domenica, 28 Novembre, 2021

Nicaragua, Daniel Ortega e la farsa delle elezioni

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Sembra di assistere al solito cliché: le dittature comuniste nell’America Latina nascono da sacrosante rivolte contro regimi illiberali e opprimenti per le classi più povere ma poi si trasformano superando nella negazione della democrazia gli stessi Governi che hanno abbattuto. Così è stato anche in Nicaragua, dove dopo le elezioni farsa del 7 novembre, Daniel Ortega, a 76 anni, è stato eletto per la quarta volta Presidente. Prima incarcerato dal regime somogista (per aver rapinato a scopo di autofinanziamento la Bank of America di Managua) e poi liberato in seguito a uno scambio di prigionieri con i rivoluzionari sandinisti, Ortega era diventato Presidente nel 1995 in seguito alla vittoria del movimento rivoluzionario. Eletto ufficialmente nel 2007 è riuscito via via ad instaurare una vera e propria feroce dittatura (anche dinastica considerano che la moglie è Coopresidente), facendo degli Stati Uniti il Paese da combattere accusandolo di intromissioni nella politica interna e di tentativi di restaurare il capitalismo a fronte della sua “lotta rivoluzionaria”. In realtà negli ultimi anni Ortega ha usato le forze militari proprio contro le proteste e le rivolte popolari che si sono susseguite nel Paese con la gente costretta alla fame per la perdurante crisi economica. Le centinaia di vittime delle manifestazioni contro le sue decisioni in merito alla sicurezza sociale hanno mostrato il vero volto repressivo del suo regime. Che Ortega più che al suo popolo mirasse solo alla conservazione del poter lo si era capito nel 2009, quando con una modifica della Costituzione aveva eliminato il limite di due mandati per la Presidenza. Ma quanto accaduto negli ultimi mesi, con l’arresto durante la campagna elettorale di quasi tutti gli altri candidati con l’accusa di tentativo di sovvertire l’ordinamento dello Stato, dimostra quanto le recenti elezioni che lo hanno riportato fino al 2027 alla carica di Presidente del Nicaragua, possano essere definite una vera e propria farsa. In questo senso si sono già espressi l’Alto rappresentante dell’Unione Europea Josep Borrell che ha parlato di una deriva autocratica e il Presidente americano Joe Biden che ha negato la validità del voto fasullo di domenica sette. A difendere Ortega sono rimasti guarda caso Cuba e il Venezuela, il cui Presidente Nicolas Maduro, ha salutato nel trionfo del Presidente nicaraguense la vittoria del popolo contro l’interventismo Yankee e la consacrazione degli obiettivi rivoluzionari. I dati ufficiali hanno assegnato al partito di Ortega e dalla moglie il 75% dei voti rispetto a una percentuale del 65% dei votanti. Dati smentì da tutti gli osservatori internazionali che invece fanno notare la grande disaffezione al voto dei cittadini e il fatto che siano mancate le più elementari regole democratiche per lo svolgimento delle elezioni. Ma tant’è: Daniel Ortega, per altri cinque anni, potrà, con la moglie, dirigere un Paese soffocando con la repressione e il sangue gli aneliti di libertà contro il perpetrarsi della dittatura comunista e completare la sua metamorfosi da rivoluzionario in difesa dei diritti popolari a spietato dittatore per tutelare i suoi interessi e il suo potere. Nuove sanzioni sono state decise da USA, Regno Unito e Canada e proprio ieri Joe Biden ha vietato l’ingresso dei membri del Governo del Nicaragua, considerato illegittimo, nel territorio americano.

Alessandro Perelli

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