sabato, 25 Settembre, 2021

Naspi 2021, come si calcola l’indennità di disoccupazione

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Personale della Croce Rossa Italiana
LIQUIDAZIONE TFR E TFS

L’Inps, con il messaggio del 16 luglio scorso, n. 2629, ha comunicato l’inizio delle operazioni di liquidazione del Tfs e del Tfr del personale della Croce rossa italiana (C.r.i.).
Con l’assegnazione delle risorse finanziarie e i conseguenti trasferimenti di fondi da parte del Ministero dell’Economia e delle Finanze e del Ministero della Salute, sono pervenuti all’Istituto i finanziamenti relativi alla quota di prestazione lorda maturata presso la Croce rossa italiana dal personale interessato dalla prima procedura di insinuazione allo stato passivo.
Con una successiva comunicazione – ha fatto sapere l’Ente di previdenza – saranno fornite alle strutture territoriali Inps le indicazioni operative per procedere alla liquidazione o riliquidazione del Tfs / Tfr in favore del personale della C.r.i.
Come noto la privatizzazione della Croce Rossa, avvenuta nel 2012, ha comportato la ricollocazione dei dipendenti presso pubbliche amministrazioni iscritte all’Inps, ai fini del Tfs / Tfr.
Considerato che il personale della C.r.i. non era iscritto alle Casse previdenziali gestite dall’Inps e che in occasione della ricollocazione presso le pubbliche amministrazioni non si è verificata la risoluzione del rapporto di lavoro, ai dipendenti sono state applicate le norme sulla mobilità (agli artt. 1 e 6, legge 29 dicembre 1988, n. 554 e artt. da 12 a 17, d.p.r. 22 marzo 1993, n. 104).
In questo contesto, l’Ente strumentale alla Croce rossa italiana (Esacri) ha quantificato, per ciascun dipendente, l’importo delle indennità di fine servizio e di fine rapporto maturate, senza poter provvedere al relativo versamento, a causa dello stato d’insolvenza dell’Ente. A seguito dell’attivazione della procedura di liquidazione coatta amministrativa, l’Istituto ha provveduto a richiederne l’insinuazione nello stato passivo.
Nei confronti degli ex dipendenti della Croce Rossa che sono stati collocati a riposo, l’Inps ha potuto finora provvedere a corrispondere la prestazione di fine servizio o di fine rapporto limitatamente al periodo di servizio coperto da iscrizione previdenziale all’Istituto, decorrente dalla data di trasferimento del lavoratore dalla Croce rossa italiana a un’amministrazione pubblica iscritta all’Inps, rimanendo sospesa la quota di Tfs / Tfr non riguardata dal trasferimento, da parte dell’Esacri, della quota maturata in precedenza.

 

Naspi 2021
COME SI CALCOLA L’INDENNITA’ DI DISOCCUPAZIONE

Come molti già sanno, La Nuova assicurazione sociale per l’impiego (Naspi) è una indennità mensile di disoccupazione, istituita dall’articolo 1, decreto legislativo 4 marzo 2015, n. 22 – che sostituisce le precedenti prestazioni di disoccupazione Aspi e Mini Aspi – in relazione agli eventi di disoccupazione involontaria che si sono verificati a decorrere dal 1° maggio 2015. La Naspi viene corrisposta su domanda dell’interessato.
La Naspi spetta, in particolare, ai lavoratori con rapporto di lavoro subordinato che hanno perduto involontariamente l’occupazione, compresi: apprendisti; soci lavoratori di cooperative con rapporto di lavoro subordinato con le medesime cooperative; personale artistico con rapporto di lavoro subordinato; dipendenti a tempo determinato delle pubbliche amministrazioni.
Una delle regole da conoscere per capire a quanto ammonta la Naspi erogata mensilmente è che l’importo dell’indennità di disoccupazione è calcolato in base alla storia retributiva del lavoratore. Nello specifico, per determinare l’ammontare riconosciuto ogni mese si considera la retribuzione media percepita dal lavoratore nei quattro anni precedenti alla richiesta della Naspi.
L’importo della Naspi 2021 è pari al 75 per cento della retribuzione media mensile ricevuta negli ultimi quattro anni, ma in sede di computo si applicano delle regole peculiari in considerazione dei limiti fissati dalla normativa.
Come si calcola l’importo
Per calcolare l’importo della Naspi 2021 bisogna dividere il totale delle retribuzioni imponibili degli ultimi quattro anni per il numero di settimane di contribuzione. Il quoziente viene infine moltiplicato per il numero 4,33.
I lavoratori che presentano istanza di disoccupazione avranno diritto ad un assegno pari al 75% della retribuzione media mensile, se inferiore al limite di 1.227,55 euro.
Per chi invece ha ricevuto retribuzioni di entità superiore a tale soglia, all’importo base del 75% bisognerà sommare un’ulteriore quota pari al 25% della differenza tra la retribuzione media mensile e l’importo di 1.227,55 euro.
In ogni caso, ciascun lavoratore non potrà ottenere un trattamento numerario mensile superiore ad una certa soglia, rivalutata annualmente sulla base delle variazioni all’Indice Istat e comunicata dall’Inps. Il limite massimo della Naspi 2021 è fissato a 1.335,00 euro.
Pagamento
La Naspi è corrisposta mensilmente, per un numero di settimane pari alla metà delle settimane contributive presenti negli ultimi quattro anni.
Ai fini della determinazione della durata non sono computati i periodi di contribuzione che hanno già dato luogo a erogazione di prestazioni di disoccupazione. Analogamente non è valutata la contribuzione che ha prodotto prestazioni fruite in unica soluzione in forma anticipata.
Requisiti e novità
Alle regole generali previste bisogna comunque affiancare le novità introdotte in considerazione dell’emergenza occupazionale ed economica causata dalla pandemia da Covid-19.
Unicamente per il 2021 è stato infatti sospeso il meccanismo di décalage, ossia il taglio del 3% mensile dell’importo riconosciuto a partire dal quarto mese di fruizione della Naspi.
L’innovazione è stata inclusa nel decreto Sostegni e, in sostanza sancisce che, se solitamente l’importo della Naspi si riduce progressivamente, per le indennità in pagamento dal 1° giugno e fino al 31 dicembre 2021 la decurtazione viene meno, salvo poi tornare ad applicarsi a partire dal 1° gennaio 2022.
L’avvio del nuovo anno porterà però ad uno sfoltimento importante della Naspi: l’importo spettante, a partire dal 1° gennaio 2022, verrà difatti determinato applicando il totale delle decurtazioni congelate nel secondo semestre dell’anno in corso.

 

Reddito di cittadinanza
DUE PERCETTORI SU TRE NON LAVORANO

Sono 3 milioni e 700mila i cittadini che finora hanno beneficiato del Reddito di cittadinanza: due terzi non sono presenti negli archivi Inps per gli anni 2018 e 2019 e non versano contributi, e sono inoltre distanti dal mercato del lavoro e difficilmente rioccupabili. Il restante terzo, che invece risulta presente, percepiva un reddito pari al 12% delle retribuzioni annue medie dei lavoratori del settore privato in Italia, e solo il 20% ha lavorato per più di 3 mesi nel corso del periodo precedente all’introduzione del sussidio.
Rdc, una leva contro la povertà assoluta
È quanto riporta il 20° rapporto annuale dell’Inps. La misura introdotta dal primo governo Conte è stata “uno strumento di inclusione sociale prima di tutto, una leva contro la regressione nella povertà assoluta”, ha spiegato il presidente dell’Inps. Insieme all’indennità di disoccupazione (la Naspi) e alla cassa integrazione in deroga per le imprese, ha ancora dichiarato Tridico, il Reddito è stato “una tutela contro il peggioramento delle condizioni di povertà e deprivazione nel periodo della crisi, fortunatamente introdotta prima della fase pandemica e rafforzata, nella sua copertura, dall’introduzione temporanea del Reddito di emergenza “.
Due terzi dei titolari non sono rioccupabili
I due terzi dei 3,7 milioni di beneficiari della misura, pari quindi a 2,4 milioni d’individui, non risultano presenti negli archivi Inps degli estratti conto contributivi negli anni 2018 e 2019, e sono quindi distanti dal mercato del lavoro “e forse non immediatamente rioccupabili” ha precisato Tridico. Il restante terzo, che invece risulta presente, rivela in media un reddito pari al 12% delle retribuzioni annue medie dei lavoratori del settore privato in Italia, e solo il 20% ha lavorato per più di 3 mesi nel corso del periodo precedente all’introduzione del sussidio, dipingendo quindi un quadro di considerevole esclusione sociale per gli individui coinvolti dalle misure.
“Il principale obiettivo del Reddito di cittadinanza, che è un reddito minimo a tutti gli effetti, rivolto anche ai lavoratori (un quarto dei percettori ha un lavoro), è il contrasto alla povertà“, ha detto Tridico, sottolineando che “la occupabilità dei percettori, purtroppo, è molto scarsa. Un gran numero di beneficiari di reddito o pensione di cittadinanza – una misura la cui erogazione è pari in media a 552 euro per intero nucleo familiare – è costituito da minori (1.350.000), disabili (450.000), persone con difficoltà fisiche o psichiche non intestatari di pensioni di invalidità, oltre a circa 200.000 titolari di pensione di cittadinanza. La distribuzione geografica dei beneficiari – più al Sud e nelle isole che al Nord, con in testa la Campania – per Tridico “non si tratta di un dato particolarmente sorprendente dato che queste regioni sono caratterizzate da bassa occupazione e forte incidenza della povertà“.

 

Carlo Pareto

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