martedì, 3 Agosto, 2021

Netanyahu in svantaggio, ma non vince nessuno

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Questa volta Bibi dovrà inventarsi qualche altra sua diavoleria, come quella della staffetta, poi non mantenuta, della legislatura precedente, per essere riconfermato Premier. I risultati delle elezioni di martedì scorso non sono ancora definitivi (mancano i voti dei soldati degli ammalati di covid e degli ambasciatori esteri), ma con il 90% dei voti scrutinati si è verificata una situazione che vede la possibile coalizione con Netanyahu capo del Governo a 59 seggi e l’ipotetica nuova maggioranza dei partiti che non vogliono la sua riconferma, di svariato orientamento politico, a 61 seggi, maggioranza risicata con una Knesset, il Parlamento di Tel Aviv, che ne conta 120.

 

Scrutinio ancora da finire

Questo se il 10% dei voti non ancora conteggiato non cambierà la situazione presentando una sostanziale parità. La prima osservazione che balza agli occhi sarebbe quella che Benjamin Netanyahu non è riuscito nel suo prioritario intento: quello di assicurarsi la rielezione. Ciò anche se il suo partito, il Likud, è stato confermato come prima forza politica del Paese e la spaccatura avvenuta alla sua destra, provocata da Gideon Sa’ar, ha raccolto solo sei seggi. Neanche l’appoggio di Yamina, di Naftali Bennet, suo probabile alleato insieme agli scontati voti dei movimenti religiosi ultraortodossi gli sarebbe sufficiente.

 

L’alleanza dei suoi oppositori troppo variegata

Netanyahu finalmente fuori dai giochi dunque? Non è così. L’alleanza dei suoi oppositori risulta infatti troppo variegata politicamente per fare prevalere come unico motivo coagulante il rifiuto a rivederlo come Premier. In essa sono presenti i reduci centristi provocati dal disfacimento di Blu e Bianco con Yesh Adid di Yair Lapid che si è già proposto come nuovo leader forte dei suoi 17 seggi e Benny Gantz ridotto a otto deputati ma anche partiti estrema destra, laburisti, che hanno aumentato la loro presenza, estrema sinistra e gli arabi israeliani che dividendo la precedente Lista araba unità sono entrati in Parlamento con due partiti, Joint con sei seggi e Ra’am con cinque. Ed è proprio su questi ultimi, braccio dei Fratelli Musulmani, gli unici che per ora non hanno posto la condizione di non rieleggere Netanyahu, che potrebbero venire delle sorprese. Del resto  il Capo del Governo israeliano , negli ultimi mesi, grazie anche al supporto di Trump ha compiuto passi decisivi con la ripresa delle relazioni diplomatiche con vari Paesi del Golfo e con il congelamento dell’annessione dei territori colonizzati nella valle del Giordano. Vedere nella maggioranza che lo riconfermerebbe Premier l’ultra destra religiosa e un partito arabo sarebbe per Netanyahu un colpo da prestigiatore, incredibile fino a poco tempo fa.

 

Le carte di Bibi

Ma questa non sembra l’unica carta in possesso di Bibi visto le enormi differenze ideologiche tra i suoi oppositori. Dopo aver resistito agli influssi negativi derivatigli dall’apertura del suo processo per corruzione, Benjamin Netanyahu si sta muovendo con la consueta spregiudicatezza e autorevolezza contando anche sul fatto che, in mancanza di una soluzione a lui favorevole potrebbero aprirsi le porte a nuove (le quinte di seguito) elezioni anticipate con la relativa stanchezza di tutti ma non di lui che avrebbe facile gioco a dimostrare ai cittadini israeliani che senza la sua guida il Paese è ingovernabile.

 

Alessandro Perelli
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