martedì, 13 Aprile, 2021

Nenni, umanità e tanta intelligenza politica

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Nenni_legge_Avanti!È difficile parlare di Nenni, pur avendo avuto io con lui una lunga consuetudine. Spiccava, fra le sue caratteristiche, la sua grande intelligenza; poi l’inventiva e la vena poetica del suo scrivere, il senso del reale e del possibile, il grande coraggio fisico e morale.

Riconosceva di essere ambizioso, ma all’ambizione sapeva opporre i giusti limiti. Spartaco Cannarsa era un vecchio socialista che si dilettava a raccogliere i discorsi parlamentari o quelli pronunciati nei vari congressi del PSI e poi li pubblicava a proprie spese. Quando presentò a Nenni il suo centone sul “biennio rosso” Nenni corse subito a vedere l’indice dei nomi citati. “Ci stai, ci stai”, lo rassicurò Cannarsa. Ma quando ci fu il testa a testa con Saragat per la presidenza della Repubblica, Nenni mi confidò: “Vincerà Saragat, perché io sono soltanto ambizioso e Saragat, invece, è anche orgoglioso e non gli interessa niente al di fuori di se stesso”. Nenni avrebbe potuto vincere prolungando lo scontro fino a spaccare il debole partito di Saragat. Sull’ambizione prevalse il senso di responsabilità e si ritirò non senza grande pena.

Prima di pronunciare un discorso, Nenni pretendeva che qualcuno leggesse ciò che aveva scritto e spesso toccava a me perché era solito scrivere le sue relazioni nei fine settimana nella villetta a Formia acquistata con i soldi del ‘Premio Stalin’ e io a Formia ero quasi di casa.

Un giorno lo trovai impegnato in un’accanita partita di bocce. L’ultima biglia spettava a lui, un colpo difficilissimo, ma decisivo. Fallì per un’inezia. Mentre rincasavamo cercai di consolarlo. “Sei stato proprio sfortunato, hai giocato benissimo”. Mi si rivoltò come un cane: “Non mi importa niente di giocare bene, io voglio vincere!”.

Un’altra volta, alla fine del pranzo, mi offrì una pera che io rifiutai. “Non mangi una pera?!” mi rimproverò con il tono di chi ha desiderato mangiare una pera per tutta la vita…

Era un uomo di assoluta modestia. Non aveva mai soldi in tasca. Carmen, la moglie, gli metteva ogni giorno mille lire in tasca, ma lui non le trovava mai. Se ti invitava a prendere un caffè alla buvette (il bar adiacente al Transatlatico dentro Montecitorio ndr) potevi star sicuro che pagare toccava a te.

Vestiva senza alcuna pretesa. Per andare al Quirinale a giurare come vicepresidente del Consiglio si fece confezionare un abito da un sarto socialista rifugiato come lui in Francia. Era a quadretti e i quadretti dei pantaloni, mancando l’à plomb, gli giravano intorno alle gambe come le glorie di Traiano intorno alla sua colonna.

Quando si era fissato in testa un obiettivo non smetteva di battere finché non lo avesse raggiunto, costasse anche dieci anni di sforzi come è stato per portare un partito succube dei comunisti all’accordo con la DC; e ci riuscì senza rinunciare alla cultura marxista che il PSI ha abbandonato solo con la svolta di Craxi.

Nenni leggeva tutto e il minimo fatto di cronaca gli serviva per ribadire la sua tesi. A volte mi mandava articoli consistenti in un titolo, cinque righe di inizio e tre di conclusione: il resto – diceva – metticelo tu. Una volta mi mandò un discorso con una lunga tirata contro Saragat seguita da “vivissimi applausi”. Prima che il discorso fosse pronunciato Saragat disse qualcosa che piacque a Nenni e io ricevetti un singolare biglietto: “A pagina tot del discorso togliere vivissimi applausi”. Lasciò l’attacco ma non lo fece applaudire. Finezze ormai sconosciute.

La prosa di Nenni andrebbe studiata a fondo. Dietro ogni frase, la più banale, c’era il sentimento, la capacità di indurre pathos e sensazioni. Nel primo dopoguerra era stato capace di sconfiggere Serrati, che stava conducendo a Mosca le trattative per far confluire il PSI nel Partito Comunista con una sola frase: “Non si vende un partito come un fondaco da mercante”; ed era soltanto il redattore capo dell’Avanti!. Chiese il Congresso, lo ottenne e lo vinse.

Scrisse: “La repubblica o il caos” e ottenne la repubblica contro i riottosi comunisti e i cattolici che non si pronunciarono fino all’ultimo, inducendo a fare il referendum istituzionale ‘monarchia o repubblica’ assieme al voto per l’Assemblea Costituente. Un vero colpo da maestro.

Ma quello che non dimenticherai mai di Nenni è la riga colma di umanità, di dolore e di verità apposta sulla lapide della figlia Vittoria morta ad Auschwitz: “Eppure domani è un altro giorno”. C’è sempre un sole che torna a splendere sul più grande dolore che un uomo possa provare, ma non è un sole consolatorio, è l’obbligo di vivere nel dolore e col dolore. Non è prosa, è poesia.

Franco Gerardi 

Questo è il sesto di dieci brevi scritti lasciati per la pubblicazione da Franco Gerardi, già direttore dell’Avanti!, e affidati alla figlia Karen, nostra collaboratrice.
Già pubblicati:
1 – La politica ‘svelata’: Il water di Dossetti
2 – Il PSI e gli anni dei rubli. Una difficile autonomia
3 – Il PSI, De Mita <br> e la sinistra ‘str…a’
4 –
 La giustizia italiana e l’albero tagliato
5 – Il primo centrosinistra grazie a Moro e Nenni 

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