giovedì, 23 Settembre, 2021

Nencini al Parlamento EU: ho la coscienza apposto

0

NenciniLa rete Internet è, senza dubbio, un formidabile strumento che apre grandi possibilità e favorisce trasparenza e democrazia. Allo stesso tempo, però, si tratta di uno mezzo che nasconde insidie profonde e che può trasformarsi in un veicolo di manipolazione senza precedenti. Un esempio illuminante in questo senso riguarda il caso delle contestazioni che il Parlamento Europeo ha sollevato al Segretario del Psi, Riccardo Nencini, riguardanti il periodo della sua attività di parlamentare europeo.

Numerose, fantasiose ed incomplete sono le ricostruzioni mediatiche dei fatti che circolano sulla Rete: quando si cercano notizie a riguardo sui motori di ricerca, infatti, emerge soltanto la condanna del 4 giugno 2013 del Tribunale della Corte di Giustizia della Unione Europea. Una notizia che assume un valore specifico perché decontestualizzata rispetto ad un quadro molto più ampio e complesso.

Innanzitutto, è bene ricordare che, già nel 1999, fu proprio lo stesso Nencini a sollevare di fronte al Parlamento Europeo una richiesta di chiarimento di natura amministrativa rispetto alle modalità di registrazione degli assistenti della segreteria presso gli uffici parlamentari.

In merito Nencini ha vinto due cause: la prima presso il Tribunale di Firenze, con sentenza N. 965/2002. La seconda, presso la Corte d’Appello di Firenze, con sentenza N. 473/2003.

Difficile pensare che, se realmente Nencini fosse stato colpevole di un “reato”, avrebbe inviato una richiesta di chiarimento al Parlamento Europeo. ”Come ampiamente dimostrato in sede giudiziaria, i fondi percepiti per assistenza di segreteria sono stati devoluti interante agli assistenti – ha dichiarato Nencini –  attraverso un erogatore, previsto dalla legge, regolarmente registrato presso il Parlamento Europeo”.

Riccardo Nencini, in seguito alla sentenza emessa nel 2013, ha fatto nuovamente ricorso al Tribunale della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, perché ha ritenuto essere, gli addebiti del Parlamento Europeo, interpretazioni formali dei regolamenti e non accuse alla sua persona. Nello specifico le contestazioni riguardavano la registrazione presso gli uffici del P.E. dei soli assistenti (non tutti), che avevano accesso agli uffici parlamentari e la comunicazione della propria residenza.

Nel dettaglio si trattava di emolumenti incassati dagli assistenti dell’epoca, tutti regolarmente contrattualizzati tanto che, con propria nota in data 21 novembre 2007, il Segretario Generale del Parlamento Europeo Harald Romer scriveva: “in merito alla sua buona fede, le posso garantire che quest’ultima non è mai stata messa in dubbio”. I fondi citati venivano gestiti da un terzo erogatore regolarmente registrato presso il P.E. il quale, intervistato da Olaf (l’Ufficio antifrode della Ue, ndr), il 10 ottobre 2003, dichiarava: “tutti gli importi ricevuti dal P.E. per indennità di segreteria sono stati da me interamente versati per questa precisa funzione tramite assegni bancari e/o bonifici. Dei versamenti effettuati sono stati consegnati riscontri precisi a Olaf. Quanto a ciò, Olaf non ha mai sollevato alcuna contestazione”.

La seconda contestazione riguardava i rimborsi di viaggio per gli spostamenti tra Roma e Bruxelles in base ad un’interpretazione che ha già dato adito a contestazioni analoghe per altri europarlamentari sulla differenza tra residenza formale e domicilio lavorativo. Nencini diede regolare notizia al P.E. del cambiamento del proprio domicilio quando venne chiamato ad assumere incarichi di vertice nel suo partito  a Roma.

Redazione Avanti!

 

 

Condividi.

Riguardo l'Autore

Leave A Reply