Roma c’è il museo Napoleonico della Fondazione Primoli dove sono raccolte preziose testimonianze di quel periodo napoleonico che, come un vento impetuoso, segnò la storia dell’Europa.

 

Waterloo, la fine di Napoleone

Infine c’è un luogo in Europa indispensabile per completare la storia di Napoleone: Waterloo, in Belgio, dove il 18 giugno 1815 si svolse la battaglia vinta dal Duca di Wellington e che segnò la fine di Napoleone. La sconfitta avvenne nella frazione di Mont-Saint-Jean, a 4 chilometri dal centro cittadino, e per la sua importanza storico-culturale l’intera area è stata trasformata in un parco. Qui 5 punti di osservazione permettono ai visitatori di ammirare i luoghi più importanti, seguendo gli stessi spostamenti di Napoleone e di Wellington nei momenti cruciali dello scontro e, attraverso alcuni pannelli didattici, scoprire i segreti delle strategie militari di entrambi gli schieramenti.
Ernesto Ferrero, nel 2000, vinse il premio Strega con il Suo Romanzo ‘Napoleone’. Ferrero, parlando del suo libro, osserva: “Sin dalla prima campagna d’Italia, cioè da quando lui ha la percezione esatta delle proprie potenzialità, è Napoleone stesso a rimanere colpito da se stesso. Alla verifica dei fatti scopre che nulla gli è impossibile. Arriva a duecento km da Vienna. Scopre che è diventato più forte del Direttorio, che si tratta solo di aspettare il momento buono e il potere è a portata di mano. E da quel momento, da quando arriva a Milano, costruisce scientificamente il proprio mito, tra l’altro pubblicando due giornali che ne esaltano le imprese. Fino a diventare un grandissimo manipolatore dell’opinione pubblica, un inventore del marketing di se stesso: migliaia di statuette, migliaia di immagini, oltre ai grandi ritratti del David. Tramite i suoi informatori anticipa addirittura i sondaggi, travestito va in giro per i mercati per catturare gli umori popolari”.
Ma la costruzione del consenso, dovremmo saperlo ormai, secoli dopo, da sola non basta. C’è bisogno della capacità di governo, dell’intuire ciò che il futuro vuole. C’è bisogno anche di qualche forma del genialità.

 

Il mito dell’eroe invincibile

Secondo Ferrero: “Per questa sua fulminea e acutissima conoscenza dell’animo umano, che è anche difficile da spiegare in un 27enne, come se avesse letto tutti i possibili classici, capisce subito che gli adulti hanno bisogno di favole, capisce il ‘potere stupefacente delle parole sugli uomini’. Utilizza l’arte, con cui segnerà i momenti epici della sua vicenda. Insomma, crea il mito dell’eroe invincibile, che è esattamente quello di cui il ‘mercato’ aveva bisogno, senza saperlo, come sempre accade per i grandi innovatori, i grandi inventori. E lo costruisce, come lui stesso dice esplicitamente, ‘con il buon governo’. Teorico della meritocrazia, apre le carriere ai figli del popolo perché dice, il talento non è ereditario”.

 

Il prototipo de populismo

A proposito di popolo, è scontato chiedersi se Napoleone sia stato anche prototipo dei leader ‘populisti’ che seguiranno. Per Ferrero: “In un certo senso la risposta è sì basta pensare a quando si appella direttamente al popolo francese, al ricorso ai plebisciti. Sentiva con sé, senza mediazioni parlamentari, il popolo, i contadini, e l’esercito, ma fino agli ufficiali, non i parigini che considerava inaffidabili, tuttavia sarebbe riduttivo inchiodarlo al cliché del demagogo, c’è da descrivere anzi il suo ‘buon governo’. Sin dal Consolato, il generale si rivela anche uno straordinario amministratore, un gestore della complessità: è l’uomo del Codice Civile, riforma l’amministrazione portando a far pagare le tasse chi prima non le pagava, ha l’ossessione del budget ‘neanche un franco va sprecato’, riforma la giustizia. Considerandosi un bravo matematico, un uomo che lavora sui numeri, sui fatti certi, crea l’istituto di statistica. Tutti i giorni fa una specie di fact checking molto preciso e i suoi ragionamenti e le sue decisioni sono sempre fondate sui documenti. È un grandissimo ministro della cultura, fa del Louvre il primo vero museo nazionale, e usa la cultura come arma politica come all’incontro di Erfurt, quando stupisce i sovrani d’Europa convenuti per ridisegnare gli assetti del continente, portando sette serate di grande teatro classico francese. Sbalordisce Goethe, che rimarrà impressionato da Napoleone anche dopo la sua caduta: ‘È come se fosse colpito da una continua illuminazione’, scriverà. Questa energia costruttiva stupisce i contemporanei ed è parte integrante della leggenda: questo non è solo un generale che vince, ma uno che fa le cose e che riesce a trasformare quel caos di macerie che era la Francia uscita dalla Rivoluzione in uno Stato moderno”.
Napoleone, uomo, stratega militare e politico, riuscì a rivoluzionare in poco tempo il mondo di allora sconvolgendo equilibri politici e sociali, lasciando un segno storico con importanti tracce alle quali si fa riferimento anche oggi.

 

Salvatore Rondello

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