martedì, 15 Giugno, 2021

Netanyahu non ce l’ha fatta. Mandato esplorativo a Lapid

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Benjamin Netanyahu non ce l’ha fatta. Il 5 maggio scadeva il termine per il mandato affidatogli dal Presidente della Repubblica Reuven Rivlin per formare un nuovo Governo dopo le elezioni anticipate (le quarte in due anni) che lo avevano confermato come primo partito il Likud con trentuno seggi in una Knesset che ne conta 120. Ma con l’appoggio dei partiti religiosi di destra Netanyahu non aveva raggiunto la maggioranza assoluta del Parlamento. Gli sarebbe servito anche la disponibilità di Yamina, movimento di estrema destra di Naftali Bennet determinante con i suoi sette seggio, ma a nulla sono valsi i tentativi in questo senso in quanto partivano dalla rivendicazione del Premier uscente di continuare a recitare la parte del numero uno, parte che Netanyahu interpreta ormai ininterrottamente da dodici anni. Ecco che allora, dopo la sua rinuncia, Rivlin ha fatto quello che tutti si aspettavano conferendo un nuovo mandato esplorativo a Yair Lapid, leader di Yesh Atid, secondo partito del Parlamento e facente parte di quella eterogenea coalizione che ha, come principale se non unico collante ,quello di creare un ‘ alternanza alla persona di Netanyahu. Lapid, 57 anni, giornalista, avrà anch’ esso ventotto giorni di tempo per riuscire a aggiungere ai 17 del suo movimento i voti parlamentari necessari a fare approvare la sua proposta di Esecutivo. In questo momento la frase latina ” Qui gladio feriti, gladio perit”, opportunamente adattata in ” Chi di staffetta colpisce, di staffetta perisce” sembra riprodurre quello che in Israele potrebbe accadere nei prossimi giorni. Infatti l’ escamotage ideato da Netanyahu nella precedente legislatura che gli aveva permesso di chiudere l’ intesa (poi non mantenuta) con Benny Gantz, potrebbe ora ripetersi a suo sfavore. Lapid ha già proposto a Bennet, vero ago della bilancia, la rotazione a livello di Premier. E pare addirittura che sia disponibile a farlo iniziare per chiudere la trattativa. Nei prossimi giorni si comprenderanno le reali possibilità di questa intesa che per realizzarsi avrà comunque bisogno anche del placet degli altri partiti coinvolti ,forze eterogenee ma tutte anti Netanyahu. Il quale ovviamente non sta con le mani in mano aspettando gli eventi e rendendosi conto ,forse per la prima volta, che la sua parabola possa volgere al termine. Conoscendo la motivazioni politiche di estrema destra di alcuni degli eletti di Yamina ,sta cercando di convincerli a non assecondare un eventuale assenso di Bennet alle offerte di Lapid , facendo mandare i numeri necessari per l’ approvazione del nuovo Esecutivo. Ma un Governo stabile sembra indispensabile per Israele in un momento in cui, superata brillantemente la fase più acuta della pandemia da coronavirus, oltre alla situazione economica, vi è da gestire una fase internazionale non facile , in parte provocata dal cambio di Presidenza Usa, in parte dalle nuove tensioni con l’ Iran, in parte dai nuovi raid aerei sulla Siria, in parte dalle ulteriori tensioni con i palestinesi durante il Ramadan. E se Lapid dovesse fallire, diverrebbe realtà lo spettro di nuove elezioni anticipate che costituirebbero un vero record . Sarebbero le quinte in un anno e mezzo. Anche per uno Stato con le istruzioni democratiche ben consolidate come Israele sarebbe francamente un po’ troppo.

 

Alessandro Perelli

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