giovedì, 6 Maggio, 2021

Navalny torna in Russia e viene arrestato per 30 giorni

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Alexey Navalny, il principale oppositore di Vladimir Putin, è stato arrestato nella giornata di ieri, non appena è atterrato l’aereo che lo portava da Berlino all’aeroporto di Sheremetyevo di Mosca.
Le forze di polizia russe lo hanno arrestato nel momento in cui l’attivista politico si è recato al controllo passaporti. Il blogger, che si trovava a Berlino per le cure necessarie a seguito del suo avvelenamento nell’agosto scorso, era in compagnia della moglie che ha avuto solo il tempo di baciarlo per poi essere prelevato dagli ufficiali del dipartimento operativo del Servizio penitenziario federale.
Nello stesso tempo, la manifestazione di sostegno organizzata nei confronti di Navalny, all’esterno dell’aeroporto, è stata dispersa dalla polizia con la forza.
L’udienza di convalida dell’arresto per il blogger russo, che è anche segretario del Partito Democratico del Progresso e presidente della Coalizione Democratica, è avvenuta nella stazione di polizia di Khimki, nei pressi della Capitale.
Il suo staff legale ha ricevuto ufficialmente una lettera di convocazione all’udienza, ma in realtà all’avvocato di Navalny, Olga Mikhailova, non è stato permesso di entrare all’interno del dipartimento di polizia dove si trovava il suo assistito.
In queste ore, giunge la notizia che il giudice del Tribunale del municipio di Khimki ha condannato il blogger Navalny a trenta giorni di arresto.
Risultano molto ambigue le motivazioni dell’arresto: formalmente, si accusa Navalny di aver violato, con la sua permanenza all’estero, le condizioni di una pena sospesa del 2014 a suo carico per appropriazione indebita, condanna da lui definita motivata politicamente.
A conferma di una persecuzione giudiziaria per motivi politici, le autorità russe omettono che il leader dell’opposizione democratica sia stato costretto a fuggire a Berlino, per sottoporsi alle cure necessarie (che erano state negate in Russia) per riprendersi dall’avvelenamento da Novichok, agente nervino già utilizzato per avvelenare, nel 2018, l’ex spia russa Sergej Skripal.
Navalny, consapevole del rischio di tornare a Mosca ma persuaso dalla necessità di proseguire la lotta nel suo paese, poco prima dell’arresto ha dichiarato: “Io sono qui e vi posso assicurare di essere felice, questa è casa mia. Tutti mi chiedono: hai paura? No, non ho paura. Passo la dogana con animo tranquillo, poi andrò a casa perché so che ho ragione ed esorto anche voi a non avere paura. Tutte le accuse contro di me sono fabbricate ad arte, la Corte di Strasburgo mi ha già dato ragione”.
A seguito della notizia dell’arresto, la comunità internazionale ha chiesto a gran voce la immediata scarcerazione. Per il presidente del Parlamento europeo, David Sassoli: “l’arresto di Alexey Navalny a Mosca è un’offesa alla comunità internazionale, all’Europa che ha contribuito a salvargli la vita. Chiediamo alle autorità russe il suo rilascio immediato. Siamo pronti ad invitarlo all’Europarlamento”.
Il presidente del Consiglio Ue, Charles Michel ha aggiunto: “La detenzione di Navalny all’arrivo a Mosca è inaccettabile. Chiedo alle autorità russe di rilasciarlo immediatamente”.
Alle dichiarazioni delle Istituzioni europee, si aggiunge la voce autorevole della Casa Bianca che si appresta a essere guidata dal ticket democratico Biden-Harris.
Il consigliere per la sicurezza, Jake Sullivan, ha dichiarato: “Il signor Navalny deve essere immediatamente rilasciato e gli autori dell’attacco oltraggioso alla sua vita devono essere ritenuti responsabili. Gli attacchi del Cremlino contro Navalny, non sono solamente una violazione dei diritti umani, ma un affronto al popolo russo che vuole che la sua voce venga ascoltata”.
In queste ore, in più di dieci città russe si stanno svolgendo sit-in e picchetti a sostegno del blogger anticorruzione.
Il pugno di ferro adottato dal Cremlino dimostra che Putin e i burocrati che lo sostengono nutrono una grande preoccupazione per il seguito popolare che Navalny acquisce ogni giorno di più.
Il risveglio dell’opposizione democratica all’autoritarismo di Putin, il rinnovato sostegno della Comunità internazionale con un nuovo protagonismo dell’amministrazione Usa, la crisi economica e l’inadeguata gestione della pandemia da coronavirus, permettono di rafforzare le ragioni e il consenso per il leader democratico e indebolire, sempre di più, il potere della “democratura” russa.

 

Paolo D’Aleo

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1 commento

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    Senza voler fare del “benaltrismo” devo dire che l” UE continua imperterrita in quella che e’ una delle proprie attivita’ preferite: il predicozzo presbite, quello che vede bene cio’ che e’ lontano e male cio’ che e’ vicino. L’Ue si straccia le vesti per quanto accade in Paesi come Russia, Iran, Venezuela e altri, e finge o quasi di ignorare la questione ungherese, e dico Ungheria ma tempo qualche anno, quando il cancro si sara’ esteso irrimediabilmente, sara’ la questione di tutto il gruppo di Visegrad. L’Ungheria e’ un Paese membro che da anni ormai scivola sempre piu’ verso una dittatura alla quale manca solo il crisma dell’ufficialita’. Cosa fa l’UE? Poco, troppo poco. Continua a prevalere la logica del profitto, secondo la la comodita’ di un mercato a basso costo vale piu’ di qualsiasi principio di democrazia, liberta’, diritti.

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